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Balkan Tour 2024: Albania, Montenegro, Croazia

Una zingarata di cinque giorni per 5 amici. Da Reggio Emilia a Dubrovnik e Spalato, passando prima per Albania e Montenegro. È l’avventura che ci racconta l’amico Nicola, Ice2000 su queste pagine. Gli altri li vedete nella foto d’apertura. Sono Cristian, Santi, Federico e Giuseppe
Di Ice2000 (Nicola Caleri)

E siamo a 15 edizioni, 15 volte che ci inventiamo un percorso per divertirci in moto.
La squadra è cambiata nel corso degli anni, ma non il piacere di stare insieme e di fare km in moto.
L’idea per il viaggio 2024 era di fare Spalato e Dubrovnik, uniche città insieme a Zagabria che non abbiamo ancora visto, e di fare una capatina in Montenegro per vedere Cattaro e la sua strada, con decine di tornanti.
Fissiamo i giorni del viaggio che è dicembre 2023, basandoci sul calendario traghetti del 2023, per il 2024 ancora non si sanno, ma spero non siano stravolti.
Tutte le volte che ci servono i traghetti per il viaggio, storicamente, dopo aver fatto un giro su internet, il nostro posto preferito per avere informazioni dirette è il Motor Bike Expo di Verona, e anche nel 2024 non ci siamo sottratti al rito. Ci sono tour operator che fanno viaggi nei Balcani, ma noi abbiamo pochi giorni a disposizione, e cerchiamo solo il traghetto, per il resto ci arrangiamo noi.
Cerchiamo disperatamente il banchetto di un vettore navale che faccia al caso nostro, ma sembra non esserci niente. Quando le speranze sono ormai al lumicino, un tizio ci passa l’informazione giusta: un’agenzia navale di Bari che potrebbe fare al caso nostro.
La nostra idea era di traghettare Ancona su Spalato andata e ritorno, facendo in mezzo Dubrovnik e Cattaro, ma i giorni che abbiamo fissato per il viaggio, non si prendono con i traghetti, che non sono ancora alla frequenza dell’alta stagione. Fare andata via terra? Ma Spalato è un mucchio a sud, una telefonata con il proprietario dell’agenzia mi regala la soluzione: “con la partenza di giovedì notte, avrei la tratta Ancona – Durazzo” – mi dice.
Ma sai che è una bella pensata? Ci facciamo tutto il giro alla mano, da sud a nord, e ci facciamo un paese nuovo.
Scambio di mail con l’agenzia, bonifico ed abbiamo la nostra bellissima prenotazione: partenza il 6 giugno la sera da Ancona per Durazzo, ritorno da Spalato alla sera del 10 giugno per arrivare la mattina seguente nuovamente ad Ancona.

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1° giorno 6 giugno 2024

Non abbiamo i biglietti del traghetto in mano, dobbiamo fare il check-in nel porto di Ancona. Come se ciò non bastasse, abbiamo l’indicazione di trovarci con 3 ore di anticipo sulla partenza, fissata per le 19.
Io prima delle 8.30 non posso partire, raggiungo i ragazzi al bar del ritrovo, ancora 2 chiacchere per arrivare all’inevitabile sentenza che ci tocca scendere per autostrada, al massimo dopo la riviera possiamo uscire e fare un pezzo di costa in strada normale.
Santi, sentito un suo ex commilitone, ci fissa un appuntamento a Pesaro per pranzare insieme e quindi veloce discesa in autostrada, miracolosamente senza troppo traffico, fino a Pesaro.
Pranziamo al ristorante Calata15, Calata Caio Duilio 15, che affaccia proprio sul porto.
Pregevoli i passatelli asciutti con ragù di pesce: in Emilia i passatelli sono solo in brodo.
Tra chiacchere allegre in compagnia e buon cibo, per noi il tempo scorre veloce, dobbiamo salutare il ns commensale e ributtarci in autostrada fino ad Ancona, dove corriamo a fare il check negli uffici portuali.
Il viaggio di andata sarà operato dalla motonave Mia, della compagnia albanese Adria Ferries, già pronta ad accoglierci nella sua pancia con un caldo infernale.
Le moto sono tutte incastrate in una sezione dedicata, non potrebbero cadere neppure volendo, ma i ragazzi della crew della nave le legano come si deve, avendo cura di frapporre stracci tra gli ancoraggi e le selle o le carrozzerie dei veicoli.
Prendiamo le cabine assegnate e subito in doccia. Siamo pronti per una birretta sul ponte della nave e chiacchere fino all’ora di andare in branda.

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2° giorno 7 giugno 2024

La traversata verso Durazzo è durata parecchio, ma in linea con le previsioni: alle 11 precise scendiamo con le moto nel porto.
I controlli doganali sono una formalità, danno solo un’occhiata ai documenti , vi ricordo che per l’Albania e per soggiorni brevi e sufficiente la carta d’identità e non serve il visto.
L’assicurazione di alcuni di noi non copre nel territorio albanese ma nessun problema: prima di uscire definitivamente dall’area portuale un gabbiottino fa sottoscrivere l’RCA locale, valida per un massimo di 15 giorni, a soli € 15.
Più lentamente di quanto non ci aspettassimo, un mucchio più lentamente, risaliamo la strada SH2 verso l’interno del paese, ma è un casino infernale, siamo sempre fermi o quasi. È tutto un cantiere ed è pieno di camion, soprattutto quelli per movimento terra. Il camion che non porta terra è una bisarca carica di veicoli.
Puntiamo a prendere la SH1 in direzioni di Alessio e poi di Scutari, ma niente da fare, non ci si muove: avremmo dovuto percorrere già piu’ di 60 km ma ne abbiamo fatti meno della metà.
Decidiamo di allungare le tempistiche e fare strada normale, risaliamo in direzione nord, per una bella strada panoramica appoggiata ai piedi delle montagne.
Ormai è ora di pranzo e l’insegna di un grill, Zgara Tani, nei pressi di Derven – Koder, richiama la ns attenzione.
Il cameriere, un po’ in là con gli anni, stranamente non parla italiano e fatichiamo un po’ a capirci. Da una tavolata vicina si alza il figlio che ci aiuta con la lingua, due chiacchere, e scopriamo che prima di trasferirsi in Svezia con la famiglia, ha abitato per 20 anni in provincia di Modena, la sorella è ancora nella nostra provincia di Reggio Emilia. Il mondo è veramente piccolo.
La carne è buona, il primo giro di birre è offerto dal nostro nuovo amico, ricambiamo con i caffè offerti a lui e a un altro tizio, ma la strada è tanta. Mi alzo e pago per tutto il gruppo. In totale 33000 lek : 33 euro.

Mentre viaggiamo, guardiamo curiosi il paesaggio, e mi accorgo che sono molto presenti i minareti, più diffusi delle chiese, ricordandoci cosa è stata la storia da queste parti.
Nei pressi di Scutari, giriamo verso la frontiera con il Montenegro, che passiamo in poco tempo, e poi saliamo per la strada P16 verso le montagne che si affacciano sul lago di Scutari.
La strada è in condizioni perfette ed il paesaggio a dir poco meraviglioso, immerso sempre più in un bosco profumato con felci alte un metro.
Si alternano il bianco grigiastro delle rocce con i mille toni di verde del bosco, saliamo rapidamente per la strada adagiata sulla montagna fino a quello che da noi sarebbe celebrato come un passo, con cartello e bar/ristorante; qui invece ci sono 2 antenne, dei cartelloni pubblicitari e il ciglio della strada, pieno di breccino che manco na cava, ottimo per una foto al sottostante lago – che non ci avete mandato!, ndr
La strada P16 corre in costa, attraversando alcuni paesini microscopici, per tutta la lunghezza del lago, siamo circa a metà che un baracchino in curva ci offre lo scorcio per un paio di foto e una birretta.
Proseguiamo in direzione della cittadina di Virpazar, dove ci staccheremo dalla vista del lago per percorrere strade più grosse e trafficate, in direzione della costa, per intercettare la strada M2.4 fino a Budva, evidentemente una località di villeggiatura abbastanza fighetta, visto il tono dei residence ed hotel, la tenuta delle ragazze di ritorno dal mare e le barche che si vedono ormeggiate nel porticciolo.
Una svolta secca a dx ad un semaforo ci porta ad addentrarci sulle colline che ci dividono dall’hotel, destinazione finale della ns giornata in moto.
Il sole è già tramontato dietro le montagne che costeggiano il fiordo di Cattaro (vedi foto poco più in basso), facendo perdere diverse ore di luce ma a noi serve solo di prendere le camere presso il Montebey Perla di Prčanj. La ragazza, gentilissima, in reception ci dà le chiavi delle 2 camere, ci indica dove parcheggiare le moto, in uno spazio riservato ma non coperto, e voliamo in doccia.
Consapevoli di spendere un po’ di più , usiamo il ristorante dell’hotel e poi ci facciamo chiamare 2 taxi per raggiungere Cattaro.
La citta storica è molto bella, una roccaforte cinta da mura che ha attraversato i secoli dai romani, alla dominazione veneziana a tutte le vicende della storia Jugoslava e Montenegrina. Nel dedalo di viuzze c’è di tutto: gli immancabili negozi per i turisti, ristoranti e locali, addirittura discoteche a cielo aperto per i tanti ragazzi presenti.
Per raggiunti limiti di età, troviamo un locale dove bere qualcosa: tutto si paga in euro, moneta adottata dal Montenegro anche se fuori dall’Europa, e non è certo a buon mercato.
Usciti dalla porta storica della città, andiamo alla fermata dei taxi per trovare le ns carrozze per il ritorno in hotel: domani ci aspettano i tornati della serpentina di Cattaro.

Bocche di cattaro, Kotor

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3° giorno 8 giugno 2024

Sveglia presto, ed appena apre la sala della colazione, siamo tutti pronti con il coltello tra i denti.
Gli amici, che prediligono la colazione salata, fanno più danni della grandine, io mi faccio bastare le poche cose che offre il buffet dolce. Stendiamo un velo pietoso sulla qualità del caffè.
Pieno alle moto, e alle porte del paese imbocchiamo la P22, che ci accoglie con una serie di curvoni velocissimi, perfetti per una tappa del CIVS, talmente perfetti che ci sono i cordoli in interno curva.
Con la strana e classica svolta alla membro di segugio, almeno per queste zone, prendiamo la P1 che rapidamente sale di quota e si arrotola su se stessa sulle pendici della montagna.
L’altezza che aumenta ti consente di vedere sempre più del fiordo, arrivando quasi a cogliere il mare aperto della costa, è facile distrarsi, ma occorre fare attenzione: in una strada larga 4 mt è piu’ che probabile incrociare in senso opposto il bus di turisti largo 2,55 mt e lungo 12. A noi dice bene e ce lo becchiamo in pezzo che non ci crea troppi problemi .
Superato il gabbiotto della zipline, che non farei neppure da morto, giriamo in direzione Lovcen, addentrandoci nell’altipiano del parco nazionale che prende il nome dalla località.
La strada a un certo punto diventa a pagamento, e costa 3 euro a persona, ritirati da un cordiale ma enorme guardiaparco, ma siam felici di pagarli perché la strada è in condizioni perfette; un nastro di asfalto che ha addirittura le curve con un leggero banking che ti aiuta a chiudere la traiettoria.


Durante la classica pausetta a bere qualcosa al Monte1350bar, osservando il fiordo sottostante, ci rendiamo conto che tutta la strada che volevamo fare è troppa, ci troveremmo in ogni caso dalla parte sbagliata delle Bocche di Cattaro; decidiamo così di fare la strada a ritroso verso Kotor e fare tutta la strada vista lago in direzione di Kamenari ed uscire dalla parte giusta.
Poco dopo l’approdo del ferryboat che attraversa il punto piu’ stretto del bacino, dobbiamo fermarci per il pranzo, presso il ristorante del lido Adriatica, Kamenari bb, 85340, buono ma estremamente caro, anche se dal corretto rapporto qualità/prezzo. Lo segnalo solo per dirvi di tirare dritto, da lì a poco ci sarebbe stato sicuramente qualcosa di più economico e veloce: portate pazienza e tirate dritto.
Con l’E65 attraversiamo gli ultimi paesi e andiamo verso la frontiera con la Croazia: c’è poco traffico ma non sono molti i varchi aperti ed un po’ di fila è inevitabile anche per noi.
La strada corre dritta come un fuso, in direzione nord stretta, in una piccola valle, il mare purtroppo non si vede ancora, almeno fino a quando non sorpassiamo l’aeroporto.
Non sono riuscito a trovare un hotel con garage vicino alla città vecchia, siamo finiti un po’ più lontani dalle parti di Lapad, in una strada esclusivamente pedonale ma il Tomtom di Cristian ci porta il più vicino possibile all’Hotel Dubrovnik, Šetalište kralja Zvonimira 16.
Ritiriamo le chiavi delle camere e acquistiamo, per 10 € l’uno, 2 stalli in un vicino garage, condiviso con un altro hotel, per rimessare le ns 5 moto.
Una volta docciati chiediamo in reception se ci trovano un taxi da 5 e dopo pochi minuti, arriva la ns limousine: un VW Caddy nero.
Scambiamo 2 chiacchere, in inglese perché l’italiano pure qui non è pervenuto, con il simpatico autista e dopo € 20 e pochi minuti di strada siamo alle porte della città vecchia.
MI faccio spiegare come ricontattarlo per il ritorno a fine serata, ed ottenuto il contatto Whatsapp attraversiamo la porta storica nelle mura della cittadella.
Nella città vecchia, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, sia la pavimentazione delle strade che i muri degli edifici sono fatti di pietra calcarea, tutto è di un bianco abbacinante in contrasto con i tetti rossi delle case.
Le decine di negozietti per turisti ci ricordano che la città vecchia è stata usata come set per alcune scene di Game of Thrones: ci sono mille gadget ispirati alla serie.
Iniziamo a dare un’occhiata ai menù dei ristoranti sul corso principale, ma sono tutti cari arrabbiati; intanto ci facciamo 2 passi fino al porticciolo e poi vediamo se farci fregare qui o andare appena fuori.
Inaspettatamente a salvarci ci pensa la sede locale dell’Hardrock Cafe, ospitato in un chiostro bellissimo appena oltre la porta principale della città.

Dubrovnik in the night
Dubrovnik porticciolo

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4° giorno 9 giugno 2024

Prima delle 9 abbiamo già caricato le moto nel garage e ci apprestiamo a seguire la strada Jadranska Magistrala, la litoranea che corre verso nord.
Il territorio di Dubrovnik e Slano è una enclave croata in territorio ora appartenente alla Bosnia, che dall’entroterra arriva al mare in corrispondenza di Neum.
Questa frontiera è nota per i lunghi tempi di attesa e per l’inclinazione del personale a fare bancomat nei portafogli di chi è in coda.
Per evitare tutto cio’ nell’estate del 2023 è stato inaugurato il bellissimo ponte Pelješac, che mi sarei atteso a pagamento ed invece è pure gratis, che collega una penisola con le città di Duboka, il tutto restando sempre in territorio croato.

Ponte Peliesac


Nei pressi di Macarsca un forte odore di griglia e un denso fumo che escono da un capannone ci fanno fermare al Grill Maestro, Vukovarska ul. 2 e scartando pagine e pagine di menù, ci concediamo una bella mangiata di cevapčići e ražniči.
Abbiamo deciso di fare tutta strada normale, ma con i piedi sotto il tavolo abbiamo perso un po’ di tempo. Dobbiamo arrivare a Spalato e dare un’occhiata almeno alla piazza del palazzo di Diocleziano, tutta via alla sera ci attende un traghetto da prendere per tornare ad Ancona.
Arrivati a Spalato, parcheggiamo le moto al garage coperto “Vila Drazanac”, così, legati ad una qualche maniera, possiamo lasciare alle moto caschi giacche e possiamo fare 2 passi in centro vestiti come normali turisti.
La città sembra quasi un set di Cinecittà, girando per le mille stratificazioni della storia, giri un angolo e ti trovi nel vestibolo del palazzo dell’imperatore Diocleziano che ha regnato più di 1700 anni fa.

Split


Due fotine di rito alla piazza e andiamo a zonzo per le strette e tortuose stradine di Spalato, per finire seduti a bere qualcosa di fresco nel dehors di un locale.
Recuperate le moto e non potendo attraversare l’area pedonale, che ci porterebbe subito nel porto, dobbiamo fare il giro del perdono per trovare l’incasinatissimo ufficio per fare il check in.
Il porto di Spalato, oltre che per i collegamenti con l’Italia, è nevralgico anche per i collegamenti con la miriade di isole che puntellano la costa Dalmata. Non è che le indicazioni siano tante, ma dopo aver visto il nome sulla fiancata del traghetto ci mettiamo in fila per controllo biglietti, in compagnia di uno strano gruppo di bikers bosniaci, che si presentano con 2 casse di birre per passarsi il tempo.
Tanto il traghetto del vettore albanese dell’andata era confortevole, tanto questo croato per il ritorno è una vera bagnarola: cabina piccola e poco confortevole, vetusta e scomoda un po’ in totale tutta la nave, che da una rapida ricerca in internet scopriamo essere stata costruita ad inizio anni 70. Annamo bene…..
La cosa peggiore però sono le dimensioni, è piccolina in confronto alle altre ormeggiate in porto; fino a che siamo stati in navigazione nel dedalo di isole tutto ok, appena giunti in mare aperto inizia a rollare un bel po’. In piena notte, nelle scomode cabine abbiamo ballato una discreta rumba, ma contro ogni previsione ad Ancona ci siamo arrivati e nessun veicolo si era sganciato nella pancia del rudere marittimo.

moto in fila per traghetto spalato

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5° giorno ed ultimo giorno 10 giugno 2024

Il traghetto era mezzo vuoto e in pochi minuti siamo fuori dal porto marchigiano e nel primo baretto facciamo colazione.
Sono 15 anni che giriamo in moto insieme, anche se abbiamo variato la formazione, ma il ritorno fatto a cazzo di cane è una roba che non è mai cambiata.
Giuseppe e Federico hanno necessità di tornare in fretta, e il loro destino è segnato con l’autostrada.
Restiamo Io Cristian e Santi, che ha nostalgia della gioventù e chiede di passare da Falconara Marittima a visitare la sua caserma del C.A.R. del militare e noi ce lo portiamo con piacere.

Terminato il momento amarcord, entriamo anche noi in autostrada per uscire a Fano e procedere poi verso l’entroterra per la superstrada che replica il tracciato della Via Flaminia.
Io mi confondo sempre Bocca Trabaria, che abbiamo percorso svariate volte, con Bocca Serriola, che è una vita che non facciamo; evidentemente mi devo essere confuso pure nella richiesta, perché Cristian, che è davanti con l’aiuto del navigatore, ci porta proprio a ripercorrere il Bocca Trabaria: vatti a fidare di chi ha il navigatore.
Giunti nella valle del Tevere ci si aprono diverse soluzioni ma decidiamo di salire da Bibbiena, Stia e fare quindi il Passo La Calla per rientrare in Emilia Romagna: ne sono felicissimo, poiché il passo della Calla è il mio preferito della zona , se non il mio preferito in assoluto. Non è certo la strada per gli smanettoni, l’asfalto è meglio di quanto non abbia trovato in altri passaggi ma è costantemente sporco di qualcosa: le foglie d’autunno, fango e pezzi di legno ora che è nel pieno l’attività di taglio della legna in vista dell’inverno.
Le curve si susseguono nel verde delle foreste Casentinesi, fino al valico vero e proprio. Il ristorante è ovviamente chiuso, ma niente paura, l’Alpen Bar di Camigna poco più sotto saprà sfamarci con i tortelli di patate alla lastra e dei buoni primi con sugo di cinghiale.
La discesa dal lato emiliano è piu’ dolce e piu’ lunga, raggiungiamo l’afosa pianura ed entriamo in autostrada a Forli’ e il nostro bel viaggio finisce nella noia della A14 e poi A1 fino a casa.

Nicola ha una (bellissima!) maglietta Motoskills.it!

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