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Nuove norme Codice della Strada: la polemica si infiamma

Dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati del 27 marzo scorso, alla riforma del Codice della Strada mancherebbe solo l’approvazione del Senato. Da più parti però si chiede di fermare la legge per ridiscuterla!

Sono fortissime le polemiche che stanno accompagnando l’iter di approvazione della riforma del Codice della Strada. Fra i primi a sollevarle c’è stata l’Associazione dei Familiari delle Vittime della Strada, che ha anche mandato un videoppello alla presidente Meloni, chiedendo la sospensione del percorso di approvazione del disegno di legge. Per avere il tempo di correggerne gli errori più vistosi. Perché se il nuovo Codice dovesse andare in vigore così com’è, probabilmente porterebbe a un aumento degli incidenti. 

A oggi sarebbero una cinquantina le associazioni mobilitate contro questa riforma, ribattezzata polemicamente “Codice della Strage”. Ma a opporsi non ci sono solo associazioni. Sono infatti nove le grandi città i cui consigli comunali hanno votato ordini del giorno che le impegnano a mettere in campo tutte le azioni possibili per fermare la legge e chiederne modificha.

Roma, Milano, Torino, Bologna, Bergamo, Brescia, Vicenza, Venezia e Padova domandano dunque con forza di fermare il nuovo Codice della Strada. Ma perché tanta ostilità?

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Sanzioni inasprite, controlli difficili

L’accusa principale per questo disegno di legge voluto dal ministro dei trasporti, Matteo Salvini, è di essere repressivo, di inasprire le sanzioni, ma di non pensare ai controlli. Anzi, secondo qualcuno strizzerebbe l’occhio agli amanti della velocità. Lo farebbe laddove scrive che se si prendono due o più velox nell’arco di un’ora su strade che fanno capo a una stessa amministrazione, se ne pagherà solo uno, quello più alto, maggiorandolo di un terzo. Di più, il nuovo Codice vieta l’utilizzo di velox fissi sulle strade urbane dove il limite di velocità sia inferiore ai 50 km/h. In questo modo si spunterebbero le armi delle amministrazioni che istituiscono i limiti a 30 km/h, dove paradossalmente si potrà andare più forte impunemente.

Rimanendo in tema di prestazioni, il Governo propone l’allungamento a 3 anni del periodo di guida limitata a veicoli dalle prestazioni ridotte per i neopatentati; ma allo stesso tempo porta il tetto massimo di potenza delle auto guidabili da 70 a 105 kW. Un aumento considerevole.

Nella nuova legge è stata inserita la sospensione breve ma immediata della patente per chi viene sorpreso a usare lo smartphone alla guida. Questo succederebbe però solo per chi ha meno di 20 punti sulla patente, e l’Asaps (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale) fa notare che si parla di soli 818mila guidatori, a fronte di 34 milioni di patentati. Insomma, diteci che non volete farlo!

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Ma dati e studi sono stati ignorati

L’opposizione porta dati, numeri, studi. Secondo l’UPI, l’Ufficio Prevenzione Infortuni svizzero, un pedone investito da un’auto che viaggia a 30 km/h rischia di perdere la vita 6 volte meno che se fosse investito da un mezzo che viaggia a 50 km/h. E i primi dati dell’incidentalità di Bologna, che ha tramutato in Zone 30 il 70% delle sue strade urbane il 16 gennaio scorso, sembrerebbero confermare tali affermazioni.

Così si lancia l’accusa al Governo (e al Parlamento) di non essersi informati prima di scrivere la legge. Perché, ad esempio, i provvedimenti che rendono più difficile l’istituzione delle Zone 30 nelle città e quelli che limitano le possibilità di controlli di velocità sulle strade urbane, sembrano non tenere in considerazione che il 73% degli incidenti avviene proprio sulle strade cittadine.

E dire che chi si occupa di circolazione e sicurezza stradale queste cose dovrebbe saperle. Così come dovrebbe tenere a mente che in Italia il tasso di mortalità stradale è pari a 53 persone ogni milione di abitanti, contro le 49 della Francia, le 36 della Spagna, le 34 della Germania e le 26 persone del Regno Unito.

Provvedimenti di facciata. Non manca questa accusa – ad esempio – per la prescrizione di non superare i ciclisti se non si può passare almeno a 1,5 metri da loro; ma solo sulle strade dove questo sarà possibile. E in base a cosa si valuterà se sarà possibile o meno?

Infine la sensazione che questa legge sia stata scritta su basi ideologiche. Sembra infatti sia stata mantenuta l’abolizione del requisito della certificazione dello stato di alterazione perché possa essere considerata la guida sotto uso di stupefacenti. Questo significa che agli agenti basterà un risultato positivo con il drogometro per precipitare in guai enormi una persona che magari ha assunto sostanze molto prima di mettersi alla guida e i cui effetti sono svaniti. Perché la “tracciabilità” delle sostanze nel corpo rimane molto più a lungo degli effetti, e proprio questo fino a oggi ha frenato gli accertamenti di guida sotto l’effetto di sostanze. Si può allora apprezzare il tentativo di superare un’impasse durata molti anni, ma scritta così la norma probabilmente non sta in piedi, e non lo dice il sottoscritto, ma qualche giurista che si è già espresso a riguardo. Si arriverà alla Corte Costituzionale?

Test laboratorio

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Ancora qualche anticipazione

Fra i provvedimenti che dovrebbero rientrare in questo nuovo ordinamento della circolazione stradale, ci sarà la riduzione a 120 cc della cilindrata minima per accedere alle autostrade con un mezzo a due ruote. E le moto finalmente potranno trainare rimorchi, cosa possibile in altri paesi europei da decenni.

Tornando invece alle misure punitive, la circolazione contromano in curva, dosso o incrocio potrà portare alla confisca del veicolo. Confisca significa che la moto finisce all’asta e il proprietario non la vede più.

Si può comminare una sanzione così grave per un comportamento valutato soggettivamente da un agente? E quali prove dovranno essere prodotte? Se sarà così è facile prevedere grandi contenziosi.

Fermiamoci qui e attendiamo il testo definitivo per un commento più mirato.

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