Se la moto italiana diventa cinese

Riflessioni dopo l’annuncio del passaggio del 100% della proprietà della Moto Morini alla cinese Zhongneng Vehicles Group Co Ltd. Un marchio sconosciuto a noi, ma già molto forte in Oriente. La storia recente vede diversi marchi storici dell’automotive rinati grazie alla linfa vitale dei capitali e dello spirito imprenditoriale cinese, un fatto che induce a ben sperare per il futuro della Morini, senza temere una presunta perdita di italianità

Con gli occhi del mondo puntati sul Salone Motociclistico di Colonia, Moto Morini e la cinese Zhongneng Vehicles Group Co Ltd rubano la scena, annunciando il cambio di proprietà del marchio italiano. La famiglia Jannuzzelli ha ceduto il 100% della Moto Morini a questo sconosciuto (per noi) gruppo cinese, che produce principalmente scooter, ma anche automobili.
La notizia rimbalza sui social. In molti si stracciano le vesti, per l’ennesimo baluardo di italianità che alza bandiera bianca. Ma cos’è che rischiamo di perdere?

Se c’è un qualcosa che potrebbe rientrare nell’italianità, questo è il design. Il gusto per un determinato tipo di bello. Ma non ce l’abbiamo solo noi. E non mancano i designer stranieri che lavorano per case italiane. Insomma, le Moto Morini sono belle, difficile che il nuovo corso le cancelli per farle diventare meno attraenti, no?
C’è poi un’italianità nel carattere del prodotto. Perché si fa abitualmente riferimento a determinate scelte tecniche caratteristiche, a cominciare dall’architettura del motore o della ciclistica, per passare alla componentistica.
Però è sotto gli occhi di tutti che ormai c’è una globalizzazione dei lavoratori e dei cervelli, non solo dei prodotti. Nei reparti R&D lavorano ingegneri che provengono da varie parti del mondo. Persone che quando sono state assunte hanno ricevuto una formazione e un indirizzo preciso dalla casa, relativamente alla necessità di continuare a lavorare nell’ambito della tradizione del marchio.
La tradizione del marchio, ecco! Questo si che può essere importante! Chi compra un’azienda di solito lo fa per farla crescere. E difficilmente butta quanto di buono era stato fatto prima. Quindi, anche da questo punto di vista, come già per il design, dovremmo stare tranquilli.

Invece c’è un altro nodo – questo si!- fondamentale. E non è l’italianità, bensì la forza lavoro. La speranza è che la nuova proprietà mantenga la linea produttiva della Moto Morini in Italia, continuando a garantire l’occupazione delle persone che a oggi vi lavorano.
Sarebbe importante per molti aspetti. Il primo è il rispetto del lavoro e della dignità delle persone. Il secondo è che continuare a far produrre le Moto Morini a chi le ha fatte fino a oggi, sarebbe garanzia di continuare in un solco positivo.
Certo, non mancano gli esempi in passato di aziende passate di mano che hanno dismesso il vecchio sito produttivo. L’esempio più recente in campo motociclistico è l’Husqvarna, che da Cassinetta d’Adda è finita in Austria, una volta acquisita dal Gruppo facente capo a Stefan Pierer, il boss della KTM.
Tornando alla Moto Morini, per ora abbiamo solo le rassicurazioni del comunicato stampa emesso dalla famiglia Jannuzzelli, ma bisognerà attendere che si insedi la nuova proprietà.

Gli esempi di precedenti interventi di altre aziende cinesi nel settore automotive dovrebbero però confortarci. In campo automobilistico il Gruppo Geely ha salvato sia la Volvo che la Lotus, dando loro un respiro più globale, senza andare a scapito delle linee produttive preesistenti. La Benelli addirittura sta rifiorendo, proprio grazie alla proprietà cinese (siamo ancora nell’ambito del Gruppo Geely). A Pesaro si continuano a produrre piccoli lotti delle tre cilindri, non più omologate per il mercato europeo, ma vendute in Asia. Mentre in Cina si producono le nuove moto, che però vengono disegnate e sviluppate in Italia. Una formula che funziona.

Del resto la Cina, oltre ad avere una indubbia capacità imprenditoriale, ormai ha anche una propria tecnologia raffinata. Stiamo parlando di un Paese che ha una stazione spaziale orbitante. E che vede collegate le sue due principali città, Pechino e Shangai, con il “treno proiettile” più veloce del mondo fra quelli già in servizio (350 km/h).

Se poi si guarda ai marchi occidentali di proprietà cinese, non possiamo non notare come l’azionista di maggioranza (45%) della Pirelli sia la ChemChina, con un presidente unico per entrambe le società, Ning Gaoning. E sono cinesi anche altri marchi molto noti, al di fuori del settore automotive. Motorola, il ramo elettrodomestici di General Electrics, Club Med, Miss Sixty, Wiko; solo per citarne alcuni.

Dunque, questo arrivo della Zhongneng, società che vende valanghe di scooter in Asia, ma che è anche già solidamente presente in Nord America, va probabilmente visto con ottimismo. Probabilmente, oltre all’iniezione di capitali, saprà dare alla Moto Morini nuovi sbocchi commerciali. E potrà portare nuovi modelli in segmenti differenti. Quali? Mettetevi seduti, la domanda in arrivo potrebbe scioccarvi. Pronti?

Fra quanti anni sarà lecito pensare a una Moto Morini elettrica? Oggi sembra un sacrilegio e state pensando di abbandonare questa pagina, ma fra una manciata d’anni il futuro probabilmente sarà quello. E i cinesi sono decisamente avanti.

Se parliamo di elettrico, l’esempio immancabile è quello degli autobus prodotti dalla multinazionale (cinese manco a dirlo) BYD. Nel mondo ne ha già prodotti e venduti oltre 50mila. In Italia ne troviamo già in servizio 20 a Torino, 3 a Novara, 2 a Milano e 4 a Padova. Ne stanno arrivando altri in altre città. A Londra ce ne sono in servizio 51 nella configurazione da 12 metri e 4 a due piani. Altri sono in Norvegia, ma nella versione da 18 metri. O in Olanda. E qualcosa della BYD potremmo averlo in tasca in questo momento, visto che la stessa azienda produce batterie al litio per moltissimi marchi di telefonia mobile.

È la globalizzazione, e noi non possiamo proprio farci nulla. Ma non è detto che sia un male in sé.

 

Di seguito, il comunicato stampa della Moto Morini

LA SOCIETÀ AUTJANN SRL ANNUNCIA LA CESSIONE DEL 100% DEL CAPITALE SOCIALE DI MOTO MORINI SRL A ZHONGNENG VEHICLE GROUP CO., LTD.

Autjann è la holding di partecipazione della famiglia Jannuzzelli, che investe in realtà italiane che abbiano un marchio o un prodotto tipico, con lo scopo di creare o aumentare il valore delle stesse grazie anche ad un’attività gestionale molto spesso diretta.

Il dottor Ruggeromassimo Jannuzzelli, rappresentante dell’azionista e Presidente uscente di Moto Morini, dichiara di aver raccolto, con l’offerta di Zhongneng Vehicle Group, un’ottima opportunità per il futuro dell’azienda e dello storico marchio italiano.

“Dopo che nel 2015 la mia famiglia, tramite Autjann, è diventata proprietaria del 100% del capitale della società in concomitanza con il debutto logistico dell’azienda Moto Morini nella provincia di Pavia alle porte di Milano, è iniziato dapprima un percorso di sviluppo delle moto per l’adeguamento alla normativa Euro4, subito dopo quello della creazione di modelli nuovi adeguati all’attuale mercato; da cui sono nate la Corsaro ZZ, la Corsaro ZT, la Milano e la nuova Scrambler. Oltre a questa attività, per tre anni abbiamo lavorato alla creazione di valore del brand e dei prodotti per portarli nella fascia alta di mercato per qualità, modalità di costruzione e prestigio. Ora raccogliamo i frutti di questo lavoro lasciando il testimone ad un gruppo industriale privato cinese che è già presente con i suoi prodotti in Europa e nel mondo.

Il dottor Chen, Presidente di Zhongneng Vehicle Group, ha grandi progetti per incrementare l’attività dell’azienda che rimarrà sul territorio italiano. Progetti che riguardano sia gli attuali prodotti che nuovi modelli anche di cilindrate differenti. Siamo certi di affidare Moto Morini, i suoi dipendenti, i suoi fornitori ed i suoi affezionati clienti ad una realtà industriale importante che farà crescere bene l’azienda.”

Home Forum Se l’industria europea della moto diventa cinese o indiana

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    • #11151
      Mastic
      Amministratore del forum

      Uso una discussione preesistente, che viene messa in coda a diversi articoli, perché il tema è il medesimo: quello delle partnership commerciali o addirittura delle acquisizioni di industrie storiche del settore moto da parte di colossi asiatici. L’articolo originario era sull’acquisizione della Moto Morini. Ora questa discussione si trova in coda anche all’articolo sulla partnership globale fra Triumph e Bajaj. (Mastic).

      Abbiamo già discusso più volte questo tema, ma oggi mi ha colpito leggere molti commenti negativi anche da parte di persone che vivono nel nostro mondo.
      Sarà per il fatto che mi sento cosmopolita, sarà perché non si può fare nulla contro questo cambiamento, ma io non sono spaventato né scandalizzato dal fatto che la Moto Morini diventi cinese. Sono preoccupato per i lavoratori, questo si, che probabilmente ora sono spaventati dalla possibilità di perdere il loro impiego. Ma la storia dell’impegno di aziende cinesi in altre case induce all’ottimismo.
      Date un’occhiata al mio articolo e dite la vostra

    • #11155
      zio franco
      Partecipante

      Ma insomma siamo ancora a questi discorsi da sovranisti ?

      Se non c’è riuscito di tenerla viva ben venga chi lo vuole fare,che siano Cinesi o Marziani
      Niente è per sempre e tutto è reversibile
      Forse che tenere Alitalia è stato un affare ? Forse che perdere Ducati o Lamborghini è stata una maledizione ?
      Forse storgono il naso pensando ai Cinesi del secolo scorso,forse molti pensano ai prodotti dozzinali di un paese in via di sviluppo,ma ci stiamo sbagliando,quelli adesso siamo noi se non ci apriamo al mondo sfruttandone le potenzialità specifiche
      L’autosufficenza predicata non è più possibile
      Nel settore moto forse la Francia è meno “motociclista” di noi ? affatto,eppure non ha tradizione industriale in tal senso
      Ma gli esempi si sprecano,l’ultimo è proprio la Benelli,a quest’ora era morta e sepolta,invece col Leoncino ad esempio,e ne trovate l’argomento proprio su queste pagine, è rinata con un prodotto maturo ma accattivante,economico ma piacevole,efficace e moderno

      Fosse così per tutte quelle “italianità” lasciate al loro destino,salvo poi gridare al tradimento quando l’interesse viene da oltre frontiera
      Penso a Laverda,ma penso anche ad MV andata a prostituirsi in tre continenti prima di tornare (con la coda tra le gambe) in terra Italiana

      Niente è per sempre ma ci vuole il coraggio,e qui nello stivale non ce n’è più

    • #11157
      Anto
      Moderatore

      Se non mi avessero detto che la mia Benelli era assemblata in Cina non ci avrei mai creduto, esempio lampante di come il “made in Cina grossolano e fatto male” ormai è solo un vecchio ricordo, certo ci sarebbero lievi margini di miglioramento ma almeno il marchio è salvo e poco importa se la manodopera sia cinese e la mente in Italia

    • #11168
      MT
      Partecipante

      Io da qualche tempo ho un dubbio shakespeariano

      È piu italiana una Fiat polacca, o una Honda abruzzese ?

      • #11170
        Mastic
        Amministratore del forum

        😀

    • #15213
      Mastic
      Amministratore del forum

      E anche MV è caduta nella tentazione dell’accordo con un colosso cinese.
      È di oggi l’annuncio della partnership fra la casa di Schiranna e il colosso Loncin. E se da un punto di vista tecnologico la MV appare essere avanti anni luce, dal punto di vista economico Loncin spaventa, con il suo milione di pezzi l’anno prodotti.
      E non pensate che non abbiano comunque la tecnologia, perché dal 2005 a oggi Loncin ha prodotto per BMW oltre 100mila mezzi fra i 350 e gli 850 cc. E ovviamente attraverso queste partnership è indubbio che si acquisisca know-how.

      • #15214
        zio franco
        Partecipante

        Nessun pregiudizio assolutamente,anzi era auspicabile e lo sarà sempre più visto come siamo messi ad imprenditoria in Italia
        D’altronde dopo la Malesia con Petronas,dopo gli USA con Harley,dopo Mercedes addirittura,chi altri tenteranno di spolpare ?

        Se come già accade maestranze e stabilimenti rimarranno dove sono ed è solo un cercare nuovi sbocchi nelle piccole cilindrate che fanno grandi numeri per rimanere presenti nel settore di nicchia delle special ad alto contenuto tecnologico,ben venga chiunque
        Altro sarebbe ridursi a produzioni al ribasso tanto per campare e salvare le Ferrari in garage del figlio di Papà

    • #15216
      MT
      Partecipante

      Loncin è un nome che mi pare di aver già sentito, ah no era leoncino.
      Nessun problema se si tratta di rilanciare la nostra industria, mi pare che lambo- ducati ne sia un esempio, penso che il vero scandalo sia il contrario, soprattutto nella moda, con produzioni cinesi a basso costo e rivendute, come MADE IN ITALY, solo per aver attaccato l etichetta da noi, a prezzi da gioielleria

    • #15224
      Anto
      Moderatore

      Loncin è un nome che mi pare di aver già sentito, ah no era leoncino.

      😁😁😁😁😁 Non so se eri te o un altro che prima di partire per il giro del Castellina toccavate per saggiare la consistenza delle frecce del mio italocinese Leoncino e facevate la faccia schifata 😂😂

      • #15226
        Fuzz
        Partecipante

        Non ero io…altrimenti la avrei come portachiavi 🙂

      • #15229
        MT
        Partecipante

        No io guardavo la catena durante una sosta

    • #15238
      sec
      Partecipante

      beh… per carita’, niente scatti di nazionalismo, ma io su queste operazioni qualche riserva ce l’ avrei. Non metto in dubbio solidita’ e competenze degli imprenditori asiatici, assolutamente. Peraltro, parlucchiavo benino della Benelli, nell’ altro thread. E’ solo che non mi convince appieno questo usare altri marchi – spesso morti o in enormi difficolta’ – come mero trampolino commerciale: se hai soldi, competenze ed idee, fondati un tuo marchio, no? Parti da zero, tabula rasa, e scolpisci il tutto con la tua personalita’.
      … e poi, dai, non e’ che abbiamo ‘salvato’ la Ducati. La Ducati di oggi non c’entra molto con quella degli anni andati. Non c’e’ continuita’. Ne’ filosofica, ne’ estetica, ne’ tecnica. Via i tralicci, poi i due cilindri… insomma, la moto piu’ venduta e’ una saltafossi! La Ducati e’ morta anni fa, quella di oggi e’ un’ altra casa, semplicemente si chiama con lo stesso nome. Il che, appunto, mi sa un po’ di presa per i fondelli: si vede lontano un miglio che sono due “mani” differenti.
      Quindi, si. bene che si salvi una fabbrica e relativi lavoratori ma e’ la politica commerciale che mi fa un po’ storcere il naso, anche se capisco che per salvare fabbrica e lavoratori non c’e’ alternativa.
      Potra’ piacermi una Morini, ma se succedera’ sara’ per sue caratteristiche intrinseche, non perche’ si chiamera’ Morini.

    • #16903
      Mastic
      Amministratore del forum

      Visto il nuovo comunicato di Triumph e Bajaj? Ampliano la loro partnership, sviluppano modelli in comune, creano piattaforme più razionali per costruire le moto e si rappresentano vicendevolmente nei mercati.
      Interessante, e io sono colpito dalla potenza di Bajaj.
      Date un’occhiata QUI!

    • #16905
      Anto
      Moderatore

      Per esperienza, vista la mentalità molto limitata e poco flessibile di tanti motociclisti, dopo le “cinesate” avremo molti musi storti di fronte ad “Indianate” senza possibilità di fare discussioni ragionevoli e costruttive.

      Io sono favorevole a queste collaborazioni, ne vale della offerta più vasta di modelli per il mercato e per nuovi motociclisti e per favore non venitemi a dire “che la moto deve avere una personalità e un’anima che in queste porcherie non c’è”… che ci stiamo rincoglionendo….che non esistono più i motociclisti di una volta…

      • #16906
        Mastic
        Amministratore del forum

        Mah, difficile che parlino di indianate ora.
        Si parla di marchi pesanti, come Triumph e KTM. Oltre che Harley, che a sua volta il piede lo ha messo sia in India che in Cina. O di BMW, che ha fatto la stessa cosa.

      • #16907
        zio franco
        Partecipante

        avremo molti musi storti di fronte ad “Indianate”

        Ci sono stati e ci sono ancora per Ducaudi tedesca o la MV Russa figurati per gli Indocinesi !

        Io rimango seduto in riva al fiume a vederli passare tutti 😉

        … che ci stiamo rincoglionendo….

        Io di sicuro,ed ho la scusante dell’età,per questo candidamente penso ancora con la pancia

    • #16916
      Fuzz
      Partecipante

      Anto wrote

      .che ci stiamo rincoglionendo e che non esistono più i motociclisti di una volta…

      Delle volte 🙂 anche un orologio rotto azzecca l’ora!
      Bravo, riconosciuto il “male” adesso non ti resta che trovare la cura.

      • #16917
        Anto
        Moderatore

        Preferisco rimanere malato ma contento 😘

    • #16918
      Bobpezzadoo
      Partecipante

      Il problema non sono le partnerships con colossi asiatici ma lo standard che vogliono tenere, i coreani sono i migliori costruttori di auto al mondo, i giapponesi di moto, poi però se in europa si decide di fare qualcosa con i controcazzi non ce n’è per nessuno.

      La Cina è in grado di produrre moto di serie al livello attuale europeo. Tutto si gioca su quale campo si gioca la partita, è logico che se si sceglierà il prezzo la qualità non possa essere eccelsa.

      I meccanici che lavorano personalmente sulle moto sporchi di grasso sono un ricordo che nessuno potrà mai toglierci…. ma rimane un ricordo oggigiorno

    • #16977
      zio franco
      Partecipante

      Quando invece si ostina al nazionalismo il rischio è quello di far spazio a chi se ne approfitta

      Segnalato da Stinger e grazie a lui ed al Guardian

      Norton in amministrazione controllata

      https://www.theguardian.com/business/2020/jan/30/taken-for-a-ride-how-norton-motorcycles-collapsed-amid-acrimony-and-scandal

      In poche parole Norton è stata rilevata nel 2008 da un certo Garner che con vari “movimenti” di capitale ed aiutini dal governo e da quelli che si è poi scoperto,dei veri truffatori,ha rimesso insieme la produzione
      Il grosso dei finanziamenti è arrivato dai fondi pensione degli Inglesi,cifre folli

      Quei risparmiatori erano stati persuasi da un truffatore a trasferire i loro fondi pensione dai piani pensionistici convenzionali durante il 2012 e il 2013. I loro soldi sono stati poi rinchiusi per cinque anni in tre nuovi piani pensionistici controllati da Garner – dove il denaro è stato investito in una sola attività : Condivisioni Norton.

      • Dozzine di titolari di pensioni stanno ora accusando Garner di ignorare le ripetute richieste di restituzione dei loro fondi pensione – anni dopo che sono trascorsi i periodi di blocco che hanno impedito loro di accedere al proprio denaro.

      • Milioni di sterline in prestiti sostenuti dal governo e approvazioni ministeriali sono stati dati a Norton, il che ha migliorato la credibilità dell’azienda e del suo proprietario.

      • Lunghi ritardi nelle consegne promesse di motocicli Norton – che possono costare fino a £ 44.000 ciascuno – nonostante i clienti affermino di aver versato depositi e talvolta persino il prezzo di acquisto completo.

      • Un prestito di 1 milione di sterline ricevuto dall’azienda motociclistica nel 2008, derivante direttamente dal ricavato di una frode fiscale, per la quale due soci Norton di vecchia data sono stati condannati nel 2013.

      Nel luglio 2015, l’allora cancelliere George Osborne dichiarò che il piano economico a lungo termine del suo governo era “tutto incentrato sul sostegno a marchi britannici di successo come Norton”, mentre visitava la fabbrica del Leicestershire per annunciare una sovvenzione governativa di £ 4 milioni a Norton e 11 di i suoi partner della catena di fornitura.

      Quattro anni prima, il segretario commerciale dell’epoca, Vince Cable, aveva annunciato un prestito sostenuto dal governo da £ 625.000 da Santander a Norton e aveva detto che sperava “che molte altre aziende siano ispirate da ciò che Norton otterrà attraverso questo finanziamento”.

      Solo 13 mesi fa, anche Stephen Barclay, il segretario della Brexit, ha visitato la fabbrica. Ha descritto Norton come un “grande affare, un grande marchio”.

      Ora che la società è caduta in amministrazione, con i commercialisti BDO nominati mercoledì per gestire i suoi affari, sembra ancora più improbabile che questa storia finisca felicemente per i possessori di fondi pensione e clienti.

      Amen

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