Cosa succederà con l’intelligenza artificiale sulle moto?
Un gruppo di appassionati di moto discute online sul futuro delle due ruote. Fra loro c’è un avvocato che si occupa degli effetti dell’intelligenza artificiale sulla nostra società. E chiede: a quali cambiamenti andiamo incontro noi motociclisti?
Nella foto d’apertura il MotoBOT, un robot studiato dalla Yamaha capace di guidare una moto anche a velocità molto elevate
Recentemente abbiamo organizzato una videocall con la community di Motoskills.it, per parlare di moto. La discussione verteva intorno ad alcune tracce, suggerite dagli stessi membri della community. Una di queste era sui possibili effetti dell’ingresso dell’intelligenza artificiale nel settore delle due ruote. Quando abbiamo toccato questo punto, abbiamo dato la parola all’amico che l’aveva proposta, Marco Recchi.
“Sono molto curioso di sapere come le case motociclistiche si stiano muovendo sull’intelligenza artificiale. Sono un avvocato, e mi occupo di tematiche connesse al trattamento dei dati e all’intelligenza artificiale, come normative che poi impattano nella vita quotidiana delle persone per i sistemi del mondo bancario e finanziario in particolar modo”.
Iniziamo dal principio, cos’è l’intelligenza artificiale? Ne parliamo molto, ma non ce n’è in giro. Spesso più che di intelligenza si parla di sistemi capaci di gestire una gran quantità di dati e di prendere decisioni (obbligate) sulla base dei dati che leggono. Vale, ad esempio, per i modelli più raffinati di sospensioni intelligenti.
“Quando parliamo di intelligenza artificiale – dice l’Avv. Recchi – spesso facciamo riferimento ai motori semantici, quelli capaci di dare risposte sulla base di una lettura di un insieme di parole, come ChatGPT. Hai la sensazione di parlare con qualcuno, in realtà stai parlando con un motore semantico, che assembla risposte sulla base di un calcolo statistico in ordine alla formulazione delle domande che gli arrivano”.
“L’intelligenza artificiale generale – continua il nostro amico – ancora non esiste. Ci stanno provando, ma sono tutti sistemi che imparano a fare meglio una specifica cosa. Andare in moto però è un insieme di cose: mettere le marce, usare l’acceleratore, il freno, leggere i giri motore, la strada, le asperità del terreno. La sostituzione delle decisioni del pilota con l’intelligenza artificiale è un percorso che sicuramente stanno studiando”.
Sicuramente si, nella vita professionale di chi scrive è capitato di intervistare diversi ricercatori che si occupano proprio di questo. E magari a breve ci si tornerà qui sulle pagine di Motoskills.
“Sulle motociclette sono convinto che ci sarà uno stravolgimento – continua Recchi -. Quando le informazioni sullo stile di guida di milioni di motociclisti saranno messe a sistema, la motocicletta correggerà l’errore del motociclista, consentendogli di sopravvivere. E questa roba qui per noi è una cosa enorme”.
Vedi anche dei possibili problemi?
“Certamente. Le regole della patente sono ancora legate all’utilizzo del mezzo con l’elettronica di 30 anni fa. Non credo abbiano pensato a preparare il motociclista all’uso dei nuovi strumenti. A oggi c’è ancora il pericolo, la paura che devi dominare, quel sentimento che ti consente di non fare errori e di mantenere la concentrazione. Ma il mezzo si evolve, e un giorno sarà lui a decidere l’angolo di inclinazione in curva o quanto accelerare in un rettilineo, leggendo il pensiero del guidatore. Mi domando cosa resterà del motociclista”.
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Il nostro amico si occupa di intelligenza artificiale, ma è ancora parecchio analogico quanto a moto!
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La chiave è fare dei sistemi discreti, che intervengano solo nei momenti di reale necessità. Alcune case motociclistiche stanno effettivamente lavorando da tempo sulle moto a guida automatica proprio per creare dei mezzi in grado di correggere gli errori del motociclista. Ci sono esperienze a riguardo di BMW, Yamaha e probabilmente Honda.
“C’è un tema di sicurezza sulla guida autonoma. Se la moto fa uno spostamento che la tua testa di motociclista non ha realizzato, vieni sbalzato fuori, a meno che ci siano dei sistemi di ritenuta”.
So che ci si sta lavorando.
“Si, ma la motocicletta che ha la potenzialità di guidarti ci imporrà un salto culturale, per capire che in realtà la prossima sfida è con un mezzo che è come noi o più intelligente di noi. Mentre adesso il mezzo non ha nessuna intelligenza, se non quella di limitare la nostra imperizia, imprudenza e negligenza. In futuro il mezzo sarà addirittura più intelligente di noi e forse ci darà solo la sensazione di essere noi a guidare. Forse la moto diventerà un’altra cosa, e cosa diventerà? Magari aprirà a un approccio più consistente del genere femminile?”.
Interviene Davide, chiedendo di chi sarebbe la responsabilità di un incidente causato dall’intervento imprevisto o inatteso dell’intelligenza artificiale?
“In America – risponde Recchi – ci sono le prime cause per alcuni incidenti provocati da auto automatizzate, ma non si è ancora consolidata una giurisprudenza. Sono problemi che meriterebbero un approfondimento, e sono tematiche di natura filosofica. Qualche anno fa uscì un libro del filosofo David Edmonds intitolato: ‘uccideresti l’uomo grasso?’. Tutto ruotava intorno a un quesito. ‘Un carrello ferroviario fuori controllo corre verso cinque uomini che sono legati sui binari: se non sarà fermato li ucciderà tutti e cinque. Vi trovate su un cavalcavia e osservate la tragedia imminente. Tuttavia, un uomo molto grasso, un estraneo, è in piedi accanto a voi: se lo spingete facendolo cadere sui binari, la notevole stazza del suo corpo fermerà il carrello, salvando cinque vite, anche se lui morirà. Voi uccidereste l’uomo grasso?’. Su questa domanda i filosofi morali si interrogano da oltre mezzo secolo”.
“Sono tematiche estremamente rilevanti quando la decisione non la prende un essere umano, ma una macchina. Purtroppo il Legislatore e i media di questo non parlano, non c’è alcun dibattito. Non si parla delle conseguenze degli automatismi o dell’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni. Avete mai sentito un politico che parla delle conseguenze in ordine di diritto del lavoro dell’intelligenza artificiale, che nei prossimi cinque anni spazzerà via milioni di posti di lavoro? La stessa cosa riguarda anche la guida autonoma dei mezzi, cioè la possibilità di inserire con l’AI degli automatismi che portano le macchine a prendere delle decisioni che sono sempre state umane. Eppure sarebbe necessario stabilire cosa è giusto, cosa è sbagliato, quale sia la nuova etica. E i cittadini di oggi, i guidatori, come si devono comportare? Che responsabilità avranno per aver comprato un mezzo che prende decisioni da solo e che magari un giorno ammazza due pedoni sul marciapiede per non uccidere il bambino che attraversa improvvisamente?”.“Ho letto tempo fa un articolo sul fatto che qualche casa stava lavorando a un sistema di guida autonoma che privilegiasse la sicurezza del proprio cliente in caso di possibile sinistro. Se la situazione dovesse imporre all’auto di scegliere fra il guidatore e delle persone che improvvisamente attraversassero la strada dal marciapiede, l’auto sceglierebbe comunque di uccidere tutte le persone davanti a lei, pur di tutelare il proprio cliente. Ma questo è giusto? Il legislatore italiano lo consentirebbe se lo sapesse? E il giudice italiano di fronte a una conseguenza del genere, che sentenza andrebbe a emettere nei confronti dei proprietari di un’auto con tale comportamento?”.
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