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Dietro le quinte di una prova moto

Recentemente sono stato due giorni in Francia, per guidare le nuove Harley-Davidson Road Glide e Street Glide. Delle prove si legge come vanno le moto, si vedono le immagini ufficiali. Mai il dietro le quinte. La mia prova la trovate su In Moto. Qui vi racconto i miei 2 giorni +1 di lavoro

Tutto inizia con un messaggio WhatsApp da Marco Chilà, della redazione: “Rick, il 13 e 14 febbraio in Francia c’è la presentazione di due moto Harley-Davidson. Ci vai tu?

Il tempo di capire a casa se ci sono altri impegni e do la conferma.

Passa un giorno e l’ufficio stampa italiano dell’Harley mi fa avere i biglietti. Si parte tutti assieme (con gli altri giornalisti italiani presenti), il martedì mattina da Malpensa, alle 8.40.

Non ci arriverò mai partendo da Roma la mattina stessa, come di solito cerco di fare. Devo andare a Milano al lunedì e dormire lì. E debbo andarci in aereo, perché mi muovo in scooter, e al mercoledì sera rientro su Fiumicino: non posso certo lasciare lo scooter alla stazione Termini, come faccio di solito quando parto in treno.

Prendo un volo per Linate alle 14, poi trasferimento a Malpensa, poi taxi fino all’Hotel che mi sono prenotato. La rivista mi rimborserà.

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La preparazione del bagaglio

Fare i bagagli per un viaggio di questo tipo è facile e difficile. È facile perché sono partito tantissime volte in vita mia. Ormai è un automatismo: conto le notti e metto dentro vestiti per una notte in più. Perché quando sei fuori può succedere di dover prolungare il soggiorno. Guardo il meteo e decido l’abbigliamento, considerando che poi potrà essere più freddo o più caldo. In Suzuki mi prendono ancora in giro perché a luglio per un giro sul Galibier ho messo in borsa il gilet riscaldato. Che ne sanno che sul Massiccio Centrale ho visto la neve a terra ad agosto anni fa?

Riempire le borse però è anche difficile, perché non si può dimenticare ciò che serve per lavorare. L’abbigliamento tecnico completo che si indosserà per la prova e che verrà fotografato e ripreso in video. L’Ipad, la GoPro con schede, batterie, supporti, caricatori. Il microfono esterno, il mio immancabile e ormai molto consumato blocco note. Ecco, ho un casco nuovo e solo all’ultimo mi accorgo di non avere le placchette di supporto adesive per attaccarci la videocamera. Rimedio con il supporto toracico, che però su queste moto consente di riprendere solo la strumentazione. A proposito di non dimenticare nulla.

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La doppia partenza

Lunedì mattina porto la figlia piccola a scuola, poi con calma mi preparo, fisso il trolley dietro lo scooter e parto.

Volevo un hotel vicino a Malpensa, ne ho trovato uno fuori città. Però non ho fatto i conti con il fatto che al lunedì sera molti ristoranti sono chiusi. Risolvo con Just Eat, ed è quasi un vantaggio, perché passo la serata a studiare il materiale sulle moto che Harley mi ha anticipato e che solo ora riesco a leggere. E così il mio lunedì è andato.

Martedì mattina alle 7 sono in aeroporto. Lo sportello della nostra compagnia è chiuso. Incontro i colleghi italiani che saranno con me in questa trasferta: Michele Perrino di Motorbox, Nicola Andreetto di Moto.it (fino a qualche mese fa eravamo assieme a In Moto), Stefano Gaeta di Dueruote (dove sono stato per una vita, quindi anche con Stefano ci si conosce bene), Stefano Bargiggia del Corriere della Sera. si va al bar, si chiacchiera, ci si confronta. Su cosa? Sulla nostra professione, sui figli, sulle moto che guidiamo.

Apre lo sportello del checkIn per spedire i bagagli, e ci informano che l’aereo non ha posto per i bagagli a mano. E che non ha… il bagno. Ma che razza di aereo è? Lo capiamo quando il pullman ci fa scendere davanti a un piccolo bimotore a elica. 18 posti, quasi un volo privato.

aereo Twin Jet

Il pilota ci aspetta davanti all’aereo, ci conta, ci fa accomodare a bordo, chiude il portello e si siede ai comandi. C’è anche un secondo pilota, e un giovanissimo assistente di volo. All’interno ci sono due file singole di sedili, e a parte la ridotta altezza della carlinga, non è per nulla scomodo. Lo zaino e il casco me li devo però infilare in mezzo alle gambe. Ah si, il casco: qualcuno lo infila nel trolley, io non lo spedisco mai e pretendo di portarlo in cabina. Una volta a Bruxelles non volevano farmi passare, dopo infinite discussioni abbiamo raggiunto l’accordo che se lo indossavo l’avrebbero considerato un capo d’abbigliamento: ho ancora la foto del passaggio sotto il metal detector con il casco in testa.

Questa volta non hanno fatto storie, mi accomodo e mi godo il volo. Sono immediatamente dietro la cabina di pilotaggio, che non ha porte. Riesco a leggere anche la strumentazione… e sono un appassionato d’aviazione.

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La base è un golf club in Provenza

A Marsiglia troviamo due pulmini neri con i loghi Harley-Davidson sulle fiancate che ci aspettano. Salgo su un Mercedes elettrico, abbiamo oltre un’ora di viaggio per arrivare al Golf Club dove faremo base, il Domaine de Manville. Bellissima location.

pulmino shuttle

Le nostre camere non sono ancora disponibili: ci sono i giornalisti tedeschi arrivati ieri che stanno facendo il nostro stesso programma con un giorno d’anticipo. Questa presentazione è infatti un evento continentale: ogni giorno arriva un gruppo di giornalisti, tutto è organizzato per comprimere al massimo i tempi.

Lasciamo i bagagli alla reception, e con le macchinine elettriche del golf club ci portano in una costruzione distaccata, dove troviamo una moto esposta. Ci offrono da bere, iniziamo a fare due chiacchiere con il marketing manager della filiale italiana H-D, nel frattempo arrivano anche i colleghi spagnoli con i quali lavoreremo assieme. Ci portano un ottimo pranzo. Antipasti a volontà e Hachis Parmentier, un piatto tipico francese a base di carne e patate. Più dolci di ottima qualità. Il versante cibo va benissimo; ma è decisamente eccessivo nelle quantità, soprattutto per i golosi come il sottoscritto. In compenso dobbiamo guidare, e tutti beviamo solo acqua.

Fine ricreazione, ci si cambia e ci si prepara per uscire in moto. Tutti ci affanniamo con i telefonini a fare i primi video per i social, per comunicare al mondo che siamo nei dintorni di Marsiglia e che stiamo per provare quelle due moto. Parliamo da soli ad alta voce a spasso per il Golf Club, in italiano e in spagnolo, aiutandoci uno con l’altro quando serve. “Mi riprendi per favore mentre presento la moto?

Harley Davidson Street Glide

È in questa fase che viene da me a presentarsi la nostra guida. Mi abborda chiedendomi se parlo inglese o francese. Francese ovviamente! “Ottimo, ciao, sono William Costes, e oggi e domani sarò la vostra guida”.

Mi ricordo di te, correvi.

Si, ho fatto il mondiale 250 e molta Endurance”. William è uno modesto, come spesso succede a quelli bravi: omette di ricordarmi che lui è un campione del mondo di Endurance e che ha vinto il Bol D’Or.

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Si comincia su strade tortuose

Accendiamo i motori, iniziamo a muoverci e mi ritrovo al secondo posto della fila, immediatamente dietro Costes.

Il nostro golf club è vicinissimo a Baux-De-Provence, su una strada di montagna. Siamo sulle Alpilles. Costes parte abbastanza sciolto, forse perché gli ho ricordato di quando correva. Iniziamo a scorrere rapidi, e scopro che la grossa Harley, ho la Street Glide, se la cava. Il motore spinge, ma è inutile portarlo troppo in alto, meglio mettere una marcia superiore e dare gas. Al resto ci pensano i suoi 1923 centimetri cubi.

Agli incroci ci si ferma, si attendono gli altri, ci si scambiano due parole. A metà del giro previsto si fa una sosta e ci si scambia le moto. Così ognuno di noi può provare sia la Road che la Street su queste strade.

Baux-De-Provence

I primi insediamenti umani a Baux-De-Provence risalgono al 6000 a.C.

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Siamo allo shooting point

Arriva lo “shooting point”, il punto dove i fotografi ci attendono per fare foto e video. Ci fermiamo un’ora, facendo su e giù a turno con entrambi i modelli di moto su un tratto ripido e ricco di tornanti. L’Harley ha fatto le cose in grande: ci sono molti fotografi appostati nei cespugli. Ce ne sono ovunque, così con un tratto breve di strada si fanno molte inquadrature diverse e può sembrare un viaggio. Noi che guidiamo però dobbiamo essere naturali e non guardarli, altrimenti in foto sembrerà sempre che stiamo salutando i lettori.

Questa dello shooting foto e video è una fase importantissima, perché si portano a casa le immagini per il servizio. Ma è anche noiosa, perché si fa un tratto brevissimo di strada, a volte due sole curve, in questo caso un pezzo di un paio di chilometri, poi si gira la moto e ci si rimette in fila, in attesa del proprio turno. In estate le file sotto il sole, ovviamente tutti vestiti e senza togliere casco e guanti, magari restando su una moto bollente, sono temutissime.

Harley-Davidson Road Glide 2024

Come si guida nello shooting? Dipende dal tipo di moto: certo che con una sportiva si punta a piegare tanto. Però se passi piano agevoli il lavoro dei fotografi. Soprattutto, nei vari passaggi cerco di mettere le ruote sempre nello stesso punto, così se non vengo bene a fuoco in un passaggio, nel successivo sicuramente mi centrano. Hanno comunque i walkie-talkie, e se qualcuno viene male lo fanno ripartire appositamente.

Si riparte, e per oggi è rimasto solo il trasferimento in hotel. Domani faremo gli stand-up, le riprese video in piedi davanti alla moto, quelle nelle quali ognuno di noi racconta come va la moto per Youtube.

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Relax in hotel? Manco per sogno!

Alle 18 siamo al nostro Golf Club. Alle 19 avremo l’incontro in videocall con i progettisti americani della moto. Giusto un’ora di tempo per docciarsi e rilassarsi. Contrordine: ci sono già due set montati a bordo piscina, con 4 moto, le luci e gli operatori. Abbiamo questa ora scarsa per fare gli stand-up, i video nei quali presentiamo le moto. Il tempo di raccogliere le idee e organizzarle, e mi butto. Parlo 5 minuti alla cieca, perché per effetto delle luci che ho puntate addosso non vedo il cameraman. Buona la prima, trovate il video sul canale Youtube di In Moto.

Tutti in sala con la videocall, dall’America rispondono alle nostre domande per 45 minuti. Restano 20 minuti prima della cena, abbiamo un salottino riservato, ci scappa una birra (Affligem!) tutti assieme. E parliamo in italiano, perché i colleghi spagnoli e portoghesi sono bravissimi con la nostra lingua. Al contrario di me con le loro.

Cena tutti assieme. Beh, una signora cena. Ma siamo stanchissimi. E sporchi. Alle 23 saluto la compagnia e vado nella mia suite. Riempio la vasca da bagno, mi ci infilo e… mi addormento.

Stand-up video Harley-Davidson

Ed ecco lo stand-up. Il fotogramma è preso dal video pubblicato sul canale Youtube di In Moto

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Videocall Harley-Davidson

Una videocall, per dialogare direttamente con chi le nostre moto le ha progettate e disegnate

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Si parte per la Camargue

La mattina successiva sappiamo che alle 8 dobbiamo partire. Mi manca un video rapido per i social: alle 7 sono già con l’abbigliamento da moto davanti alle Harley in fila. È ancora buio, le moto sono già accese, con i fari che tagliano il vapore degli scarichi. Le scaldano per controllarle e prepararle al giro di oggi. In poco tempo arrivano anche gli altri colleghi, e tutti iniziamo a riprendere con i telefonini e a commentare le moto e la situazione ad alta voce. Il collega della TV portoghese ne approfitta e fa un’intervista video al marketing manager di H-D Italia. Ci si veste, si montano le GoPro, ci si attaccano i microfoni e siamo pronti. Oggi si va in Camargue, terra sul mare, a Ovest di Marsiglia, con molti laghi salati, una fauna selvatica bellissima e un’omonima razza di cavalli, allevati anche allo stato brado.

Si parte, e sulla strumentazione si accende l’allarme del ghiaccio: siamo sotto i 4 gradi. Il sole però è bellissimo, anche oggi. Così nelle soste siamo di buon umore, anche se teniamo il motore acceso e riscaldiamo l’interno dei guanti con i gas di scarico.

Un collega spagnolo mette “when the shit goes down” dei Cypress Hill a tutto volume. È un segnale, iniziamo tutti a giocare con gli impianti stereo.

Ed eccoci in fila indiana, ognuno con la sua musica, su strade spesso caratterizzate da lunghi rettilinei, oggi a un ritmo molto più rilassato, sugli 80-90. Così la moto è davvero godibile.

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Oggi le riprese sono dinamiche

Scorgo sopra di noi un drone, e capisco che siamo arrivati allo shooting point di oggi. Qui però si fa un lavoro diverso rispetto a ieri: non più fotografi a bordo strada. Questa volta ci sono due automobili con il portellone posteriore aperto. Dentro c’è un operatore video in un caso e un fotografo nell’altro. Ognuno di noi torna a prendere le medesime moto di ieri, per dare continuità alla storia raccontata dalle immagini. A turno facciamo un pezzo di un paio di chilometri rimanendo vicinissimi all’automobile. L’ottimale è un paio di metri, anche meno. Il guidatore ovviamente viaggia a velocità costante, come ha spiegato a ognuno di noi prima di partire, e il fotografo sdraiato a pancia in giù ti fa cenni eloquenti di avvicinarti o di passare prima da un lato e poi dall’altro dell’auto.

Gente strana i fotografi. In passato ne ho portati seduti al contrario dietro di me, uno dietro di me si è sdraiato tenendomisi addosso con le gambe (ciao Stefano!), ho visto un pazzo sdraiato in terra sulla linea di mezzeria che si faceva sfiorare dalle moto. Ma la strada era aperta, anche se poco trafficata (ciao Paolo!).

Photo shooting

Velocità costante, vicinissimi all’auto. Così si fanno molte foto

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Sosta prova Harley-Davidson

Intanto chi non è impegnato prende un caffè al van dell’Harley-Davidson

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È lunga questa sosta, chi è fermo toglie il casco e approfitta del punto di ristoro volante allestito dall’Harley. Caffè, snack. Si chiacchiera, ci si scambia opinioni.

Poi si riparte. Dovremmo avere quasi finito il lavoro. Qualcuno però non è contento degli stand-up girati, e medita di fare una nuova ripresa in hotel. Tanto il set con gli operatori è allestito e pronto a lavorare in ogni momento: basta andare lì, presentarsi con nome, cognome e testata, e si può registrare, quante volte si vuole.

Rientrati al golf club rientriamo in camera per cambiarci rapidamente. Dobbiamo portare giù i nostri bagagli, perché devono rifare le stanze: oggi sono arrivati i giornalisti dell’Europa dell’Est. Andiamo a tavola, ma due colleghi debbono ancora fare riprese video. Quando si siedono con noi fanno in tempo ad assaggiare qualcosa mentre gli autisti degli shuttle ci avvisano che dobbiamo andare via.

In aeroporto io sono al Terminal 2, ho il volo diretto per Roma, loro vanno al Terminal 1. Ci si abbraccia con tutti, compresi i simpaticissimi spagnoli e portoghesi. È mercoledì pomeriggio, qualcuno venerdì sarà già fuori di nuovo, con la presentazione della Honda Africa Twin.

In aereo mi addormento prima del decollo: mi sveglierò quando sentirò aprire il carrello per l’atterraggio.

Mancano 40 km di scooter per rientrare a casa. Alle 22 aggredisco il frigo prima, poi la doccia e il letto.

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Le nuove tecnologie ci hanno cambiato

Bello? Farsi pagare per guidare le moto è ovviamente bellissimo. Soprattutto se sei trattato bene come in questo caso. Abbiamo dormito in un posto da sogno, ma come sempre non ce lo siamo goduto, perché a letto ci siamo stati si e no 5 ore, ed eravamo distrutti dalla levataccia del giorno prima. Qualcuno si era alzato alle 4.30, perché veniva da lontano.

Ecco, il lato meno bello è la fretta con la quale si vive il tutto. Le nuove tecnologie non ci hanno aiutato a lavorare meno. Prima provavi la moto e mentalmente iniziavi a raccogliere idee che poi sviluppavi nell’articolo da scrivere nei giorni successivi. Ora arrivi e hai l’esigenza di fare subito un video da 30 secondi verticale per i social. Già che ci sei lo rifai anche orizzontale, perché su Youtube si va in orizzontale. Poi ci sono da fare le foto, i dettagli delle moto, i video con le immagini statiche e gli stand up. Devi anche chiacchierare con quelli della casa produttrice, e farti venire in mente dei tagli “diversi” per l’articolo, altrimenti sarà uguale a quello degli altri colleghi. E così arrivi alla fine dei due giorni distrutto. Ma attenzione: qualcuno nella sera di arrivo a casa si è messo subito a montare il video.

Giornalisti. Un lavoro bellissimo, che mi sono scelto una vita fa. Sempre più difficile e faticoso. Oggi c’è meno tempo per fermarsi a riflettere. Ma è sempre meglio che lavorare, no?

E voi, cosa ne pensate? Se ne avete voglia scorrete in basso e commentate nel Forum!

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Home Forum Il dietro le quinte di una prova

Visualizzazione 2 filoni di risposte
  • Autore
    Post
    • #26238
      Mastic
      Amministratore del forum

        Le prove di moto si leggono ovunque. E si vedono i video. Ma solo di quello che si vuol pubblicare.
        Cosa c’è dietro? Come vive un giornalista i giorni di una prova moto?
        Ho provato a raccontare il mio recente viaggio in Francia, per provare due nuove Harley-Davidson.
        Qui trovate l’articolo: https://motoskills.it/language/it/dietro-le-quinte-di-una-prova-moto/

        E voi, cosa ne pensate di questo lavoro?

      • #26243
        ICE2000
        Partecipante

          bello il dietro le quinte. raccontata cosi’ sembra che abbiate lavorato anche voi….. 🙂

        • #26245
          zio franco
          Partecipante

            Fretta e lavoro purtroppo vanno sempre più d’accordo e si vedono i risultati

            Verrebbe voglia di frenare all’improvviso quel furgone per dare un bacio in bocca al fotografo,che si è fatto il mazzo senza nemmeno guidare 😉

            Bella vita però…

            • #26246
              Mastic
              Amministratore del forum

                I fotografi mi stupiscono sempre e sono tutti uguali. Quel tizio, con jeans e scarpe da ginnastica, saltava dentro la macchina come una scimmia. Perché in quei due chilometri deve fare tante inquadrature diverse e lui deve girarsi dentro la macchina. Una volta a destra, una volta a sinistra, una volta completamente sdraiato per prendermi dal basso. In mezzo mi fa cenno di andare da una parte all’altra, di avvicinarmi o di allontanarmi. Quando mi cattura bene con l’obiettivo mi fa un cenno per dirmi “ora non muoverti!”. nel frattempo la macchina curva, e siccome per fare le riprese con la moto a destra va contromano, quando arriva qualcuno dall’altra parte deve rientrare bruscamente. Questo lo vedono il guidatore della macchina e il motociclista, non il fotografo, che si tiene con i piedi sui sedili. Una scimmia, appunto

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