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Cosa sarà della KTM?

Messa alle spalle la grande paura, ora tutti si chiedono quali saranno le mosse del nuovo socio di maggioranza, l’indiana Bajaj Auto. Il ceo Neumaister tranquillizza gli animi, dichiarandosi sicuro che la produzione non verrà spostata in India, ma sulla MotoGP c’è sicuramente un punto interrogativo

Come ormai tutti saprete, l’indiana Bajaj ha salvato la KTM dal fallimento, versando circa 800 milioni di euro: i 600 di questi giorni si sono aggiunti infatti ai 200 che aveva già versato per far riprendere la produzione a marzo, poi interrotta di nuovo per mancanza di ricambi (si ripartirà il 27 luglio).

Dunque il mondo degli appassionati ha tirato un sospiro di sollievo: la casa arancione è salva. E sicuramente sono tornati a dormire meglio i circa 4000 dipendenti che lavorano nei siti produttivi austriaci. 

La Bajaj era già titolare del 49,9% di Pierer Bajaj AG, che a sua volta ha il 74,9% di Pierer Mobility AG, che detiene il 100% di KTM AG. Ora Bajaj sale provvisoriamente al 100% delle azioni di Pierer Bajaj AG, fino al maggio 2026. Provvisoriamente, perché le parti hanno sottoscritto ‘un’opzione call’.

Si tratta di un contratto derivato, che regola il diritto che un soggetto, in questo caso Bajaj, ha concordato di poter acquistare le azioni in possesso di Pierer Industrie AG a un prezzo prefissato, entro un anno di tempo. Bajaj Auto avrebbe dunque un anno di tempo per esercitare questo diritto all’acquisto. Nel frattempo è concordato questo periodo nel quale l’azienda indiana sarà comunque il socio di maggioranza di Pierer Bajaj, e quindi di KTM AG.

E ora cosa succederà? Comprensibilmente non mancano i dubbi sul futuro dell’azienda con sede a Mattighofen. C’è il timore che la nuova KTM a trazione indiana non sarà poi così interessata all’attività sportiva, soprattutto alla MotoGP. E prima ancora quello che i siti produttivi austriaci vengano trasferiti in India. In fin dei conti Bajaj produce in casa già da anni le KTM fino a 320 cc; mentre quelle con motore bicilindrico parallelo erano già state in parte date in produzione a CFMoto, in Cina.

Del doman non v’è certezza

Nella prima intervista rilasciata a Die Presse, Gottfried Neumaister, il CEO di KTM, ha mostrato tutta la sua soddisfazione per il salvataggio dell’azienda e la gratitudine a Bajaj. Ha parlato di una soluzione che ha soddisfatto tutti, a parte Stefan Pierer, che esce dal Consiglio d’amministrazione e, di fatto, perde la sua azienda. Successivamente ha anche detto che lo stabilimento di Mattighofen resterà un centro di primaria importanza per il rilancio dell’azienda; perché gli indiani non avrebbero speso tanti soldi per perdere poi tanto know-how. Però sembra più una deduzione logica che non un dato di fatto; e non c’è dubbio che fare industria in India per Bajaj sarebbe sicuramente più facile e molto meno oneroso.

E ancora più dubbi ci sono sulle attività sportive, con il team di MotoGP e le squadre del fuoristrada che costano molto e rendono… ecco, questo è da capire, nell’ottica degli indiani. Quanto interesseranno loro le attività sportive? KTM ha nel claim ‘Ready to race’ l’impronta della sua personalità, ma che azienda vorranno creare ora gli indiani?

Quello che possiamo fare, in attesa di pronunciamenti ufficiali, è capire la personalità di Rajiv Bajaj, il 59enne numero uno dell’azienda indiana.

Chi è Rajiv Bajaj

Di sicuro è diversissimo da Stefan Pierer: laddove l’austriaco era aggressivo, l’indiano appare più riflessivo. Questo non significa che non gestisca la sua azienda con l’obiettivo di primeggiare nelle vendite.

Da quando, circa venti anni fa, è entrato con ruoli dirigenziali nell’azienda di famiglia, ha lavorato moltissimo per scalzare Hero-Honda dal primo posto della classifica indiana delle vendite. E c’è riuscito, non cercando di combattere la concorrenza sul medesimo piano di gioco, ma proponendo idee nuove. Secondo Rajiv Bajaj i brand falliscono perché i prodotti sono pensati e lanciati per un mercato esistente, non per crearne uno nuovo.

Ingegnere meccanico, laureato all’Università di Pune, in India, e con un master a Warwick in Ingegneria Meccanica dei sistemi di produzione, entrambi superati con il massimo dei voti, Rajiv Bajaj è nato e cresciuto in una famiglia dell’aristocrazia industriale indiana. L’azienda infatti è stata fondata ottanta anni fa dal suo bisnonno, Jamnalal Bajaj, che era figlio di un contadino e che fu adottato come quinto figlio niente meno che da Rajiv Gandhi, il ‘padre’ dell’India.

Rajiv Bajaj, convinto praticante di Yoga, sembrerebbe però lontano dalla figura del ricco capitano d’industria votato esclusivamente al profitto. In una recente intervista su Youtube ha parlato di meritocrazia piuttosto che di aristocrazia – e siamo in India, il Paese delle caste -, ha detto che le cose più belle della vita sono gratis, mentre quelle al secondo posto nella graduatoria delle cose belle e desiderabili sono terribilmente care. Nulla ci appartiene, ha detto, neanche l’aria che respiriamo, infatti subito dopo averla inspirata la espiriamo. Ha dichiarato pure di non avere un vestito, intendendo un abito elegante, perché non gli serve, e se lo invitano in posti dove tale abito è richiesto, semplicemente non ci va.

Interrogato sul segreto del successo della sua famiglia, ha sottolineato che si tratta di una famiglia molto unita. Dapprima intorno a suo padre, Rahul Bajaj, venuto a mancare poco più di 3 anni fa, ora intorno a lui.

Rajiv Bajaj è un motociclista, e negli anni della gioventù ha posseduto sia Ducati Monster che Triumph Bonneville. Oggi, oltre alle moto Bajaj, possiede anche le KTM; e le Husqvarna. Ed ha una partnership con la Triumph per lo sviluppo congiunto di nuove moto di media cilindrata

Del futuro non ha parlato, ma su Youtube c’è una sua recente intervista nella quale parla proprio di KTM e della situazione che si era creata. Anticipa come possibile quello che poi è realmente successo, vale a dire il salvataggio da parte della sua azienda, e ribadisce che poi si dovranno trovare nuovi partner.

La vicenda raccontata dalla stampa indiana

La stampa indiana ha dato ovviamente molto risalto al ruolo di Bajaj Auto, che dopo lunghi anni come socio di minoranza di questo grande gruppo industriale europeo oggi è passato a esserne il principale azionista.

Dal punto di vista economico è interessante notare che i primi 200 milioni di euro, quelli serviti a far ripartire la produzione nel marzo scorso, sono stati versati tramite obbligazioni convertibili. I 600 milioni attuali sono stati erogati invece in una tranche di 450 milioni come prestito a termine garantito e con altri 150 milioni di obbligazioni convertibili.

Sempre la stampa indiana dà anche conto di un comunicato della Bajaj, nel quale sono contenuti dei punti programmatici che verranno messi a calendario non appena le autorità di controllo sui passaggi societari approveranno il take over di Bajaj su KTM. Eccoli:

  • Esplorare potenziali partnership e collaborazioni per costruire un vantaggio competitivo sostenibile e creare valore a lungo termine.
  • Avviare un rinnovamento del quadro di governance, compresa la ricostituzione del Consiglio di amministrazione.
  • Avviare il percorso di turnaround, mettendo in atto un programma volto a ridare slancio e crescita competitiva, garantendo al contempo la redditività finanziaria dell’azienda.
  • Attuare misure che amplino il campo di applicazione dell’attuale programma di sviluppo congiunto tra le società e perseguire opportunità sinergiche sia nel front-end che nel back-end.

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