1400 km dopo, tutto sul nostro Raid di Sardegna con InMoto
Il report del viaggio del nostro Mastic, come guida del Raid promosso dalla rivista InMoto e organizzato da Tom42. La Sardegna, le sue strade bellissime, il mare, la cucina; ma anche un’esperienza umana inaspettata
È finita domenica 2 giugno, alle 7. Bruscamente. Dopo i cori di sabato sera sul traghetto, appena sbarcati, il tempo di accostare su uno spiazzo per distribuire i bagagli che erano nel furgone di supporto, gli abbracci, la promessa di rivederci presto e.. via. Neanche un caffè, perché avrebbe significato stiracchiare oltre un qualcosa che ormai era finito.
Avevamo tutti un’aria differente al risveglio oggi, con la nave che faceva le manovre d’attracco in porto a Livorno. C’era un’atmosfera differente. Non era più Sardegna, ma Continente. È stato un brusco ritorno alle nostre realtà. La gita scolastica era finita, ci aspettava il ritorno a casa.
Curiosa realtà questa dei giri in moto con guida. Ci si incontra senza conoscersi, tranne alcuni che avevano già partecipato alle precedenti edizioni. E si comincia subito a condividere tutto. Si vive a stretto contatto per 8 giorni. Magari si condivide anche la camera, come è successo a me con Claudio Galazzi, il nostro uomo ombra che ha guidato il furgone di assistenza. Claudio, che se comprate la rivista Auto lo vedete alla guida della Lexus in copertina. Non conoscevamo neanche i nostri nomi. Lui mi ha telefonato il venerdì sera prima della partenza, poi ci siamo visti in porto. E abbiamo iniziato a dire cazzate. Da lì è venuta fuori la nostra settimana insieme. E lui oggi è “il direttore”. Perché direttore? Questa ve la dico a parte.
La cosa che mi preme raccontare ora è che eravamo un gruppo eterogeneo. Anche con delle spigolosità in alcuni casi. Ma tutto è andato assorbendosi nel corso dei giorni e dei chilometri. I veloci hanno imparato a sopportare i lenti, i lenti non si sono sentiti a disagio se il gruppo doveva attenderli. E alla sera al bar ci si è offerti a vicenda birre e drink, chiacchierando come vecchi amici, raccontandoci delle nostre mogli e (in qualche caso) amanti, della nostra vita in moto e di quella lavorativa; delle nostre passioni e qualche volta anche dei problemi.

La staffetta, un ruolo da appassionati
Il compito che mi era stato assegnato, a parte rappresentare InMoto e scrivere l’articolo finale per il giornale, era chiudere il gruppo. La guida ufficiale era Fabio Locci, un esperto motociclista sardo, che accompagna abitualmente gruppi a spasso nella sua Isola. Io teoricamente avevo un ruolo di tutto riposo: me ne sarei dovuto stare in fondo al gruppo, sul filo dei 65 km/h.
Però ero stato avvisato: ce l’hai un navigatore? Può succedere che debba guidare tu, visto che sei ufficialmente una delle due guide. Con noi c’erano 12 moto, delle tipologie più disparate: da una Ducati Multistrada 1200 a una Honda Gold Wing, passando per un paio di X-ADV, una V-Strom 650 e… in tutto 14 moto e un furgone appoggio.
Confesso di non aver quasi mai guardato le cartine degli itinerari giornalieri, sebbene le abbia ricevute un paio di giorni prima della partenza. Adagiato sul fatto che avrei comodamente chiuso la fila.

Invece ci siamo ritrovati un gruppo eterogeneo. Fra i primi c’era qualcuno abituato ai giri “rapidi”, mentre fra gli ultimi ce n’erano altri decisamente più lenti. Così, strada facendo, a volte si accumulava un ritardo di qualche minuto dalla testa del gruppo. E io ogni volta ho iniziato a “cucire”. Forte del fatto che a chiudere c’era l’ottimo Claudio con il furgone, io viaggiavo con il gruppo dei primi, poi ai bivi mi fermavo ad attendere che passasse anche l’ultimo. A quel punto iniziava la fase più stressante (o divertente?): la rimonta verso i primi, per non perdere nessun bivio.
Così ho finito per guidacchiare niente male in questi giorni, gustandomi le eccezionali strade sarde. E ho approfittato della mia situazione di privilegio per fare qualche sosta in più per fotografare gli scorci che mi colpivano. O per fare pipì.
Ci siamo perduti? Certo che sì. L’attraversamento di Alghero inevitabilmente ci ha messo alla prova. Alla fine su una fila allungata, qualcuno che incappa in un’auto in mezzo alla strada o in un semaforo rosso c’è sempre. Qualche volta ho tirato il gruppo rimasto con me orientandomi con il sole (azzeccandoci!). Un paio di volte ho acceso il navigatore del telefono e mi sono lasciato portare dalla voce nel casco.
Cosa mi resta di questo lavoro? Al di là del divertimento legato alla guida su strade tanto belle, l’aver messo la mia esperienza di motociclista a disposizione di altre persone mi ha ripagato assai. Ho beccato sorrisi, pacche sulle spalle, a volte veri ringraziamenti. E un paio di whisky offerti alla sera. Ho fatto manovra con l’Honda Gold Wing di Massimo diverse volte, e l’ho anche caricata e scaricata dal furgone a Cala Gonone.

Claudio, “il direttore”
Menzione particolare per il Galazzi, da Bologna. Per professione gestisce il parco auto in prova della Conti Editore, e le guida tutte quando si fanno le foto per i giornali del gruppo. In molti durante questo raid si sono convinti che nella sua vita ha fatto l’animatore nei villaggi vacanze, invece il suo è un talento inespresso.
Ha giocato con tutti noi sin dal primo giorno, ma il cambio di marcia è arrivato a Stintino, fra antipasto e primo piatto al ristorante affacciato sulla spiaggia. Ha visto arrivare 3 turiste e si è alzato di botto. Con lui siamo andati anche io e Gaspare, detto Rino; un tipo, medico nella vita, sempre pronto a scherzare.
Così Claudio si è presentato, con il suo francese improvvisato alle 3 ragazze francesi: “Bonjour, je suis le directeur”. Quelle hanno chiesto info per un tavolo e inutilmente ho tentato di avvisarle che Claudio era si il direttore, ma non avevamo capito bene di cosa. Hanno dato retta al suo francese claudicante piuttosto che al mio ben più spigliato. E si sono fatte dare un tavolo. Poi siamo scappati, e da lontano abbiamo visto il cameriere vero che le faceva alzare, perché quel tavolo era prenotato.
Da allora Claudio è il direttore. E con la sua bacchettina di legno (ma se l’era portata da casa?) ha guidato i nostri cori e organizzato gli spostamenti. “Ragazzi, ora mettete tutte le moto là! No, un po’ più a destra. Vabbè, facciamo a sinistra”. E a ogni brindisi ha ripetuto a memoria una filastrocca in tedesco. Quando gli abbiamo chiesto cosa significasse, ha candidamente confessato di averla imparata a memoria una volta che era vicino a una comitiva di tedeschi che brindavano a ripetizione. Chissà cosa ci ha fatto dire? I tedeschi intorno a noi però sembravano divertiti.
Scherzi a parte, Claudio ha fatto anche delle belle foto, e il servizio su InMoto sarà illustrato con quelle. Oltre a qualche foto dal mio smartphone e da quelli dei partecipanti. Perché abbiamo costituito un gruppo Whatsapp e tutti hanno collaborato a produrre foto e video.
Ecco, più di tante parole scontate, forse questo paragrafo rende l’idea di cosa siamo stati in questi 8 giorni in Sardegna.

Il giro e le strade
Il primo giorno è stato disastroso. Acqua costante, cattiva, di quella che ti penetra fin nei punti più intimi. E non si vedevano i paesaggi, perché ovunque c’erano nuvole basse e piogge forti. Siamo passati per una deserta Porto Cervo, ma a sera ci siamo accorti di non aver praticamente nulla da raccontare. Se non fosse per i pranzi e le cene, decisamente fuori dalla norma per qualità e quantità. Alla sera soprattutto, visto che abbiamo iniziato da un villaggio vacanze, dove c’era un buffet ricchissimo e libero.
Peccato che in quel posto, l’Hotel Cala di Lepre considerassero anche l’acqua fra gli extra. La cosa ha fatto arrabbiare un po’ tutti, così come i prezzi non propriamente popolari. D’altra parte eravamo in Costa Smeralda, cosa potevamo aspettarci?
Una prima giornata difficile, ma a tavola alla sera c’è stato già qualcuno che si è offerto di pagare le bevande per tutti, e il gruppo ha mostrato i primi segnali di coesione.
Il secondo giorno sulla SS 125, l’Orientale Sarda, è andato assai meglio. Le cave di granito di Orosei, Budoni, Dorgali, il pranzo nel porticciolo di Cala Gonone. Tutto all’asciutto e addirittura con qualche timido raggio di sole, nonostante le pessime previsioni. Poi, nel pomeriggio, un temporale fortissimo, mentre passavamo sopra il canyon di Gorroppu, il 3° più profondo d’Europa, con i suoi 500 metri di dislivello.


Però ce la siamo goduta, e alla sera, arrivati nel nostro resort, c’è scappato anche un bagno a tradimento nella bellissima piscina. A tradimento, perché il fondo inclinato della vasca era scivoloso, e ci siamo tutti caduti dentro, nonostante l’acqua freddissima decisamente poco invitante. A non avvisare che si scivolava hanno iniziato quei due mascalzoni di Fausto e Leonardo, i primi a esserci caduti dentro. Poi hanno continuato gli altri che si sono avvicinati all’acqua. Alla fine ne è venuto fuori un bel bagno!
Il terzo giorno, martedì 28 maggio, abbiamo fatto il coast to coast. Dall’Ogliastra alla Barbagia di Suelo, la Giara di Gesturi, il Monte Grighine e Oristano, la città di Fabio, la nostra guida. Belle strade, come al solito, e un agriturismo nascosto in montagna, dove ci hanno cucinato un eccezionale maialino sardo.
Per il giorno successivo, mercoledì, abbiamo fatto un giro verso sud, alla scoperta della Costa Verde. Due le cose più emozionanti. La prima sono state le miniere del Sulcis. Quanta fatica, quanta sofferenza. E quanto sudore. Anche quanto dolore, per i minatori e le loro famiglie. L’archeologia industriale mi affascina, e qui c’è una storia recente che ha travolto molte famiglie. Oggi, passare nei borghi semiabbandonati costruiti intorno alle miniere, dà un’idea triste e affascinante allo stesso tempo.

Emozionante è stato anche il giro che Fabio mi ha portato a fare su un monte che sovrasta Buggerru. 5 minuti per salire in quota e vedere un panorama spettacolare. Siamo andati solo io e lui, perché la strada è larga meno di due metri, ed è a strapiombo sul mare, senza protezioni. Ci siamo fermati su, dove diventa bianca. La faremo a settembre probabilmente, con il giro Sardegna in Fuoristrada, organizzato sempre da InMoto e Tom42.
Giovedì 30 maggio è stata la giornata della Bosa-Alghero, una strada mitizzata dai motociclisti. E non solo. Ora che l’ho fatta ne ho capito il motivo. Splendida da guidare, incredibile per i suoi paesaggi. E ci ho incontrato anche Marco Boscherini, che a settembre sarà con noi alla visita della Honda di Atessa. Incredibili le coincidenze.
Poi si arriva a Stintino, di fronte a L’Asinara, con il suo mare cristallino chiaro. E ti senti in paradiso. In molti hanno fatto il bagno. Io avevo da sistemare tutto e tutti prima, poi mi sono reso conto che non avrei fatto in tempo per il pranzo, e mi sono limitato a guardare.


L’ultimo giorno, venerdì, è stato dedicato a visitare un paio di borghi suggestivi. Castelsardo, arrampicato sul mare, e Sedini, con le sue case scavate nella roccia. Poi il lago Coghinas, un pranzo in un agriturismo di campagna e, nel pomeriggio, la Valle della Luna, così detta per i tanti massi rocciosi di grandi dimensioni disseminati qua e là a mucchi, con andamento incostante.
Si rientra nel nostro lussuoso resort, e ci scappa un bagno al mare, tutti assieme. Poi il sabato mattina, vissuto a gruppetti. Qualcuno al mare, qualcuno in piscina. Si mangia assieme nel chiosco sulla spiaggia. Quindi si sale in moto e via, verso Golfo Aranci per l’imbarco. Una pizza rapida a Figari, l’acquisto di qualche souvenir, un ultimo bagno per qualcuno.
Alle 8 saliamo in nave. Si fa casino tutti assieme, ma siamo stanchi e ce ne andiamo presto in cabina. Domattina la sveglia suonerà alle 5.30. E tutto sarà finito. O più probabilmente si comincerà a lavorare per organizzare il prossimo viaggio assieme.

Che sorpresa la Yamaha Tracer 900
1400 km in 7 giorni. Quando l’ho lasciata un po’ mi è dispiaciuto, tanto che ho dato un paio di sgassate a frizione tirata, per sentire ancora la musica del tre cilindri.
La Tracer mi è piaciuta, perché ha un motore proprio bello. Ha molta schiena in basso, prende e tira subito con un vigore inaspettato. Il suono è gasante.
In sella è comoda, anche se alla lunga a me fa venire un po’ di dolori alla schiena quando si va piano. Preferisco moto più cariche sui polsi, che sgravano la spina dorsale dal peso. Però vale solamente se si va piano questo discorso. Come ci si muove più rapidamente, si inizia infatti a usare in maniera più attiva il corpo e gli indolenzimenti passano.
Non è una prova questa della Tracer, perché non ho avuto modo di giocare con le sospensioni né di guidare con calma in condizioni disparate. Per quello che ho visto però mi è piaciuta non poco.
Quando la mandi su prende e snocciola le marce una dopo l’altra. In curva piega con naturalezza. Viene tutto facile. E frena bene.
Funziona tutto alla grande, finché non si fa veramente sul serio. A quel punto le sospensioni alzano bandiera bianca. La forcella è soffice in frenata, e alleggerisce molto il posteriore. Così se arrivi lungo la frenata si allunga ulteriormente e l’ingresso in curva diviene un po’ macchinoso.
Il motore di suo è bellissimo, ma manca della “botta definitiva”. Insomma, va benissimo e spinge forte. Quando però gli chiedi l’allungo rabbioso verso la zona rossa si siede un po’ e ti lascia lì ad attendere. Meglio cambiare marcia, per usare la coppia. Volete un paragone? La mia Aprilia Tuono allunga di più, lanciando la lancetta del contagiri e facendo lampeggiare il Led del cambio marcia. Ma è una moto di una tipologia differente, lo so; non lapidatemi per il paragone.
Però la Tracer è bella e va bene.
E i partecipanti?
I veri protagonisti del giro sono stati loro, i partecipanti. Alcuni di loro non erano alla prima partecipazione ai Raid di InMoto e Tom42. Proviamo a citarli uno per uno?

Alfredo. Bisbetico, chiassoso, veneto convinto che a Roma non paghiamo né le multe né il bollo. Sembra burbero, ma è un bonaccione. Lo hanno amato tutti.

Claudio Giosuè e Iole. Marito e moglie, da Bergamo, pasticceri in pensione. Veloci in moto, simpatici e disponibili sempre, scherzosi, modesti. Ma che forza! E che coppia in moto!

Fausto. Guida (bene) una Multistrada 1200. Lui che esce con amici veloci, in Sardegna ha capito e apprezzato un giro in moto “diverso”, ed è stato vicino ai più lenti. Magari mi porterà a fare un lancio in paracadute, sua grande passione.

Ferdinando. Onnipresente, amico di tutti. Aveva già partecipato a 3 raid in Sardegna e a uno in Marocco. Viaggia (rapido) con un’Honda X-ADV preso a noleggio, e ha scoperto i viaggi di InMoto grazie al figlio, pure lui motociclista. Ogni tanto non lo si trovava: era in acqua che nuotava!

Franco. Anche lui con la Tracer, costantemente nel gruppo dei primi. Silenzioso, discreto, ottimo guidatore. Mi ha aiutato a capire qualcosa con i settaggi del riding mode e del traction control. Ha il vizio di sbattere le valige laterali sul guard rail in curva. Franco, toglile!

Gaspare, detto Rino. Medico, guida una GS 1200 con aria disimpegnata, poi lo superi e negli specchietti vedi che si è messo a fare le traiettorie. Dopo 2 giorni è diventato uno degli animatori del gruppo. Rino torna con noi per favore!

Leonardo. Guida una F800GS con gomme tassellate, dice di non essere bravo e di non andare in fuoristrada. Poi trovi un pezzo di sterrato e lo vedi di traverso a gas spalancato che mette le marce. L’ho chiamato Lorenzo per tutta la settimana, facendolo arrabbiare, e non ho sue riprese in video, perché ogni volta che lo superavo per riprenderlo con la videocamera sulla schiena, lui inevitabilmente mi risuperava. Ciao Lorenzo! No, scusa, ciao Leonardo!

Lorenzo. Si, lui si chiama Lorenzo. È stato un signor ciclista, con partecipazioni a molte classiche internazionali, come il Giro delle Fiandre. Oggi se ne va a spasso con una V-Strom 650, in cerca di panorami e di emozioni diverse. Bravissimo a prendermi la ruota e a tenersi sempre alla giusta distanza, peccato che la videocamera fosse spenta.

Massimo. Un veterano dei Raid di InMoto, è stato un piacere vederlo fare manovra con la sua Honda Gold Wing nei vicoletti di certi paesi che abbiamo attraversato. Spesso ha chiuso il gruppo, ma ogni tanto ha aperto il gas e ci ha fatto vedere che la petroliera sa essere rapida.

Michael. Discreto, con il suo X-ADV e il completo tecnico di ottimo livello, complimenti per la mise. Parla poco ma guida bene, senza dare nell’occhio. Anche lui, è stato bravo a starmi dietro per farsi inquadrare… quando avevo la videocamera bloccata. Michael ti ho visto dagli specchietti!

Saverio. Simpaticissimo tarantino, sa stare con il gruppo e parla poco. Ma ha la battuta sempre pronta, occhio!

Roberto. Guida con tranquillità una Moto Guzzi V7 Classic che ha personalizzato lui stesso. Potrebbe essere quello che se l’è goduta di più, prendendosi i suoi tempi. Non a caso a fine giro era il più abbronzato.



















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