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Perché noi motociclisti siamo invisibili?

Partiamo da un vero incidente ripreso in video per affrontare il tema dell’invisibilità dei motociclisti su strada. Grazie a uno studio della Honda si può facilmente capire cosa c’è all’origine di tanti incidenti e come possiamo ovviare

Si chiama David’s Story ed è un video scioccante (chi vuole può vederlo cliccando QUI). Lo propongo nella parte teorica dei corsi di guida, perché rende l’idea di quanto le moto siano invisibili agli altri utenti della strada. Un qualcosa che noi per primi dobbiamo considerare, senza nasconderci dietro la foglia di fico dell’errore dell’altro guidatore. Perché spesso ho sentito motociclisti, o amici di motociclisti, raccontare di incidenti avvenuti “per colpa di un deficiente che non ha visto la moto e ha tagliato la strada”.

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Un incidente (purtroppo) prevedibile

David era un motociclista inglese che se ne andava allegro e tranquillo su una classica statalona dove tutti noi camminiamo sciolti. Soprattutto se nel polso destro abbiamo parecchi cavalli. Prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta; e basta un filo di gas per andare a… 160 km/h. David andava a 160. Lo si legge nel suo tachimetro facendo un fermo immagine.

A un certo punto davanti a lui un’auto deve attraversare la strada. David ha un attimo di esitazione, poi pensa che l’automobilista l’abbia visto, e passa deciso. Peccato che l’automobile parta e purtroppo per David non c’è stato nulla da fare.

Quell’incidente il motociclista inglese lo ha fatto in perfetta buona fede, convinto di essere dalla parte della ragione. E per dirla tutta, avremmo potuto farlo in molti fra noi. Perché spesso quando guidiamo non ci accorgiamo dei pericoli. Purtroppo però quell’incidente è stato colpa del motociclista, e visto a posteriori era anche prevedibile.

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L’errore del motociclista

Ci sono diversi studi naturalistici, fatti strumentando i guidatori, secondo i quali la profondità visiva di un guidatore d’auto che sta per impegnare un incrocio non supera i 100 metri. Perché per abitudine non guardiamo oltre.

Poi ci sono studi sui tempi di reazione dei guidatori: si va 1-1,5 secondi per un giovane fino ai 2,5 secondi per un anziano.

Ultimo dato: a 160 km/h si fanno 44 metri al secondo.

44 per 2,5 fa 102 metri. Siamo fuori.

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Perché noi motociclisti siamo invisibili?

C’è un problema di fondo ancora più grave: noi motociclisti spesso siamo invisibili. Gli altri guardano nella nostra direzione e non ci vedono. Diverse le ragioni di questa cosa.
Una è che il faro della moto spesso è allineato alla linea dell’orizzonte, mentre il muso di un’automobile ha i fari più in basso. E ciò che si allinea con l’orizzonte dagli esseri umani è percepito più lontano di ciò che sta più in basso.

visibilità moto

Poi c’è la ridotta larghezza della sezione frontale della moto, che fa sì che l’area della retina che “vede” la moto sia assai più piccola di quella utilizzata per “vedere” un oggetto più largo. Soprattutto, l’oggetto più largo quando si avvicina attiva rapidamente un’area sempre più grande della retina, con un cambiamento repentino che ci dà l’idea della velocità di avvicinamento del veicolo che sta venendo verso di noi.

Motorkikes conspicuity compared with cars
visibilità moto confronto con auto

Per ovviare a questo la Honda ha studiato un posizionamento diverso delle luci, mantenendo sempre accese – ad esempio – le frecce, e posizionandole più in alto rispetto ad altre luci.

Studio Honda sulla visibilità delle moto

Le soluzioni proposte dalla Honda e, in basso, il risultato della loro applicazione

visibilità moto

Ovviamente, di base, il modo migliore per ovviare al problema è considerare sempre che gli altri non ci hanno visto e rallentare!

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(Un articolo più dettagliato su questo argomento l’ho realizzato per la rivista In Moto)

GLi scarichi rumorosi salvano i motociclisti? Bugia!

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