Nostalgia 2 Tempi

Venti anni fa la MotoGP ha fatto la grande svolta, passando al motore 4 tempi. Nel frattempo erano già sparite le ultime moto di produzione a 2 tempi, fra le quali ci sono delle pietre miliari del segmento hypersport. Siamo in tanti ad avere nostalgia dell’odore di quel fumo azzurro, di quella rumorosità e del calcio in culo

Nostalgia 2T. La mia prima moto è stata un’Aspes Juma 125 (ne ho parlato QUI!). Una vera piccola moto da corsa con targa e luci. Aveva un motore monocilindrico che per me faceva musica. Leggera ed essenziale, ricordo quella sua vibrazione che era quasi un fremito, prima di entrare in coppia e darmi il classico calcio in culo. Con lei ho imparato a guidare, e ho avuto pure il battesimo della pista, a Vallelunga.

Entrata in coppia. Abbiamo perso l’abitudine di utilizzare questo termine, ora che i motori grazie all’elettronica sono più trattabili e hanno curve di potenza piatte. Nostalgia!
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La prima fu la Yamaha RD 500 LC

Oggi mi passa davanti un servizio sulla Yamaha RD 500 LC del 1984, la prima race replica 500 a due tempi. Ero giovanissimo, ammiravo Kenny Roberts, e quella moto somigliava alla OW61 del 1982, quella con il motore V4. Il codone soprattutto era molto simile alla moto da gara. E anche altri particolari la ricordavano. Mi piaceva l’avviamento a pedale, che faceva risparmiare il peso del motorino d’avviamento. E le dava l’aria di una sportiva senza mezze misure. E cupolino e carenatura ricordavano anche loro la moto di King Kenny. Per non parlare della ruota anteriore da 16 pollici, una tendenza lanciata proprio dalle 500 GP.

La comprò un conoscente, che me la fece provare. La trovai tanto bella esteticamente quanto normale nella guida. Un po’ troppo normale. Era morbida in tutto. Certo, il motore con i suoi 88 cavalli spingeva, ma non spaventava. Il fascino però c’è ancora tutto.
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Yamaha RD 500 LC
Yamaha RD 500 LC

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Suzuki RG 500 Gamma: la vera race replica

Ben diversa fu la Suzuki RG 500 Gamma del 1985. Questa era più vicina alla moto da gran premio. Aveva un quattro cilindri in quadrato con alimentazione a disco rotante. Pesava poco: dichiarati 154 kg a secco, in realtà erano un bel po’ di più (sembra fosse a quota 170). Ma pesava comunque molto meno della Yamaha, che ne faceva 200. E aveva più cavalli, 95.

L’ho guidata parecchio, e l’ho vista andare fortissimo: ce l’aveva un mio amico con il quale uscivo tutti i fine settimana. Poi lui staccò luci e targa e ci vinse il Campionato Italiano Sport Production.

Era bellissima la Gamma. Rigida di sospensioni, con un assetto in sella giusto anche per uno spilungone come me. Quando entrava in coppia lo faceva senza compromessi, ma era fluida e non ti metteva in crisi. Non era la moto più potente che c’era. Ma era la più equilibrata. E che si guidava come una moto da corsa. Vale a dire che era ferma, stabile e… semplice!

Aveva il cambio estraibile, come la moto da gara da cui derivava. E richiedeva una modifica all’ingranaggio della 5a, che rischiava di rompersi in velocità, bloccando la ruota posteriore.
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Suzuki RG 500 Gamma 1985
Suzuki RG 500 Gamma spaccato

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Il 4 tempi è più potente, ma…

Poi sono venuti i 4 tempi, che hanno una voce diversa. E danno sensazioni di guida differenti. A spingere per questo passaggio, la necessità di dare al motociclismo un’immagine di maggiore attenzione all’ecologia. Però noi appassionati abbiamo mal digerito questo passaggio imposto, convinti che il 4T fosse più lento.

Era un giorno del 2001, quando la MotoGP si stava preparando a passare al 4T. Andai a pranzo con un amico che lavorava in Honda. Chiacchierando dissi che con la 4T sicuramente stavano faticando a tirare fuori i 190 cavalli della NSr 500, con cui allora correva Valentino Rossi. Rimasi male quando sorrise della mia affermazione. E rimasi ancora più male quando mi disse: “veramente al banco ne abbiamo visti già 270 di cavalli, ma il problema sono i piloti, che nei test non riescono a mettere a terra tanta potenza”.

Sono passati 20 anni da allora, e pochi giorni fa su GPOne.com ho letto un’intervista a Remy Gardner che traccia un confronto fra una 500 e la Ducati MotoGP che guida oggi, dicendo che la 500 (lui ha avuto occasione di guidare la Suzuki di Kenny Roberts Junior) era abbastanza più facile e tutto sommato decisamente meno veloce delle moto attuali. In fin dei conti, aveva 100 cavalli in meno.

Eppure in tanti, tantissimi, sono ancora convinti che le 500 2T siano rimaste le moto da gran premio per eccellenza, quelle più cattive e difficili da domare. E se ormai è chiaro che le MotoGP attuali sono più potenti e veloci, il motivo di questa forte nostalgia è probabilmente nel temperamento del 2 tempi. Un motore con meno masse in movimento – manca tutta la parte della distribuzione – che ha meno inerzie, e per questo dà la sensazione di essere più pronto. Anche un motore con carattere, che si fa capire attraverso il fumo dello scarico, che da azzurro diventa trasparente quando sale di giri. E ti parla con una rumorosità che cambia molto, e che al salire dei giri ti avvisa che sta per arrivare l’entrata in coppia.

Non sarà il motore più veloce, non è quello che gira più in alto, ed è giusto che nelle gare ormai ci siano solo 4 tempi. Ma che nostalgia per il 2T!
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