Motociclisti: come evitare gli incidenti?

La statistica annuale dell’ACI sulla localizzazione degli incidenti stradali riapre una questione annosa per noi motociclisti: quali sono le più frequenti situazioni di rischio delle quali spesso neanche ci accorgiamo? Come si potrebbero mettere motociclisti e scooteristi in condizione di riconoscere e prevenire i pericoli?

Come ogni anno a novembre, l’ACI ha rilasciato il comunicato stampa relativo allo studio sulla localizzazione degli incidenti. Come sempre vi si mette all’indice il dato negativo degli utilizzatori di mezzi a due ruote.

L’indice di mortalità delle due ruote, – si legge nel comunicato – è molto più elevato di quello delle quattro ruote: 4,1 morti ogni 100 veicoli a motore coinvolti in incidente, e 2,5 per le bici, rispetto all’1,2 delle auto”.

Al vertice delle tratte più pericolose per le due ruote, con incidenti mortali, il Grande Raccordo Anulare di Roma, la SS 601 Ostia-Anzio nel comune di Roma, la SS 007 nel comune di Terracina, la SS 016 Adriatica nel comune di Bari e la SS 018 Tirrena-Inferiore nel comune di Vietri sul mare. Si confermano tratte con elevata densità di incidenti la SS 001 Aurelia in provincia di Savona, la SS 002 Cassia, la SS 006 Casilina in provincia di Roma e la SS 0016 Adriatica in provincia di Rimini”.

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Prevalgono gli incidenti su strade urbane

Come già in passato, quello che emerge è che la maggior parte dell’incidentalità e della mortalità sono concentrate sulle strade urbane. Anzi, visto che si indicano le arterie statisticamente più pericolose per noi motociclisti, emerge chiaramente come non ci sia nessun passo di montagna, nessuna meta tradizionale dei motociclisti sportivi. Non ci sono il Muraglione, la Futa, la Tiburtina e tutte quelle strade costantemente nell’occhio del ciclone, quando si punta il dito (giustamente) contro i motociclisti che vanno troppo forte.

Quelle citate sono statali urbanizzate, percorse da persone che vanno al lavoro o da vacanzieri. E gli incidenti che vi si verificano, purtroppo, sono incidenti banali nella loro dinamica, con moto e scooter che impattano contro altri veicoli. Incidenti evitabili, perché qualunque motociclista esperto sa che nel traffico e nella fila c’è una forte condizione di pericolo.

Triumph Tiger 1200
Vespa
E se a rischiare di più fosse chi proprio non se l’aspetta?

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Investire sulla formazione

Sarebbe ora che tutti capissero che la maggior parte degli incidenti sono questi, e che qualcosa si può fare per evitarne almeno una parte. Basterebbe lavorare per dare a chi non li ha gli strumenti per riconoscere le situazioni di pericolo. Anche per far capire che per quanto ci si possa impegnare, in una strada trafficata non si riuscirà mai ad andare forte veramente. Mentre, al contrario, ci si veste con abiti protettivi anche per andare piano. Che la storia è piena di piloti che si sono fatti molto male cadendo a bassa velocità.

Servirebbero investimenti per l’educazione. Il contrario di ciò che si fa. Perché si continua a raccontare che il rischio nella guida della moto è rappresentato dall’attrazione per la velocità (senz’altro pericolosa). Tralasciando invece che il rischio più grande è la mancanza di una formazione che vada oltre la gestione del mezzo e crei nel motociclista la consapevolezza di ciò che sta facendo.

Ecco perché continuiamo a leggere ogni anno statistiche tristi con morti che si potevano evitare.

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Il testo del Comunicato ACI

73 incidenti su 100 su strade urbane, 22 sulle extraurbane, 5 in autostrada (25, 51 e 24 su 100 sulla rete viaria principale)

Riprende la mobilità ed aumentano gli incidenti rispetto al 2020: +40% su autostrade, +30,3% su strade extraurbane principali, +20% su strade urbane;

morti +26,2% su autostrade, +18,8% su strade extraurbane principali, +6,1 su strade urbane

In calo incidenti e vittime rispetto al 2019: incidenti -15,9% su autostrade, -10,1% su strade extraurbane principali, -19,5% nell’abitato; morti -20,6% su autostrade, -10,5% su strade extraurbane principali, -18,7% nei centri abitati

Alcune grandi arterie vicino alle città si confermano le strade più pericolose del 2021: Penetrazione urbana A24, Tangenziale Nord di Milano e Diramazione Capodichino.

Due ruote: SS 01 Aurelia, Grande Raccordo Anulare e SS 016 Adriatica

Pedoni: Aurelia, Casilina e Tirrena Inferiore

Sulle strade italiane 73 incidenti su 100 nei centri abitati, 5 in autostrada e 22 su strade extraurbane. Sulla rete viaria principale 25 incidenti su 100 nei centri abitati, 24 in autostrada e 51 su strade extraurbane.

Rispetto al 2019, nel 2021 in complesso diminuiscono sia gli incidenti che i decessi (5.119 gli incidenti in meno, 179 i decessi): in autostrada incidenti -15,9%, morti -20,6%, sulle strade extraurbane, incidenti -10,1% morti -10,5%; nei centri abitati, incidenti -19,5% e morti -18,7%.

Sono i dati essenziali che emergono da “Localizzazione degli incidenti stradali 2021”, lo studio, realizzato dall’ACI, che analizza i 31.407 incidenti (1.002 mortali), con 1.078 decessi (il 37,5% del totale) e 47.740 feriti, avvenuti su circa 53.000 chilometri di strade della rete viaria principale del Belpaese. L’indice di mortalità medio su questa rete è pari a 3,4 morti per 100 incidenti.

In autostrada le autovetture sono il 71,5% dei veicoli coinvolti in incidente (contro il 73,8% del 2019), i veicoli industriali – autocarro (anche leggero), autotreno o autoarticolato, motrice – sono il 22,9% (20,4% nel 2019) ed i motocicli il 5,3% (valore stabile rispetto al 2019).

Gli spostamenti e le partenze nei fine-settimana incidono in modo particolare: giugno, luglio ed agosto i mesi con la maggiore incidentalità (ciascuno rappresenta il 10,5% circa del totale). Il venerdì è il giorno in cui si verificano più incidenti (15,2%). Dalle 18 alle 20 le ore più critiche. L’indice di mortalità, tuttavia, risulta più elevato a gennaio (4,2 decessi ogni 100 incidenti), seguito da giugno (4,0)

Rispetto al 2019, gli incidenti sulla rete primaria sono diminuiti del 14% (media Italia -11,8%), i morti sono scesi del 14,2%, (media Italia -9,4%).

Le autostrade urbane si confermano quelle con la maggiore densità di incidenti a causa degli elevati flussi di traffico e della pluralità di mezzi diversi.

La Penetrazione urbana della A24 (10 incidenti/km), la Tangenziale Nord di Milano nel tratto Monza e della Brianza (8,8 incidenti/km) e la Diramazione Capodichino A1 in Provincia di Napoli (8,1 incidenti/km), sono, infatti, le strade sulle quali si verificano più incidenti, mentre per la rete autostradale la media nazionale è di 1,03 incidenti/km.

Per le strade extraurbane, dove la media nazionale è di 0,5 incidenti/km, il triste primato spetta a: Statale 719 Prato-Pistoia in Provincia di Firenze (8 incidenti/km), Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga nel tratto in provincia di Milano (6,9 incidenti/km) e Statale 671 Asse Interurbano di Bergamo (6 incidenti/km).

GLI UTENTI VULNERABILI

Anche sulle strade extraurbane gli utenti vulnerabili rappresentano una quota molto elevata dei decessi, ancora in aumento: il 39% è ciclista, “dueruotista” o pedone. Nel 25% dei casi è deceduto un motociclista (270), nel 10% un pedone (114) e nel 3,5% un ciclista (38). Rispetto al 2019 aumentano i morti su due ruote a motore (erano 257), mentre diminuiscono i ciclisti deceduti (erano 53).

DUE RUOTE

L’indice di mortalità delle due ruote, è molto più elevato di quello delle quattro ruote: 4,1 morti ogni 100 veicoli a motore coinvolti in incidente, e 2,5 per le bici rispetto all’1,2 delle auto.

Al vertice delle tratte più pericolose per le due ruote, con incidenti mortali, il Grande Raccordo Anulare di Roma, la SS 601 Ostia-Anzio nel comune di Roma, la SS 007 nel comune di Terracina la SS 016 Adriatica nel comune di Bari, la SS 018 Tirrena-Inferiore nel comune di Vietri sul mare, mentre si confermano tratte con elevata densità di incidenti lungo la SS 001 Aurelia in provincia di Savona, la SS 002 Cassia e la SS 006 Casilina in provincia di Roma, la SS 0016 Adriatica in provincia di Rimini

Due incidenti mortali per i ciclisti sulla SS 017 Dell’Appennino Appulo Abruzzese nel comune di Lucera in provincia di Foggia, mentre per densità di incidenti spiccano tratte lungo la SS 001 Aurelia in provincia di Lucca e di Savona, la SS 011 Padana Superiore in provincia di Padova e Venezia, la SS 013 Pontebbana in provincia di Treviso, la SS 016 Adriatica in provincia di Ascoli Piceno, la SS 022 di val Macra in provincia di Cuneo, la SS 248 Schiavonesca Marosticana in provincia di Vicenza

PEDONI

Nel 2021 si è verificato più di un investimento mortale sulla SS 016 Adriatica nel comune di Fano in provincia di Pesaro Urbino e sulla SS 439 Sarzanese Valdera nel comune di Massarosa in provincia di Lucca.

53 incidenti, dei quali 21 mortali, si sono verificati in tratte autostradali.

Lungo l’elenco delle tratte dove si registra un numero particolarmente elevato di investimenti: spiccano molte consolari nel Comune di Roma e la SS 005 Tiburtina nel comune di Tivoli. Inoltre la SS 001 Aurelia nel Comune di Diano Marina Vallecrosia (IM), la SS 227 nel Comune di Santa Margherita Ligure (GE), la SS 016 Adriatica nel Comune di Fano (PU), la SS 155 di Fiuggi nel Comune di Fiuggi e la SS 270 dell’Ischia Verde nel Comune di Forio (NA).

CHI MIGLIORA

Rispetto al 2019, la A 51 Tangenziale est di Milano, il GRA di Roma, la A 8 in provincia di Varese e la SS 036 del Lago di Como e dello Spluga in provincia di Monza Brianza sono le strade nelle quali gli incidenti sono diminuiti di più in valore assoluto gli incidenti e sono diminuiti anche i morti; mentre A12 in provincia di Genova, A4 in provincia di Padova, A13 in provincia di Bologna, SS 16 Adriatica nelle province di Ravenna e di Pesaro-Urbino, SS 372 Telesina in provincia di Caserta, SS 121 Catanese sono le tratte con le maggiori diminuzioni di morti in valore assoluto.

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Un pensiero su “Motociclisti: come evitare gli incidenti?

  • giovedì, 24 Novembre, 2022 in 12:19
    Permalink

    “Tralasciando invece che il rischio più grande è la mancanza di una formazione che vada oltre la gestione del mezzo e crei nel motociclista la consapevolezza di ciò che sta facendo.”
    Esatto, il punto è proprio questo.
    Per quanto l’introduzione del patentino e le nuove prove per il rilascio della patente siano da considerarsi dei passi in avanti, occorre digerire bene alcuni concetti, anche se sembrano banali e scontati.
    Il concetto di velocità. Molti utenti di due ruote associano il concetto di velocità a quello di ALTA VELOCITA’ e non a quello di VELOCITA’ RELATIVA. 50 km/h sono più che sufficienti per avere conseguenze gravi o letali.
    Il concetto di tempo e di spazio. Anche a 30 km/h non ci si ferma immediatamente; anche a 30 km/h non si evita una buca o un ostacolo se non si è concentrati e non si guida in maniera proattiva.
    Le leggi della fisica. Cosa succede quando freno, quando sterzo, quando accelero, quando sto solo e quando ho un passeggero.
    Il concetto di manutenzione. Non è vero che se non si fa manutenzione si rischia solo che il mezzo si rompa. A Roma vedo continuamente girare mezzi con gomme alla tela, mezzi che fanno rumori raccapriccianti, senza luci e senza specchietti. Soprattutto su due ruote la mancanza di manutenzione può essere fatale.
    Il concetto di protezione. Il casco si indossa e si allaccia sempre anche per fare 50 metri. Una giacca tecnica, anche da città (o in stile urbano come si dice ora), protegge di più di un piumino, anche dal freddo e dalla pioggia.
    La maggio parte di queste nozioni sono viste come inutili e fastidiose da molti che utilizzano le due ruote in città, chiunque più esperto abbia provato a dare consigli in tal senso se ne sarà reso conto.
    La parte teorica del percorso di conseguimento della patente o del patentino, insegna principalmente a non cadere nei tranelli verbali inseriti nelle domande di esame. Durante la parte pratica nessun istruttore spiega il motivo che ha portato a fare la prova di frenata in quel modo o la prova di slalom in quel modo.
    C’è molto da lavorare.

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