Verdon, Vercors e un sacco di chilometri. Il nostro giro in Francia tra amici
Ogni anno Nicola e gli altri del gruppo di amici di Reggio Emilia si ritagliano qualche giorno per partire insieme. Questa volta la meta era la Francia: Galibier, Ventoux, Gole del Verdon, Route Napoléon e Langhe al ritorno. È andata così, tra pioggia, panorami spettacolari, qualche imprevisto e le immancabili prese in giro del gruppo. Il reportage completo di roadbook e inidicazioni su dove andare e su dove… non andare!
Di Nicola Caleri (ICE2000)
Nell’inverno 2025, per un po’ , siamo stati contagiati da una febbre pirenaica, avevo provato a buttare giù un itinerario che prevedeva andata via terra attraverso la Francia e ritorno in nave da Barcellona, ma nulla, non si può fare; serviva almeno un giorno in più.
Era un po’ una roba tirata per i capelli, me ne rendo conto, ma i giorni che possiamo dedicare al nostro viaggetto sono sempre contati, rubandoli un po’ agli impegni di lavoro e con le famiglie, quindi piano B.
Decidiamo di partire il 3 giugno, per lasciare libero il ponte del 2 giugno, e la nostra meta sarà la Francia: recuperiamo le gole del Verdon ed aggiungiamo il Vercors e le Gorges de la Nesque.
.
1° giorno – mercoledì 3 giugno
Il nostro viaggio, tra fedelissimi, graditi ritorni e novità, ha raccolto 8 partecipanti; il numero ideale per divertirsi senza creare particolari problemi nella gestione del gruppo lungo le strade.
Come ogni viaggio verso nord-ovest, il ritrovo è fissato a Parma, siamo tutti abbastanza puntuali e prima delle 7 siamo già in autostrada.
Nella pianificazione del viaggio abbiamo deciso di entrare in Francia dal Monginevro, inutile perdere tempo e quindi la pallostrada ci conduce alla mèta passando per Piacenza, Alessandria, Torino e la Val di Susa; una cosa degna di nota è la Sacra di San Michele che svetta sulla montagna che sovrasta Avigliana.
Nei pressi di Oulx lasciamo l’autostrada, che porterebbe al traforo del Frejus, per imboccare la SS24, in direzione del confine di stato. Attraversiamo la frontiera sotto lo sguardo annoiato di 2 poliziotti francesi. Ci eravamo giusto fermati per un rifornimento di benzina, ora ci mettiamo seduti in un bar di Briançon per un pessimo caffè con vista sul forte militare.
Con la D902 saliamo al famoso Col d’Izoard dove scattiamo le foto di rito. Questa qui sotto!
.



.
Dobbiamo tornare sui nostri passi in direzione di Briançon, per procedere per la fondovalle del fiume Guisane, in direzione del Lautaret dove, girando a destra, ci inerpichiamo per il Col du Galibier, il mio preferito fra le vette mitiche della Route des Grandes Alpes.
La strada sale in maniera costante, tuttavia rapidamente l’erba sparisce, lasciando il posto alla nuda roccia e, rispetto all’altra salita del 2011 che affrontammo a luglio inoltrato, la neve è ancora abbondante, talmente abbondante che il valico vero e proprio è ancora chiuso, come mi aveva scritto l’ufficio del turismo interpellato sulla possibilità di passare, tuttavia il tunnel è aperto e dopo poche centinaia di metri siamo dall’altra parte, accolti dal ristorante Galibier2250, che in un qualche modo ci sfama.
Passiamo la stazione sciistica di Valloire e continuiamo per il Col du Telegraph, per sbucare nella valle dell’Arce. Qui avremmo due alternative: la più veloce autostrada A43 o la consueta strada dipartimentale.
Con i tempi ci siamo e decidiamo di percorrere la D106 fino a Pontamafrey, per salire lungo il serpentone dei Lacets de Montvernier, una specie di campo scuola per imparare ad affrontare i tornanti; o un incubo, nel quale morire provandoci.
Con il senno di poi avremmo potuto evitare questa stradina, ma in fase di pianificazione, scuriosando su google maps, ci era sembrata una scelta sensata.
L’idea originale era di dormire a Grenoble, ma il troppo amore che dimostrano per i GS, soprattutto se di proprietà altrui, ci ha spinto a prenotare l’hotel in un paesino più piccolo e tranquillo.
La D1090, in una sequela infinita di semafori, rotonde e rallentamenti, scorre parallela all’Isère, fino a Bernin.
Il ristorante dell’hotel è chiuso per ristrutturazione, una camminata più lunga del previsto ci porta a sfamarci al ristorante Casarosa Crolles, che menziono solo per evitarlo in futuro.
.
2° giorno – giovedì 4 giugno
La giornata motociclistica inizia molto presto, alle 8 siamo già in sella.
Abbiamo imparato dai nostri errori, e per non perdere tempo inutilmente ci buttiamo in autostrada, che fino a Grenoble è gratis.
Nel fitto del bosco, saliamo per la strada D22 nel mezzo delle Gorges du Nan e ci addentiamo sempre di più nella regione del Vercors. Sono molti i cippi commemorativi della lotta di liberazione dalla Germania nazista, i partigiani francesi arrivarono addirittura a proclamare la Repubblica Libera del Vercors, nel 1944.
Ci fermiamo per una pausa e l’ennesimo caffè orripilante a Pont-en-Royans. Poco fuori dal paese ci fermiamo per fare il pieno e si aggiunge a noi uno scomodo passeggero: la pioggia.
Parte piano, poi più forte, ed aumenta sempre di piu’ di intensità. Proviamo a seguire i piani e risalire il canyon lungo la Buorne; ed arriviamo a Villard-de-Lans.
Adiacente alla piazza c’è un enorme parcheggio moto, già pieno di diversi mezzi a targa olandese. Ci aggiungiamo le nostre e andiamo a mangiare qualcosa al ristorante Le Cerf – 24 Place de la Libération, 38250 – nella speranza che smetta di piovere.
Dapprima il personale ci sistema in un tavolo all’esterno ma è quasi impossibile resistere: così trasformiamo il tavolo in uno stenditoio e aspettiamo che si liberi il posto all’interno, al piano di sopra.
La pausa pranzo non cambia il nostro destino piovoso, il viaggio prevede un hotel diverso ogni sera, per poter vedere più cose possibili.
Le autostrade in zona non ci sono, raggiungerle non ci aiuterebbe più di tanto né in termini di tempo né in termini chilometrici; mettiamo sul navigatore la destinazione finale di giornata, Nyons, e via sotto l’acqua, per strada normale.
Direi che abbiamo intercettato in pieno il limite meridionale della cosiddetta Diagonale du vide, una striscia di territorio francese con una densità abitativa scarsissima.
Per chilometri non incontriamo auto o villaggi, solo terreno, il più delle volte neppure coltivato; e qualche animale al pascolo.
Il nostro Wyoming al gusto di vinaigrette scorre noioso sotto un cielo plumbeo e una luce bigia che non fa neppure percepire il paesaggio circostante.
Troppa acqua e per troppe ore, anche se con abbigliamento adeguato, arriviamo tutti in hotel con vari gradi di umidità addosso.
La gentilissima host parla anche un buon italiano, ci consegna le camere e ci suggerisce qualche ristorante per la cena.
Siamo abbarbicati sulle pendici della valle. in una giornata normale avremmo anche potuto fare una camminata di qualche decina di minuti, ostiando per la salita al ritorno, ma dopo ore di acqua proprio no: taxiiiiiiiii.
.
3° giorno – venerdì 5 giugno
Cazzeggiando nel letto la sera prima, dopo un messaggio a Bob – Bobpezzadoo è un vecchio amico del Forum, ndr -, mi sorge una domanda: perché siamo stati così coglioni da non mettere il Mont Ventoux nel menù della giornata? Ci troviamo con gli altri dopo colazione, una verifica fatta bene sul navigatore e la modifica è votata all’unanimità.
Il bello di viaggiare d’estate è che non può piovere per sempre, come diceva anche Il Corvo, infatti, la giornata che ci attende oggi è di sole pieno.
Con il sole riusciamo a vedere che la cittadina di Nyons è contornata da vitigni e olivi; e percorrendo la D938 iniziano a comparire i campi di lavanda. Si riconoscono i cespugli disposti in filari ordinati, ma i fiori viola non sono ancora spuntati.
Ci sono però campi di un altro fiore viola, credo a uso e consumo dei turisti, per non lasciarli a bocca asciutta. Lo capisco anche io, che oltre la rosa e la margherita non vado, ma i numerosi turisti del nord Europa ci sono caduti in pieno e sono fermi ai lati della strada a scattare foto.
All’altezza dell’abitato di Malaucène, deviamo verso il gigante della Vaucluse, ma la cima con l’osservatorio non si vede, è nascosta dalle nubi.
Partiamo che ci sono quasi venti gradi, e ogni 2 tornanti la temperatura scende di parecchi gradi. Quando arriviamo alla cima ci sono meno di 5 gradi.
Non si vede più in là di un metro dal naso e non sembra intenzionato a migliorare a breve. Forse nel corso della giornata il sole scalderà a sufficienza l’aria per dissolvere le nubi e regalarci così la bellissima vista a 360 gradi. Intanto scendiamo un tornante e ci fermiamo a bere qualcosa di caldo alla Brasserie Le Vendran.
.



.
Navighiamo lungo la D974 verso la rotta originale: dapprima le Gorges de la Nesque e a seguire le Gole del Verdon. La strada procederebbe verso sud-ovest, noi tiriamo dritto in direzione di Mormoiron, quindi chiudiamo la base del rettangolo con la D992, così da percorrere “alla mano” la Rue de la Nesque che sale veloce, bella guidata, lungo il bordo superiore del canyon che si apre sempre più sotto di noi.
La strada non è delle più larghe, tra le moto che si incrociano, non sempre alla mano, e il bordo esterno, spesso privo di ogni contenimento, saliamo divertendoci, buttando l’occhio al mare verde sotto di noi.
Inizia un tratto caratterizzato da gallerie ed archi scavati direttamente nella roccia calcarea, ma non mancano piazzole panoramiche per fermarsi in tutta sicurezza e scattare foto; ovviamente ne approfittiamo.
Dopo la cittadina di Sault, tagliamo un altipiano puntellato di veri e propri ranch, campi di lavanda e un’enorme caserma della Legione Straniera. All’altezza del paesino di Saint-Michel-l’Observatoire, tutto di pietra calcarea bianca, stanno allestendo un palco per una sagra. Dio solo sa come, a gesti ci capiamo con le persone all’opera, che ci fanno parcheggiare in uno spazio già transennato ed all’ombra, giusto il tempo di mangiare un boccone.
Qui però viviamo un momento di vero orrore: le birre sono da 0.25 o 0.15 ml. Ma dico stiamo scherzando?
Sventata una truffa sul conto, attraversiamo Manosque e Valensole, ancora non colorate dal viola della lavanda, fino a vedere dall’alto uno spicchio del lago di Sainte-Croix. Non abbiamo tempo di scendere fino a livello dell’acqua, risaliamo invece fino a La Palud-sur-Verdon per percorrere la D23, la rinomatissima Route des Crêtes, che fa un anello, con moltissimi affacci panoramici, e riporta al paesino, dal quale poi andiamo a Castellane, meta finale della giornata.
Stavolta come sistemazione ci abbiamo preso in pieno, ma era facile, e un bellissimo garage accoglie le nostre 8 moto, che tornano a dormire con un tetto sulla testa, dopo 2 notti all’addiaccio.
.


.
4° giorno – sabato 6 giugno
È sabato, la colazione sarà servita a partire dalle 7.30, ma la piazza antistante l’hotel ospita il mercato. Stanno allestendo, ed è bello respirare una quotidianità non nostra.
Una passeggiata tra i banchi ben si accompagna nella mia testa alle musiche di Yann Tiersen, del favoloso mondo di Amelie, osservando i polli ancora crudi nel girarrosto, o il banco del pesce.
La mia amata Route Napoléon ci porta a Grasse, cerco disperatamente qualche monumento commemorativo, qualche aquila, ma non ne vedo. Neppure Google Maps me ne segnalava in fase di studio dell’itinerario; i paesi attraversati presentano solo una targa a sfondo marrone con scritta bianca, per sottolineare che sono attraversati dalla Route. Ma vuoi mettere con le aquile dorate o di pietra?
Sarà la domenica o un territorio più antropizzato, ma c’è un casino per strada che la metà basta. Siamo spesso fermi per i molti semafori ed attraversamenti pedonali.
Arriviamo alla foce del fiume Var, e poi risaliamo per la Route de la Vésubie, una bella sorpresa, per poi imboccare la M70, che con i suoi tornanti stretti ci porta al Col du Turini, mitica tappa del Tour e del Rally di Montecarlo.
.

.
Foto di rito, e la pancia che brontola ci suggerisce che potrebbe essere una buona idea mangiare qualcosa nel bar a fianco, contornati da mille foto e memorabilia del Rally di Montecarlo.
Ritorniamo sui nostri passi per un tratto, poi raggiungiamo Isola 2000, per ritornare in Italia attraverso il Colle della Lombarda, che ok, non sarà un passo di grande traffico, ma a parte il cartello, illeggibile per gli adesivi appiccicati, non ha altro da offrire; pure lo scarno punto di ristoro, nell’ultimo metro francese, è chiuso.
Un paesaggio che non ha nulla di affascinante e l’asfalto rovinato – i francesi offrivano strade impeccabili anche nella dipartimentale più sperduta – ci portano dapprima a Vinadio e poi, ancora più giù, a Cuneo e Bra, dove Santi ha combinato, con suoi amici della zona, una cenetta a base di specialità gastronomiche e vini piemontesi.
.
5° giorno – domenica 7 giugno
Nulla, non c’è verso: è dal 2009 che organizziamo ‘sto giretto tra amici e neppure per la 17ª edizione riusciamo a tornare tutti insieme: 4 amici hanno esigenza di rientrare subito e dopo colazione ci salutiamo.
I rimasugli del gruppo hanno appuntamento a Barolo con le guide locals. Non ero mai stato in queste zone. ammetto che Bra non mi aveva colpito molto, ma appena passiamo il bordo delle Langhe ci si apre davanti agli occhi una vista meravigliosa di filari ordinati e cantine, un anfiteatro verde che produce alcuni dei vini più famosi d’Italia.
Prima tappa, l’immancabile Cappella Del Barolo, quella colorata che appare in tutte le foto della zona.
.


.
Quindi prima di arrivare a Torriglione, si prende Borgata Cerequio, che a onor del vero sabato e domenica sarebbe interdetta al traffico, ad eccezione di residenti e autorizzati.
Foto di rito alla Cappella, breve tratto non asfaltato su Strada Fontanaza per lasciare la zona, passare per La Morra e poi Grinzane Cavour, il cui castello meriterebbe pure una visita; ma il tempo non l’abbiamo e ci facciamo bastare un giro a piedi intorno alla residenza di Camillo Benso. Bello il percorso didattico sulla viticultura, che si snoda intorno al castello.
Strade storte per passare da Guarene e arrivare a Magliano Alfieri, dove accanto alla chiesa di Sant’Andrea, nel parco, c’è un belvedere che regala una vista incredibile, in parte rovinata dalla foschia dovuta alle alte temperature.
Beviamo qualcosa per salutare le nostre guide indigene, raggiungere Asti e buttarci nella noia e nel caldo dell’autostrada.
.
Cosa mangiare
A differenza delle altre volte non ho nulla da segnalare: non abbiamo mangiato nulla di indimenticabile. Personalmente, che odio l’aceto, ho mangiato per giorni insalate Caesar; dapprima con i denti davanti, perche la loro stramaledetta vinaigrette è messa di default e non è segnalata negli ingredienti. Mi sono presto sfurbito, e ordinavo: “sans vinaigrette, s’il vous plaît”.
Da segnalare lo scandalo delle birre, nostro integratore ufficiale di sali minerali: ma stiamo scherzando? Bottiglie di vetro da 0.15 -0.25 ml? Ma non erano vietate dalla convenzione di Ginevra?
.
Dove abbiamo dormito
Tutti gli hotel sono stati prenotati con il circuito Booking. Quello di Nyons era previsto con pagamento anticipato ma non hanno preso nulla. L’ultimo hotel di Bra, aveva un pagamento anticipato praticato da Booking direttamente, mai successo prima.
Tutti gli hotel sono stati con camere doppie, quattro, e trattamento di pernotto e prima colazione; a pagamento o inclusa nel prezzo.
Siamo stati sempre sui 70 euro a testa per notte.
.
Domaine des Fontaines – Bernin
Lo abbiamo scelto per evitare la triste nomea di Grenoble per il furto di moto.
Un hotel inserito in una vasta area industriale, con aziende anche grandi, ma silenzioso. Parcheggio gratuito, all’aperto, abbiamo chiuso le moto con le catene ma non c’era una vera e propria esigenza sicurezza. Per la sua natura commerciale, si rivolge a chi si muove per lavoro, ha la colazione disponibile da orari antelucani, così si può partire presto.
Noi l’abbiamo trovato chiuso per lavori, ma ci sarebbe anche un ristorante adiacente: noi la sera preferiamo non muoverci in moto.
.
La Picholine en Provence – Nyons
Carino e tranquillo, disposto su più fabbricati a più livelli, come un piccolo quartiere
residenziale. Parcheggio gratuito non coperto, la proprietaria è cordiale e parla un buon italiano. È sistemato sulle pendici di una collina, distante una decina di minuti dal centro città, ma a tornare c’è da affrontare una salita con forte pendenza. Colazione aggiunta in loco, stremati dall’acqua presa, ma 15 euro a testa, con croissant contingentati: uno a testa. Anche no; commercialmente avrei messo la spesa nel prezzo della camera, una settantina di euro a testa.
.
Hotel du Levant – Castellane
Ci saranno altri hotel in città, forse, ma sembra che i motociclisti siano tutti qui, godendo dell’enorme garage riservato quasi esclusivamente ai biker.
Sentendo gli altri del gruppo, è emerso che le camere sono molto diverse l’una dall’altra: o ci sta a fatica il letto o ci si trova in un appartamento con 4 posti letto.
Gode di un vantaggio di posizionamento rispetto alle Gole del Verdon che non ha uguali.
Colazione a pagamento anche qui; la reception, per non saper né leggere né scrivere, chiede il pagamento all’assegnazione delle camere.
.
PHI Hotel Cavalieri – Bra
Hotel 4 stelle, poco fuori il centro di bra, ma è tale solo per le dimensioni delle camere e numero dei servizi. Il prezzo è rimasto nei nostri standard.
Direi che è inserito nel circuito degli hotel di chi si muove per lavoro, abbiamo appreso che per festival dei tartufi e manifestazione Cheese a Bra, costa come il Waldorf Astoria di New York.
Ha un enorme garage coperto. In fase di prenotazione erano stati esosi con le richieste: 10 euro a moto, in realtà ci hanno fatto lo sconto e sono diventati 10 euro a posto auto. Ne abbiamo presi un po’ e ci siamo stretti.
Colazione da 4 stelle per quantità e qualità.
.
Il Roadbook





.
Il Gruppo e le moto

.
Le 17 edizioni del Motogiro

.

