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Fuoristrada vietato: la FMI ricorre al TAR

La Federazione Motociclistica Italiana non si accontenta dei chiarimenti e delle spiegazioni del Ministero dell’Ambiente, e in risposta al decreto che di fatto vieta la circolazione fuoristrada, fa ricorso al Tar. E ora che succede?

Due mesi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto 28 ottobre 2021, quello che di fatto vieta la circolazione fuoristrada (ne abbiamo parlato QUI), la Federazione Motociclistica Italiana (FMI) ha rotto gli indugi, notificando un ricorso al Tar.

Non si poteva più attendere, perché il 31 gennaio scadeva il termine per questo tipo di azione legale, e da parte del mondo politico non erano arrivati segnali concreti, nonostante il forte e convinto lavoro di lobbying portato avanti congiuntamente da FMI e Confindustria Ancma.

Al Tar però la FMI è andata da sola, perché l’Ancma sembra aver ritenuto l’azione legale potenzialmente pericolosa.
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Ricorso al Tar: perché si e perché no

Il nodo, come abbiamo già spiegato in precedenti articoli, è che nella legge è scritto testualmente: “Indipendentemente dal titolo di proprietà, la viabilità forestale e silvo-pastorale e le opere connesse come definite al successivo art. 3 sono vietate al transito ordinario e non sono soggette alle disposizioni discendenti dagli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285”.

È vero che nei giorni successivi alla pubblicazione del decreto, il Ministero ha diffuso un comunicato stampa, per dire che nulla è cambiato e che la circolazione fuoristrada resta gestita autonomamente dalle regioni. Ma se ora qualche regione dovesse prendere la palla al balzo per vietare il fuoristrada, cosa gli si potrebbe opporre, un comunicato stampa? Non avrebbe valore.

Ecco perché la FMI, da subito, sta chiedendo un emendamento al decreto o una circolare esplicativa, che chiarisca il perimetro d’azione del nuovo ordinamento.

Cose delle quali FMI (e Confindustria Ancma) in questi due mesi hanno parlato a lungo con deputati, senatori, sottosegretari e ministri. Peccato che l’unica cosa concreta ottenuta sembra sia la lettera di un dirigente del Ministero dell’Agricoltura alle regioni. Una missiva nella quale si prova a chiarire il problema, mantenendo (sembra) toni generici e ribadendo comunque l’autonomia delle regioni nella regolamentazione della circolazione fuoristrada.

Di fronte a questo stato di cose, la FMI non ha lasciato scadere il termine per notificare il ricorso al Tar, pur essendo conscia dei rischi di questa azione. Perché sono anni che alcune forze ambientaliste lanciano attacchi contro le moto, e di fronte a una sconfitta presso il Tar potrebbero riorganizzarsi per scrivere un testo di legge privo di punti deboli. E allora sarebbe veramente troppo difficile tirarsi fuori dai guai. Ecco perché anche in FMI la strada della diplomazia sarebbe ancora di gran lunga preferita a quella del tribunale; che si fa ancora a tempo a fermare.

Poi c’è il rischio che di fronte a tanto clamore, anche le regioni che fino a oggi poco si sono occupate di moto con gomme tassellate, inizino a farlo, magari anche in maniera punitiva.

Per questo insieme di motivi i costruttori dell’ Ancma per ora hanno scelto di accontentarsi dei dialoghi avuti, ripromettendosi di intervenire direttamente sulle regioni che dovessero penalizzare i mezzi a due ruote. Cosa comunque non immediata: andrebbero riscritte diverse leggi regionali, e si dovrebbe installare nuova segnaletica di divieto.
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E ora che succede?

Nulla: il dialogo aperto continuerà sicuramente, perché sia la Federmoto che i costruttori non demorderanno dalla loro azione.

Notificato il ricorso, la FMI ha 30 giorni di tempo per iscriverlo a ruolo, vale a dire per depositare in cancelleria la somma necessaria per istruire il procedimento. Da quel momento passeranno altri mesi prima della trattazione in aula. Un lasso di tempo che lavora a favore di una composizione stragiudiziale di questo scontro.
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