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Addio all’amico Nazareno Agostini

Nazareno Agostini, Nazza per gli amici, è stato per una vita il pilota della “Moto 1” al Giro d’Italia di ciclismo. La moto che seguiva la testa della corsa, con a bordo l’operatore, Francesco Simula, che girava le riprese che andavano in onda in diretta

Era un lavoro difficile il suo. Un lavoro difficile quello del motociclista che porta l’operatore al Giro. Bisogna viaggiare vicino ai ciclisti, tenendosi sempre alla stessa distanza, quella giusta che consente di inquadrare bene i soggetti.

Tutto apparentemente facile finché si va dritti, ma poi arrivano le curve, le discese da oltre 100 km/h, con le bici che facilmente vanno più forte delle moto, perché nei tornanti svoltano più rapidamente. O le salite ripidissime da fare a 4 km/h, con una moto resa pesantissima dalle attrezzature e dalle batterie del sistema di ripresa e trasmissione del segnale. E magari ci si mettono anche i ciclisti, che scattano all’improvviso uscendo dal gruppo.

Nazareno era il leader dei motociclisti della RAI, gestiva lui il gruppo, e molti anni fa aveva avviato lui una formazione obbligatoria di tutti i motociclisti dell’azienda radiotelevisiva. 

Conoscevo bene Nazza, perché da parecchi anni i corsi di formazione dei suoi motociclisti li gestivo io all’Isam di Anagni. E dopo il primo corso avevamo imparato a conoscerci, ad apprezzarci a vicenda. Sapevo che tipo di formazione voleva per i suoi ragazzi, e ogni volta che abbiamo fatto un corso è stata un’esperienza in più da raccontare.

Al venerdì mi telefonava per dirmi che gente mi stava mandando. Al lunedì sera lo chiamavo per raccontargli le mie prime impressioni. Spesso al giovedì mattina, il giorno prima dell’esame finale, mi chiamava per chiedermi i due nomi che avevo selezionato da mandare al prossimo Giro d’Italia.

Poi arrivava il giorno dell’esame. Lui e Francesco venivano con il camion RAI, lo stesso che usavano per le trasferte, le moto ufficiali. Avevamo gli esaminandi e una squadretta di ciclisti per simulare una gara da riprendere.

Chiacchiere, risate, scherzi e scherzacci. Provava sempre a fregarmi con il primo caffè che usciva dalla macchina che aveva nel “suo” camion.

Tieni Riccà, il primo è per te”. Poi mi vedeva ridere e scoppiava in una risata: “Ah è vero, tu lo sai che il primo è cattivo e lo damo sempre a chi ce sta sur ….”.

Guidava la moto benissimo Nazza. Durante l’esame io e lui ci tenevamo dietro, seguivamo stando in disparte. Il giorno dell’esame il mio lavoro era finito, mi sentivo in vacanza. Lui invece era “il capo” che controllava. Così ogni tanto ci fermavamo, ci confrontavamo. E dicevamo pure un sacco di cazzate, perché ci si sfotteva continuamente. Ma mentre ci si sfotteva si lavorava bene.

Mi ha insegnato molto Nazza, mi ha raccontato molto della sua professionalità. E l’ho visto all’opera, invitato a una tappa del Giro d’Italia.

Nazareno purtroppo se n’è andato all’improvviso. Mi ha chiamato questa sera Giuseppe, uno dei primi motociclisti formati da me, per darmi la notizia.

Nazareno Agostini, RAISPORT
Nazareno Agostini, a destra con la felpa RAI, e Giuseppe Marino, a sinistra, anche lui motociclista RAI. In mezzo Riccardo Matesic

La pensione Nazza, mannaggia, era il momento di godertela. Assieme alla tua vecchia CBR 600.

Se ne va un grande motociclista, uno che ha vissuto su due ruote buona parte della sua vita. Lo ricordo partire sorridente per l’inizio della tappa sotto il diluvio universale. Aveva davanti ore di guida sotto la pioggia e il freddo, e rideva, con quei suoi guanti da pescatore che non lasciavano passare una goccia d’acqua. A volte andava troppo forte, e mi faceva ridere Francesco, l’operatore, che mi raccontava che quando si incazzava perché Nazza andava troppo forte, da dietro gli spingeva il pedale del freno.

Perdo una persona che mi ha dato tanto, e che negli anni ho sempre sempre visto con il sorriso sulle labbra.

Ciao Nazza.

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