Ma che cazzo!

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    • #20825
      Mastic
      Amministratore del forum

      Il titolo può sembrare ironico, ma questo pezzo è rabbioso e colmo di dolore e sgomento.
      Due cose oggi hanno attratto la mia attenzione nella lettura mattutina dei giornali.
      La prima è l’incredibile svolta (purtroppo attesa) della sciagura della funivia del Mottarone. 3 persone agli arresti, che avrebbero anche già confessato di aver escluso il freno d’emergenza perché altrimenti avrebbero dovuto fermare l’impianto per una manutenzione accurata e onerosa.
      14 morti. 1 bambino che se sopravvivrà porterà i segni di questo disastro per tutta la vita.
      Come fanno ad andare a letto e dormire quelle persone (e ci sono altri iscritti nel registro degli indagati). Perché non si suicidano?
      Come per il ponte di Genova, viene fuori che chi di dovere sapeva. Ma per motivi economici ha scelto di tacere e di sperare che nulla succedesse. Invece a volte i ponti cadono (In 5 anni 9 ponti caduti in Italia); e pure le funivie. E chissà cos’altro.
      C’è un patto che ormai sembra essere stato rotto. Il patto della fiducia, fra cittadino e custode di determinati manufatti. Le leggi ci sono. I controlli di sicurezza e di manutenzione sono prescritti obbligatoriamente. Il problema è che in alcuni casi (quanti???) non si fanno. Per motivazioni economiche in prima battuta. Ma forse in prima battuta ciò che manca è l’etica. Il senso di responsabilità.

      Forse in troppi di noi sono corrotti nel profondo. E vengo alla seconda notizia di giornata. All’azienda bresciana che smaltiva fanghi tossici nei terreni agricoli. E nelle intercettazioni ridevano, pensando ai bambini che poi avrebbero mangiato il mais cresciuto su quei campi (qui l’articolo del Corriere della Sera). Quella gente ha figli, sicuramente. Quella gente rischia di mangiare lei stessa la merda che getta nei terreni agricoli. Magari quella gettata da qualche suo “collega”. Però hanno un corto circuito dell’etica, della civiltà e dell’intelligenza che impedisce loro di capire cosa fanno. Amaramente mi viene da dire che andrebbero interdetti perché sono incapaci di intendere e di volere. Ma no, non è così.

      E oggi scrivo questo pezzo, senza saper proporre nulla per aggirare questa situazione. Come se io, piccolo e oscuro giornalistucolo potessi fare qualcosa contro questo “sistema”. Però dovremmo svegliare le nostre coscienze. E dovremmo fare qualcosa ogniqualvolta possibile. Dai piccoli gesti. Perché se non parte dal basso il cambio di rotta, non partirà mai.

      Ma che cazzo! Eccolo il titolo. Per una volta sono sguaiato. Perché sono impotente. Non so più che dire. Ma non voglio stare zitto. E allora dico parolacce.

    • #20828
      sec
      Partecipante

      Ma io mi unisco al “che cazzo” con immenso piacere e pari veemenza!

      Pero’ non siamo impotenti, capo. Siamo invece troppo accondiscendenti e cominciassimo a far scelte piu’ coscienziose e mature si vivrebbe in un altro mondo.
      Se invece lasciamo correre e continuiamo a berci passivamente quello che ci passano lorsignori allora prima o poi ci finiamo tutti schiacciati, chi da un ponte e chi da una funivia.
      Non e’ la prima volta che ti faccio notare che questo “progresso” – tutto fondato esclusivamente su logiche economiche e di convenienza – non e’ una strada percorribile.
      Io la fiducia nel prossimo l’ ho persa gia’ da un bel pezzo… e non e’ una bella vita se la prendi cosi’.

      • #20830
        Mastic
        Amministratore del forum

        Bene, siamo pari. Ma poi difficile cambiare le cose. Possiamo esprimere la nostra disapprovazione alle persone non etiche, quando ci imbattiamo in loro. Possiamo boicottare commercialmente i non etici. Fermo restando che dovremmo fare delle scelte d’acquisto diametralmente opposte in molti ambiti.
        Altro non vedo possibile farlo. Qui non si tratta neanche di votare. Si tratta di cultura. Di sensibilità. Di etica, questo termine che oggi sto chiamando spesso in causa.

        • #20833
          sec
          Partecipante

          Altro non vedo possibile farlo.

          D’ accordissimo, si devono fare proprio quelle cose li.
          Se lo si facesse in numeri maggiori, invece che i soliti quattro gatti…. sarebbe una strategia che funzionerebbe eccome.
          Il problema vero e’ far diventare non dico dominante ma almeno importante una cultura che oggi e’ decisamente minoritaria, per opposto interesse o per menefreghismo.
          Concordo nuovamente con te: e’ difficilissimo. Ma … “perche’ combattere solo quando la vittoria e’ certa? Piu’ bello quando e’ inutile, tra lampi di scintille!” (cit. Rostand, Cyrano) 😀 😀 😀

    • #20837
      cla_lo
      Partecipante

      “C’è un patto che ormai sembra essere stato rotto. Il patto della fiducia”
      “ciò che manca è l’etica. Il senso di responsabilità”
      “dovremmo svegliare le nostre coscienze”
      Mi riconosco in queste tre frasi scritte da Riccardo. Soluzioni immediate ed efficaci non credo ci siano. Ci vorrebbe una trasformazione profonda che punti alla cultura ossia a come ci vediamo in relazione agli altri e a come concepiamo la nostra presenza nella società. Io non penso che gli esseri umani siano buoni per natura. Forse è il contrario. Credo che possano essere educati e che stato e società abbiano questa funzione.
      Ciò che impressiona nel caso italiano è la frequenza di episodi di rottura del patto di fiducia che non si verifica solo quando c’è una tragedia, ma anche quando le immondizie invadono i marciapiedi o quando l’asfalto è così rovinato da mettere a rischio le persone. Siamo abituati a non avere fiducia nella dimensione pubblica e a cercare le soluzioni alle nostre esigenze nel privato ossia per conto nostro. Così la dimensione pubblica, ossia tutto ciò che si verifica fuori dalla porta di casa, diventa il luogo dove è legittimata qualunque scorrettezza.
      Dunque ha ragione Riccardo: dobbiamo e possiamo fare qualcosa a cominciare dai piccoli gesti e dall’educazione dei più piccoli. E poi bisogna parlare e creare correnti di idee nelle quali altre persone possano riconoscersi

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