I chilometri insegnano davvero? Sì, ma non sempre ciò che crediamo
Nei giorni scorsi su Motosintesi.it è apparsa una riflessione dal titolo “Andare in moto si impara una volta sola?”. Il sottotitolo sarebbe stato: “o è opportuno fare più corsi differenti nel tempo? Un tema sul quale ogni motociclista, prima o poi, dovrebbe fermarsi a riflettere
L’amico Salvatore Caputo nei giorni scorsi ha dedicato un articolo ai corsi di guida moto sul suo sito, Motosintesi.it. Lo ha fatto rilanciando una domanda: un corso di guida basta per imparare ad andare in moto? E l’esperienza di guida ci dà tutte le cognizioni necessarie per diventare buoni motociclisti?
La sua conclusione è semplice e condivisibile: l’esperienza è fondamentale, ma da sola non garantisce di aver imparato la tecnica più efficace e sicura.
Aggiungerei un tassello: l’esperienza insegna. Ma non sceglie cosa insegnarci.
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Il ruolo (e a volte l’inganno) dell’esperienza in moto
Ogni volta che saliamo in moto registriamo continuamente il risultato delle nostre azioni e ne facciamo tesoro, costruendo consapevolezze e automatismi. Un processo straordinario che ci permette di guidare in modo sempre più naturale, senza dover pensare consapevolmente a ogni gesto.
Attenzione però: il nostro cervello non distingue automaticamente ciò che è corretto dagli errori che non ci hanno portato all’incidente per pura coincidenza.
Se entro in curva con una tecnica poco efficace, ma per fortuna o per margine disponibile non succede nulla, il cervello tenderà a considerare quella scelta come accettabile. Se ripeto lo stesso comportamento cento, mille volte, senza avere mai incidenti, anche solo per pura fortuna, quell’errore smetterà di sembrarmi un errore e diventerà il mio modo “normale” di guidare.
Ecco perché tanti motociclisti con decine di migliaia di chilometri alle spalle scoprono durante un corso di avere margini di miglioramento che non immaginavano. Non perché abbiano guidato male per anni. Ma perché nessuno aveva mai fornito loro un punto di vista esterno.
L’esperienza è un insegnante eccezionale, ma ha un limite: non corregge da sola le interpretazioni sbagliate. Può consolidare una tecnica efficace, ma può consolidare con la stessa facilità anche un’abitudine poco efficiente o addirittura pericolosa.
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L’utilità della formazione alla guida
Per questo la formazione non dovrebbe essere vista come qualcosa che serve solo ai principianti. Chi inizia con un corso costruisce le basi. Chi guida da molti anni ne sfrutta invece un’altra opportunità: mettere in discussione ciò che considera ormai scontato, con l’obiettivo di migliorarsi.
Ed è spesso proprio in questo momento che avvengono i miglioramenti più interessanti.
Frequentare un corso non significa azzerare la propria esperienza. Significa darle un significato diverso. Vuol dire confrontarsi con istruttori, ascoltare punti di vista differenti, verificare se ciò che facciamo ogni giorno è davvero il modo più efficace per affrontare una frenata, una curva, un imprevisto o semplicemente un viaggio.
Non serve fare un corso ogni mese. Ma regalarsi ogni tanto una giornata dedicata esclusivamente alla propria guida è uno dei migliori investimenti che un motociclista possa fare.
Non perché i chilometri non insegnino. Ma perché, qualche volta, qualcuno può aiutarci a capire davvero ciò che quei chilometri ci hanno insegnato.
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Se ancora non l’avete fatto, vi consiglio di leggere l’articolo di Salvatore Caputo su Motosintesi.it, dal quale è nata questa riflessione: “Andare in moto si impara una volta sola?“.
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Se volete mettere alla prova il vostro modo di guidare e scoprire quanto margine di miglioramento avete ancora, qui trovate tutti i corsi Motoskills.

