La concentrazione del pilota

Un atleta mi chiede come e quando i piloti raggiungono lo stato mentale che consente loro di gareggiare al massimo livello. Aprendo così un lungo discorso, perché la concentrazione bisogna imparare a trovarla. E ogni pilota ha i suoi rituali per raggiungerla

Quand’è che i piloti iniziano a concentrarsi per la gara? Un’ora prima? La mattina del giorno di gara? O quando?”.

La domanda mi arriva inaspettata, perché chi me l’ha posta è un atleta agonista. Non un pilota, ma comunque persona abituata ad affrontare gare; che nel suo caso sono incontri di Kickboxing.

Difficile dare una risposta, perché un tema come questo rientra nella soggettività del singolo pilota. Ce ne sono alcuni che sembrano affrontare l’impegno agonistico al massimo livello con leggerezza. Altri invece sono più tesi; o comunque hanno bisogno di starsene da soli e di seguire il loro personale mantra pregara.

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Che concentrazione cerca il pilota?

Cosa significa concentrazione? Ciò di cui parliamo è l’insieme delle cose che il pilota fa per raggiungere il suo obiettivo finale. Vale a dire esprimere una prestazione eccellente in gara, senza sbavature, senza errori; senza lasciare nulla per strada.

Come ognuno raggiunga questo risultato però è difficile da capire. Si può stare attenti a non fare errori. Si può ragionare all’infinito sulle curve della pista che si sta per affrontare, sulle traiettorie, sulle marce. Ma c’è anche chi preferisce distrarsi, per non cadere nella tensione eccessiva. Anche perché sa che poi al momento della gara ritroverà la rapidità e sicurezza di ragionamento e d’azione necessarie.

Insomma, la concentrazione è tutto ciò che il pilota fa per garantirsi di arrivare alla gara con la massima disposizione a dare il meglio di sé.

MotoGP Box Suzuki Joan Mir
i meccanici al lavoro sulla moto di Joan Mir. Lui attende in disparte. Cosa gli passerà per la testa?

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Una concentrazione crescente

La costruzione di una buona competizione inizia dalle prove libere, dove si lavora già con un preciso schema operativo e ritmi serrati. Per questo bisogna essere subito in grado di spingere forte plafonandosi su determinati tempi, altrimenti il setup della moto non lo si trova.

Ecco perché si parla di una concentrazione crescente.

Già quando stai per partire da casa inizi a pensare alla pista dove stai andando a correre. Ai ricordi che hai di quel tracciato. Sai che dovrai essere in grado di dare ai tecnici le indicazioni necessarie per sistemare la ciclistica sin dai primi turni. E poi i rapporti. Devi trovare subito le traiettorie perfette, individuando cambiate e frenate.

E ogni turno che fai è sempre più importante. Perché la definizione del setup gara diviene sempre più precisa. E a ogni turno c’è meno tempo per rimediare a eventuali errori.

Poi arrivano le prove ufficiali. Dove ti giochi molto, perché lì si decide la posizione in griglia di partenza. E somigliano già parecchio a una gara.

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Prima della gara

Remy Gardner pregara
Remy Gardner sulla linea di partenza ascolta musica

Il momento di maggiore tensione arriva quando il pilota inizia a prepararsi per la gara. La vestizione deve essere perfetta. I bisogni fisiologici per molti si fanno impellenti. E sono diversi anche i campioni che al momento di schierarsi debbono fare pipì.

Ecco, in questa fase si può parlare sicuramente di concentrazione. Perché anche il più piccolo particolare dimenticato può compromettere la gara.

I meccanici ti scaldano la moto. Quando è pronta basta un cenno. Ci sali su, la riconosci. E sai che ora romperai il ghiaccio, nel giro d’ingresso in pista. Metti la prima, il meccanico ti dà la consueta pacca d’incoraggiamento sui reni, e parti tranquillo. Il passaggio è brusco. Dal brusio del box ora hai in testa solo il rumore del motore. Ora sei solo: tu e la moto.

Ti fai il tuo giro, e vai a schierarti. In griglia si parla con il meccanico, o con la fidanzata o l’amico che ti segue. A volte si scherza, si parla del più e del meno, per abbassare la tensione. Ma la testa ce l’hai lì. Dentro di te, senza che neanche te ne accorgi, stai lavorando per affrontare la gara, e gli altri piloti.

Poi inizia la procedura di partenza. E ti ritrovi in un meccanismo che non si può più fermare. Conosci a memoria ogni passaggio, fai tutto come un automa. Ed è gara.

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Le sensazioni del dopo

Ti renderai conto di aver vissuto un stress emotivo solo dopo aver spento la moto nel parco chiuso. Allora realizzi la gara che hai fatto. E a meno che sia andata male, ti sentirai in paradiso. E ti sembrerà di aver vissuto tutto in un soffio. Ripenserai a curve e sorpassi. E gradualmente tornerai anche a pensare ad altro.

Solo allora ti renderai conto che nel fine settimana sei stato tanto concentrato da aver pensato quasi solo esclusivamente a quei giri consecutivi su un percorso chiuso. Ecco la misura della concentrazione che avevi raggiunto e che ora, finalmente, ti sta lasciando libero di riposarti.

Di solito a questo punto non vedi l’ora che arrivi la prossima gara. Ma questo è un altro discorso.

Chiara la risposta alla tua domanda iniziale, Luca?

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Un ultimo dettaglio, importantissimo

Jack Miller saluta meccanico

Il motociclismo è uno sport di squadra! Molto più di quanto si creda. Il gruppo è importante per la prestazione finale. Ed è importante per tutti. Il pilota deve sentirsi amato (si, proprio amato) dai suoi meccanici e dalla dirigenza della squadra. I meccanici debbono sentire che il pilota si fida di loro e debbono partecipare dei suoi successi. Solo così si lavora veramente bene in direzione di un unico obiettivo. E la concentrazione è un qualcosa che trova l’intero gruppo. Siete d’accordo?

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