L’Harley-Davidson e la spina dei dazi europei

Perché dal 1° giugno le moto Harley-Davidson potrebbero essere gravate da un dazio commerciale europeo del 56%? Cosa c’è dietro questo scontro fra Europa e Stati Uniti, che vede la casa di Milwaukee costretta a difendersi ingaggiando una battaglia legale contro il nostro Continente

L’Harley Davidson è sul piede di guerra: dal 1° giugno prossimo potrebbe infatti vedere le sue moto gravate da dazi del 56% su tutto il territorio europeo! Significherebbe un aumento di prezzo enorme, che le metterebbe quasi fuori mercato. Contro questa decisione l’Harley ha annunciato una battaglia legale immediata.

Una guerra iniziata con i dazi di Trump

Per capire cosa sta succedendo bisogna tornare al 2018, quando l’allora presidente USA Donald Trump impose dei dazi commerciali sull’acciaio e l’alluminio importati negli Stati Uniti dall’Europa. L’Unione Europea reagì con dei controdazi che colpirono le moto prodotte in America. I dazi imposti allora furono del 25%, che sommati al 6% già in vigore, portarono la tassazione totale al 31%.

In quel momento l’Harley-Davidson si fece carico delle maggiori spese, pagando di tasca sua la tassazione aggiuntiva, pur di lasciare invariati i prezzi di listino delle sue moto in territorio europeo. Per la casa di Milwaukee significò spendere circa 2.200 dollari a moto. E considerando che l’Europa nel 2017 aveva assorbito 40mila Harley, su base annuale significava far fronte a una maggiore spesa di circa 90 milioni di dollari. Decisamente troppi. In più il presidente Trump voleva a tutti i costi che l’Harley comprasse l’acciaio degli Stati Uniti, ma sul mercato c’erano acciai provenienti da altre zone del mondo più convenienti.

Fu così che a Milwaukee decisero di spostare le linee produttive delle moto destinate all’Europa in Thailandia.

La Commissione UE rilancia e raddoppia i dazi

Con un pronunciamento effettivo dal 19 aprile scorso, la Commissione Europea ha deciso di non riconoscere più la peculiarità di motoveicoli prodotti al di fuori degli Stati Uniti alle Harley provenienti dalla Thailandia.

Anche se il fatto di evitare le misure di politica commerciale può non essere necessariamente l’unico scopo del trasferimento della produzione – si legge nel testo del provvedimento 563/2021 del 31 marzo scorso, le condizioni di cui all’articolo 33, primo comma, del regolamento delegato (UE) 2015/2446 sono soddisfatte sulla base di tutti i fatti disponibili. Le operazioni di lavorazione o trasformazione effettuate nell’ultimo paese di produzione non sono pertanto considerate economicamente giustificate”.

Traducendo e semplificando, in Thailandia secondo la Commissione Europea non verrebbero svolte tutte le operazioni di una vera e propria produzione. Quindi anche la Harley-Davidson provenienti dall’Asia vanno assoggettate ai medesimi dazi di quelle prodotte negli Stati Uniti.

La decisione arriva a poco meno di un mese dal raddoppio programmato dei dazi europei, che il 1° giugno prossimo passeranno dal 25 al 50%!

Un colpo insostenibile per l’Harley, che vede nell’Europa il suo secondo mercato, dopo gli Stati Uniti. Ecco perché venderà cara la pelle, ingaggiando una battaglia legale.

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Perché Biden non ha tolto i dazi?

A fare rabbia c’è il fatto che il nuovo presidente americano, Joe Biden, potrebbe mettere la parola fine a questa stupida guerra dei dazi con un semplice provvedimento di abolizione di quelli tuttora in vigore su acciaio e alluminio europei. Se non lo ha ancora fatto evidentemente c’è un motivo.

E un motivo sembra esserci: nella recente corsa alla presidenza ha preso molti voti negli stati dove hanno sede le aziende siderurgiche statunitensi. È stato votato proprio da quei lavoratori che vedono i dazi commerciali come un’ancora di salvezza per salvare il loro lavoro. La questione è dunque complessa, e la trattativa per tornare a una situazione più distesa sarà lunga.

Nel frattempo l’Harley-Davidson nel suo comunicato fa notare come le moto europee per raggiungere il mercato americano siano soggette a una tassazione pari all’1,2% se di cilindrata inferiore a 800cc e del 2,4% se di cilindrata superiore.

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