Quanti km in moto bisogna fare per essere felici? (La Sicilia!)
Ogni anno, da 16 anni, i nostri amici di Reggio Emilia (gli stessi che a settembre organizzeranno la Motoerbazzonata) a inizio estate fanno un viaggio in moto. E puntualmente Ice2000 (Nicola) ci prepara un resoconto completo. Questa volta sono andati in Sicilia e… ecco il loro racconto!
Di Ice2000 (Nicola Caleri)
Nella ns consueta vacanzina annuale in moto, che ci ha portato in Sicilia Orientale, ne abbiamo fatti 1894 e siamo stati molto felici. Abbiamo barato: ci sono due lunghe tratte in traghetto che ci hanno portato in andata da Civitavecchia a Palermo e per il ritorno da Palermo a Livorno!
Ad un nucleo ormai consolidato, per l’edizione 2025 si sono aggiunti Paolo e Gianluca. E avendo deciso di andare in Sicilia, abbiamo anticipato un po’ le date del viaggio per evitare di viaggiare con un caldo infernale. Spoiler: ci siamo riusciti in pieno.
Già da febbraio avevamo fermato i traghetti, per marzo avevamo pure fatto le prenotazioni su Booking nei vari hotel/b&b.
Abbiamo deciso di concentrarci sulla Sicilia orientale, per vedere più cose possibili, ogni notte ci siamo spostati in una nuova struttura. Il prezzo da pagare è stato che ogni volta ci è toccato rifare i bagagli, e le moto sono sempre state cariche come muli.
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Venerdì 30.05.2025
Come tutti gli anni ho il consueto problema di portare in pensione la mia cagnolona. Il tempo di cambiare mezzo chiudere le valigie e quasi puntuale sono al bar del ritrovo, dove gli altri mi aspettano già colazionati.
Dobbiamo essere a Civitavecchia intorno alle 16.30, decidiamo quindi di passare gli Appennini in autostrada; miracolosamente non troviamo troppo traffico.
Usciamo a Firenze Impruneta e ti pare che non faccia passare il gruppo da San Donato? Ho chiesto ed ottenuto pure il permesso di passaggio a Renzo. Caffettino al bar e pronti via per affrontare le curve di Castellina; devo insegnare la strada anche alla mia moto nuova. (Il Castellina Way è un evento che la nostra community ha appena tenuto e… a brevissimo arriverà qualche video che segnaleremo anche su queste pagine! – ndr).
Il passo è buono e stiamo rispettando la tabella di marcia. Continuiamo con le curve belle lungo la Sr 222 Chiantigiana;sotto con Fonterutoli e Quercegrossa. Scavalliamo Siena e avanti fino a San Galgano, dove abbiamo deciso di fermarci per un boccone a pranzo nell’unico ristorante nei pressi dell’abbazia.
Da Grosseto in avanti il piacere di guida è finito; l’Aurelia ci porta a destinazione il più velocemente possibile. Una veloce spesa per contrastare i prezzi da galera dei punti di ristoro della nave e via che ci mettiamo in fila per l’imbarco. La nave ha 2 imbarchi divisi in base alle sue destinazioni: prima tappa Palermo e poi Tunisi. Il traghetto è strapieno e le operazioni di carico sono lunghe, non vediamo l’ora di avere le cabine per fare una doccia ristoratrice.
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Sabato 31.05.2025
Nonostante l’enorme ritardo accumulato alla partenza, più di 2 ore, il traghetto deve avere volato nel viaggio notturno, e dopo aver passato l’isola di Ustica arriviamo in porto a Palermo solo con una mezz’oretta di ritardo.
Anche le operazioni di sbarco hanno tempi estremamente dilatati, il traffico di Palermo ci mette del suo ma l’apice è la coda chilometrica che troviamo in autostrada prima di Termini Imerese. Rifornimento ed il primo bar del paese ci regala l’assaggio delle prime arancine: attenzione che in provincia di Palermo si usa il sostantivo femminile e ci badano; un bel po’.
L’idea originale era quella di ripercorrere parte dei percorsi della Targa Florio, iniziamo a salire per la ss120 in direzione di Cerda per proseguire poi in direzione Agrigento.
La strada è molto piccola, l’asfalto assai rovinato, ma il paesaggio ci ripaga ampiamente: hanno già mietuto il grano e le morbide colline sono punteggiate dei balloni di paglia.
I crinali ospitano diversi impianti eolici, da molti ritenuti dannosi per il paesaggio, ma a me piacciono da matti. Mi sembra di sentire il brano della PFM cara a mio papà: dove presente l’erba ondeggia come un mare, verde, mosso da una leggera brezza.
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A pranzo ci siamo accorti che, se proseguiamo sulla ss120 fino a passare Caltavuturo, possiamo poi prendere l’autostrada verso Caltanissetta e cercare di recuperare minuti sulla tabella di marcia.
All’interno le temperature salgono ma nulla di troppo disturbante, proseguiamo per la ns prossima tappa: Agrigento, che non visiteremo ma 2 foto alla valle dei templi sono da fare.
Gianluca, la quota tecnologica del gruppo, ha un bellissimo drone e un breve volo sui templi è d’obbligo.
Conquistata la costa, proseguiamo lungo la litoranea ss115, passando per la non indimenticabile Gela e poi ci addentriamo nell’entroterra perché la meta finale è Ragusa Ibla.
Le magie dei navigatori ci fanno arrivare per una strada minuscola, abbarbicata alla parete rocciosa fino a portarci nella parte più bella di Ragusa Ibla, così bella che inizia la Ztl.
Una telefonata al proprietario del b&b che avevamo prenotato ci fa arrivare sani e salvi.
Abbiamo scelto la struttura in base alla posizione, poco più che a caso quindi, ma pure cercando non potevamo scegliere di meglio: chocohouse, un laboratorio di cioccolato con camere.
Un’ottima cena di pesce in uno dei ristoranti del centro storico, 2 passi per vedere i primi capolavori del barocco e andiamo a letto, terminando la giornata più lunga del viaggio.
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Domenica 01.06.2025
Dopo una colazione fantastica, c’è una fontana di cioccolato per glassare tutto quello che si vuole; ci diamo una mano l’un l’altro a far scendere le moto dalla rapida discesa e partiamo alla volta di Modica, con una visita obbligatoria al Duomo di San Giorgio, “godendoci” i 260 gradini.
È domenica e ci sono un mucchio di moto in giro. Lasciamo i parcheggi moto a dei ragazzi di Siracusa, in cambio ci facciamo fare una foto con la nostra bandiera.
Proseguiamo per strade statali fino a Pachino e poi arriviamo sul mare all’altezza di Marzamemi, le cui peculiarità sono il porto e la tonnara, attiva sin dal XVII secolo.
Alla rotonda alle porte del paese sono già segnalati i parcheggi per le auto, anche se abbiamo 6 moto abbiamo la presunzione di avvicinarci un po’.
Pochi metri a piedi nell’area della Ztl, passando davanti a ristoranti e punti vendita di specialità di pesce, ed arriviamo nella piazzetta punteggiata dagli ombrelloni dei vari ristoranti.
L’orario e un punto take away di un ristorante ci fanno capitolare: coppi di fritto di mare e arancini e via a mangiare seduti all’ombra sui gradini della chiesetta.
Ritorniamo alle moto, per quanto mi riguarda con una sensazione strana. Il posto è incantevole e merita assolutamente la visita, ma sembra un po’ Gardaland: troppo a misura dei tanti turisti, sia per livello dell’offerta gastronomica che per i prezzi, assolutamente fuori scala.
Risalendo la costa ionica in direzione nord, facciamo una sosta alla Riserva di Vendicari, un bagnetto alla spiaggia con vista sulla tonnara è d’obbligo.
Con gli anni ci stiamo rammollendo; i piaceri della spiaggia vincono sulla visita di Noto, un po’ mi dispiace perché non l’avevo mai vista ma pazienza, così ho la scusa per tornarci.
Il pernottamento è fissato a Siracusa, il traffico per arrivare ad Ortigia, la parte più bella della città, acuito dal caldo che patiamo in moto, è qualcosa di vomitevole ma ne vale la pena, siamo ripagati da una vista abbacinante degli edifici storici al tramonto.
Check-in e lasciamo i bagagli nelle ns camere per poi andare a rimessare le moto in uno dei pochi garage di Ortigia: attenzione che mettere moto o auto fuori dagli spazi porta la multa sicura.
Siamo nei pressi del teatro, ci buttiamo in una delle mille vie di Ortigia fino a trovare da sederci in un ristorantino che ha le sedute fuori e ci concediamo l’ennesima mangiata di pesce.
Due passi dopo cena per le fantastiche piazze, un drink in un locale e tutti a letto.
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Lunedì 02.06.2025
Dopo colazione in hotel, saldiamo il conto che gronda sangue del garage, 20 euro a moto, carichiamo i bagagli ed usciamo a malincuore dalla ZTL di Ortigia e ci buttiamo, per neppure un’oretta, in autostrada in direzione di Catania e poi di Enna. Lasciata la via più rapida, affrontiamo quello che in pratica è il deserto siciliano, che in piena estate raggiunge temperature elevatissime.
Saliamo per la sp 24 bis ed iniziamo a guadagnare quota altimetrica. Non capisco cosa facciano in queste terre: ci sono alcune mucche al pascolo, per il resto non mi sembrano campi coltivati. Il termometro della moto inizia a salire, supera in poche curve i 30 gradi e schizza a 34, ma si arresta: peggio di così non andrà, qui come per tutto il resto del viaggio.
Per km non abbiamo incrociato quasi nessuno, forse solo un paio di auto, ed ormai siamo sulla sommità del crinale, in corrispondenza della città di Centuripe. Nella piazzetta ci sono dei provvidenziali parcheggi per le moto: ormai è ora di pranzo e quindi sono nostri.
Abbiamo scelto un bar che non ha cucina, ma la graziosissima cameriera che ci ha serviti non solleva obiezioni al fatto che andiamo nella gastronomia a fianco a fare incetta di arancini e focacce.
Il paese di Centuripe ha una strana forma di stella marina, adagiata sul crinale, con una magnifica vista sull’Etna, che sfoggia un bel cappello bianco di fumo, frutto della recente esplosione.
Scendiamo in direzione di Adrano, ad onor del vero non il posto più bello visto in Sicilia, ma che tuttavia può offrire il ponte dei saraceni, che una foto la merita.


Dobbiamo essere andati troppo piano ed il bellissimo GS1250 di Paolo, per la noia, pensa bene di stendersi su di un lato, ma essere in 6 a questo serve: alzare le moto quando si stendono.
La cima del vulcano è nel menù del giorno seguente, con la ss284 faccio tutto il giro della base del vulcano, attenzione però perché all’altezza di Bronte, una strana sabbietta violacea è ammassata ai lati della strada, sui balconi e sulle macchine parcheggiate:ovviamente è la cenere vulcanica depositatasi dopo l’eruzione e tocca stare all’occhio perché il grip dell’asfalto potrebbe cambiare, in peggio, in maniera inaspettata.
La strada corre sulle precedenti colate laviche, punteggiate di ginestra e persi nella guida della bellissima strada,soprannominata quotamille, ci perdiamo la svolta giusta.
Approfittiamo del dehors di un locale per bere qualcosa di fresco e invertire la marcia, scendendo poi in direzione di Francavilla di Sicilia per visitare le Gole dell’Alcantara: uno stretto canyon che l’omonimo fiume ha scavato nella lava.
Ci sarebbero percorsi di trekking di ore da poter fare ma una partenza abbastanza ritardata ci costringe ad una più rapida discesa per i 280 gradi che portano ad un’ansa del fiume per 2 foto di rito e risaliamo per il comodo ascensore.
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Nota a margine: parcheggio, ingresso e ascensore hanno biglietti ticket distinti, per un totale di poco meno di una decina di euro.
Sono ormai le 18 passate, Cristian imposta sul navigatore le coordinate dell’hotel di Giardini Naxos, località nella quale passeremo la notte.
Alloggiamo, in realtà, in una serie di appartamenti sistemati nel piano inferiore di un palazzo ubicato alle porte della città. La cordialissima signora Maria che ci accoglie, assegnateci le varie camere, ci dà le indicazioni per raggiungere un’area camper, convenzionata con la sua struttura, dove parcheggeremo le ns moto per la notte: una decina di euro pure qui. Evidentemente la soluzione deve essere la norma a Giardini; già più di 20 anni fa, in occasione della mia prima volta in Sicilia, parcheggiammo le moto con le medesime modalità.
Doccia e via nel ristorante consigliatoci dalla ns ospite, per l’ennesima mangiata di pesce dal buon rapporto qualità – prezzo.
Giardini Naxos offre una bellissima vista del litorale ionico punteggiato di luci, si vede anche ovviamente Taormina. L’età media dei ragazzi in giro per il paese è bassa, appena sopra i 18 perché molti sono in auto, e una discoteca vicina ne richiama un gran numero, ma per raggiunti ed oltrepassati limiti di età noi passiamo oltre ed andiamo a berci qualcosa in un locale affacciato sul golfo.
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Martedì 03.06.2025
Sveglia e colazione al bar; siamo nella Sicilia Orientale e cosa fai, non ne approfitti per una bella granita al caffè con brioche con il tuppo, calda, a parte? L’avevo assaggiata in locali tenuti da siciliani, ma in versione local dà un gusto in più, impareggiabile.
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Tocca rimettersi in moto però che oggi la giornata è dedicata a sua maestà l’Etna, che attacchiamo dal lato di Zafferana Etnea e del rifugio Sapienza, origine della funivia, che dai 1920 mt porta ai 2500 ed oltre.
La giornata è splendida e c’è un mucchio di gente nei parcheggi del centro turistico; una delle guide, dopo averci fatto parcheggiare le moto, ci illustra tutte le possibilità di visita, dai quad alla funivia, ai camion 4×4. Optiamo per la soluzione da una novantina di euro che comprende salita ( e discesa) in funivia fino alla stazione a monte, da qui dei grossi bus 4×4 ci portano fino a quota 3000 mt e poi passeggiata di un’oretta, con la guida alpina e vulcanologica, che condurrà tra crateri e recenti colate di lava nella zona sommitale.
Io sto pezzo me lo salto perché camminare in posti cosi’ scoscesi non è il mio, già la funivia l’ho fatta guardando il pavimento ed ho lasciato ad altri l’incombenza di fare qualche foto.
La vetta è, in pratica, la luna; non c’è nulla che non sia nero e polveroso, perfino i cumuli di neve fanno fatica a spuntare.
LA colata lavica del giorno precedente è facilmente identificabile, ha una tonalità di nero diverso.
In attesa del ritorno degli esploratori, rubo qualche spiegazione dalle guide che regolano l’accesso dei turisti ai vari mezzi, che li scaricano una trentina di pezzi alla volta.
Etna fumante a parte, lo sguardo è rubato della costa sottostante,che si dipana attraverso tutti i golfi della costa ionica da ben prima di Catania e fino a Siracusa.
Scrocco anche la spiegazione della numerosa presenza di insetti volanti, in effetti presenti in grande e fastidioso numero; vengono infatti risucchiati dalle correnti di aria calda che risalgono lungo le pendici dell’Etna e poi non riescono più a scendere e sono, purtroppo, destinati a morire, forse confortati da questo bellissimo paesaggio.
Gli amici, più coraggiosi di me, hanno fatto ritorno e casualmente riprendiamo lo stesso mezzo dell’andata, condotto da una simpaticissima autista donna, l’unica in servizio , che concede ad uno di noi il privilegio di sedere davanti e conseguente possibilità di fare un video in versione POV della discesa – qui sotto! -.
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La stazione a monte offre infinite possibilità di ristoro, ma mi pare un po’ troppo trappola per turisti dallo sconveniente rapporto qualità/prezzo. Rimettiamoci in moto che 2 arancini per strada li troviamo sicuro.
Le distanze in Sicilia hanno grandezze alle quali non siamo abituati, a casa in 70 km attraversiamo 3 o 4 province, qui nella stessa distanza non c’è nulla di nulla, nessun paese, nessun distributore; solo terra a perdita d’occhio.
Per la ss575 arriviamo a Troina, unico paese che, a quanto pare, in piazza non abbia un bar che faccia arancini, ma salendo ne abbiamo visto uno aperto e di fame non si muore neppure oggi.
Il caro Santi è nato in Sicilia ed ha ancora parenti ed amici nell’isola, nella stesura del percorso si ha avuta cura di farlo passare per il paesino natale dei genitori, Mistretta, ed una sosta è d’obbligo.
LA ss117 ci fa attraversare i verdi boschi dei Nebrodi fino a riconquistare il blu del mare all’altezza di Santo Stefano Camastra, dove passeremo la notte.
Siamo ancora fuori dal clou della stagione turistica e la cittadina è stranamente tranquilla, ci concediamo l’ennesima mangiata di pesce e tutti a nanna.
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Mercoledì 04.06.2025
Le strade del gruppo si dividono: Santi si ferma dagli amici e parenti in Sicilia, Giuseppe va a lavorare un paio di giorni a Reggio Calabria; si ritroveranno il sabato per tornare, tutto via terra ed autostrada, per arrivare poi a casa domenica sera.
Avevo proposto agli amici rimasti di fare un giro nella Sicilia occidentale; per alcuni di loro è la prima volta nell’isola e vale la pena approfittarne il più possibile.
Avrei voluto portarli al Creto di Burri, l’opera di arte ambientale che commemora la città di Gibellina Vecchia distrutta dal terremoto del Belice, fare un salto a San Vito Lo Capo e passare poi la notte ad Erice, ma un ammutinamento, al quale cedo di buon grado, ci porta direttamente al mare a San Vito per approfittare dell’ennesima giornata di sole e fare il bagno nella bellissima spiaggia cittadina.
Nel tardo pomeriggio, saliamo per la sp31 ed i suoi numerosi tornanti fino alla vetta del monte sul quale è arroccata Erice; passeremo la notte presso l’Albergo Villa San Giovanni, a strapiombo sul versante della città che guarda la costa in direzione est.
Il vento che sferza la serata sembra quasi sospingerci verso il ristorante La Pentolaccia: l’ennesima mangiata di pesce ci attende; io mi gusto un ottimo couscous di pesce.
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Giovedì 05.06.2025
Il traghetto ci attende all’imbarco verso sera, abbiamo quasi tutta la giornata, che decidiamo di passare in pieno relax al Blu Water Beach Club di Alcamo Marina.
Facciamo un salto in un bar per una preziosa scorta di arancini – ma quante ne avete mangiate???, ndr – in vista della cena in nave e ci buttiamo in autostrada per affrontare poi il mostro finale: il traffico di Palermo.
Un po’ di tempo lo perdiamo, la totale assenza di indicazioni dentro il porto non aiuta, ma finalmente arriviamo al nostro traghetto verso Livorno.
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Venerdì 06.06.2025
Sbarchiamo in orario, e le moto erano sistemate comodissime per sbarcare, in breve tempo siamo fuori.
Sono le 14.30 passate, decidiamo di andare verso Calambrone e Tirrenia, a dire il vero abbastanza desolati, in un ristorantino sulla strada ci regaliamo l’ultimo spaghetto allo scoglio: l’aglio ci farà compagnia nel casco per decine di chilometri.
Non abbiamo chissà che fretta di tornare a casa, per la prima volta in 16 edizioni torniamo tutti insieme; decidiamo di sbrigarci un po’ con l’autostrada e di uscire ad Aulla, ultimo rifornimento e torniamo in terra reggiana per il passo del cerreto e la ss63 e poi ci si saluta.
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Come abbiamo viaggiato
Per il viaggio di andata da Civitavecchia a Palermo ci siamo affidati al vettore GNV, e per 2 cabine triple, 6 persone e 6 moto, approfittando di uno sconto di febbraio per san valentino, abbiamo speso 606 euro.
Per il ritorno, da Palermo per Livorno questa volta, abbiamo usato Grimaldi Lines. Il commerciale di Corsica Ferries, incontrato come di consueto alla fiera MBE, ci ha dato il nominativo del suo omologo in Grimaldi Lines: per 2 cabine, 4 moto e 4 persone abbiamo pagato 398 euro.
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Dove dormire
RAGUSA IBLA: ChocoHouse, Via Salita delle Erbe 8-10-12, 97100 Ragusa
SIRACUSA, ORTIGIA: Maison Ortigia, Piazza San Giuseppe 25, Ortigia, 96100 Siracusa
GIARDINI NAXOS: Ada Hotel, 27 Viale Jannuzzo, 98035 Giardini Naxos
SANTO STEFANO CAMASTRA: THE PALACE B&B and Apartments, Via Vittorio Emanuele 22, 98077 Santo Stefano di Camastra
ERICE: Hotel Villa San Giovanni, Viale Nunzio Nasi 12, 91016 Erice
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Dove mangiare
RAGUSA IBLA: That’s a Moro, Largo Camarina 5, 97100 Ragusa Ibla RG
GIARDINI NAXOS: Ristorante da Angelina, Via Calcide Eubea, n°2, 98035 Giardini Naxos ME
SANTO STEFANO CAMASTRA: Trattoria Di Giannino Cesarino, Via Garibaldi, 14, 98077 Santo Stefano di Camastra ME
ERICE: La Pentolaccia, Via Gian Filippo Guarnotti, 17, 91016 Erice TP
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Le schede del viaggio







