Il grande errore del divieto di circolazione fuoristrada

Cosa è saltato in testa a tre ministri del Governo di vietare la circolazione in fuoristrada a tutti? Leggendo il decreto del 28 ottobre ci si rende conto che il divieto va ben oltre moto e auto da fuoristrada. Inesperienza o disattenzione del Legislatore? Di certo ora bisogna correre ai ripari

Alla prima lettura del Decreto di cui oggi tutti parlano (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, 28 ottobre 2021), la reazione è di incredulità. Vietare il transito ordinario sulla viabilità forestale e silvo-pastorale, come è scritto nella legge, significa vietare il transito a tutti, biciclette comprese! E quei percorsi turistici sterrati e di grande pregio che abbiamo in molte zone del nostro Paese? Sembrerebbe tutto vietato.
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Tutto ha avuto inizio nel 2018

Per capire giova fare un passo indietro, al 2018 (c’era il Governo Gentiloni), quando è stato approvato il Decreto Legislativo 34: Testo unico in materia di foreste e filiere forestali. All’articolo 9 di tale decreto, si legge: “La viabilita’ forestale e silvo-pastorale di cui all’articolo 3, comma 2, lettera f), e’ volta a garantire la salvaguardia ambientale, l’espletamento delle normali attivita’ agro-silvo-pastorali, la tutela e la gestione attiva del territorio, la sorveglianza, la prevenzione e l’estinzione degli incendi boschivi, il pronto intervento contro eventi calamitosi di origine naturale e antropica, le attivita’ di vigilanza e di soccorso, gli altri compiti di interesse pubblico, la conservazione del paesaggio tradizionale nonche’ le attivita’ professionali, didattiche e scientifiche”.

In tanti hanno sottovalutato la portata di questo comma, che riletto oggi sembra prefigurare un indirizzo d’uso differente dei percorsi sterrati.
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Le vie d’uscita dal decreto del 2021

Il decreto odierno dà attuazione a quello del 2018, e sfila la viabilità fuoristradistica dal Codice della Strada, limitando la percorribilità dei percorsi forestali e silvo-pastorali ai casi di manutenzione e cura dei terreni e dei boschi. Ma blocca tutti, a eccezione della circolazione di servizio. Un palese errore (inesperienza o disattenzione?) di chi ha scritto la legge. E ora?

Due sembrano essere le vie d’uscita. La prima è la palese eccessiva severità della legge. Sembra essere un errore, come lo fu nel 2006 la legge che prescriveva la confisca del veicolo per chi guidava senza poggiare entrambe le mani sul manubrio. Con il risultato che se si veniva colti a chiudere la visiera, scattava la confisca del mezzo. Fu ovviamente modificata fra le polemiche. Ecco, forse anche in questo caso possiamo aspettarci una modifica, speriamo quanto più benevola possibile nei confronti del turismo e della pratica ludica e sportiva del fuoristrada.

La seconda possibilità è nel fatto che anche la legge odierna riconosce la competenza regionale nella disciplina delle modalità di utilizzo, gestione e fruizione del patrimonio boschivo e naturalistico. Potranno le regioni andare palesemente contro una legge nazionale (teoricamente più forte) garantendo la percorribilità dei loro percorsi sterrati? Forse si, e anche in questo caso ci sono dei precedenti. Ricordate la legge sulla tassa di possesso delle moto d’interesse storico, che fu bypassata allegramente dalle regioni?

Sappiamo che Confindustria Ancma e Federazione Motociclistica Italiana, per parlare solo di due ruote, hanno avviato tempestivamente colloqui con esponenti del Governo. Un comunicato è atteso a breve. Sperare è lecito.
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Un pensiero su “Il grande errore del divieto di circolazione fuoristrada

  • martedì, 14 Dicembre, 2021 in 22:24
    Permalink

    ….sto ancora provando a sbollire la cosa!!!

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