Moto moderne e sicurezza: polemica sulle prestazioni
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Riccardo Matesic.
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- martedì, 18 Luglio, 2017 alle 08:32 #1642
Riporto un interessante articolo preso dalla pagina delLl’ASAPS (Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale) e la conisciuta ANCMA in merito a una polemica che riguarda la sicurezza delle attuali moto e dei motociclisti:
“Divampa la polemica sugli incidenti in moto. Dopo i 12 morti del mese scorso, durante il weekend del 10-11 giugno 2017 (con sinistri gravi anche a Genova), a lanciare la provocazione è stata l’Asaps (Amici Polstrada), il cui presidente Giordano Biserni attacca: “La strage sulle strade degli ultimi giorni dimostra che il fenomeno della mortalità su due ruote è diventato drammatico. Certo, ci sono i cattivi comportamenti, le manovre spericolate, gli incoscienti da una parte e dall’altra”. Ma? Dove sta l’altro aspetto grave? Leggete qui in basso.
La questione delle prestazioni
“C’è qualcosa di più allarmante – affonda il colpo Biserni -: le prestazioni sono enormemente aumentate negli ultimi anni. Uno scooter un tempo andava a 110 all’ora, oggi a 200. E la logica del mercato porta a creare mezzi sempre più potenti e veloci: non tutti li sanno guidare, non tutti riescono a non farsi prendere la mano”. Però Pier Francesco Caliari, direttore generale di Confindustria Ancma (l’Associazione nazionale ciclo motociclo e accessori che riunisce le aziende italiane costruttrici di veicoli a due e a tre ruote), non ci sta. E sulle pagine del Secolo XIX di recente ha replicato: “Non è un’osservazione accoglibile. Se le prestazioni sono aumentate, lo è anche la dotazione di tutela del conducente, che rende i mezzi di oggi molto più sicuri di quelli d’un tempo. Poi, dato che il problema esiste e noi non lo vogliamo nascondere, allora dico che serve più educazione stradale. E se vogliamo inquadrare il caso Genova, pensiamo all’asfalto della Sopraelevata o ai milioni di buche sulle strade, un attentato alla sicurezza di chi si muove su due ruote”.
La controreplica Asaps
Fine della storia? No. Biserni controreplica: “Onestamente ci sembra una risposta molto riduttiva. Aumentano i morti fra i motociclisti e le moto sono ormai cloni di quelle che gareggiano in pista. I piloti no”. Chiosa ironica con frecciatina: “Può darsi che ci sbagliamo noi e che tutto sia adeguato perché sono aumentate ‘le tutele per i motociclisti’”.
Io credo che nessuno abbia torto e nessuno abbia ragione, la verità è nel mezzo, è vero che la sicurezza delle moto è cresciuta di pari passo con le prestazioni, e sono ancora tanti utenti delle 2 ruote a non essere preparati, ma bisogna considerare che anche il traffico veicolare in genere è aumentato come aumentate sono le insidie stradali e le distrazioni e l’indisciplina degli altri utenti stradali (pedoni compresi) ma quello che continua a mancare secondo me è una vera e propria cultura della circolazione stradale, un qualcosa o qualcuno che responsabilizzi e renda consapevoli di quando poter dare gas per divertirsi e quando essere prudenti. Oltre a saper prevedere i vari pericoli e come evitarli.
Importante secondo me anche il ruolo dello Stato nel lanciare campagne di prevenzione e sensibilizzazione e da parte di chi controlla le strade pubire in modo intelligente chi sgarra non con la solita caccia al piccione o imboscate -in questo caso- ai motociclisti come avviene di solito.
- martedì, 18 Luglio, 2017 alle 11:19 #1645
Ho discusso a lungo con Giordano. Anche perché è uscita la rivista con il mio articolo a riguardo, messo a confronto con l’articolo del mio amico Lorenzo. Un giornalista civile e un giornalista poliziotto. Entrambi motociclisti, che si confrontano con due articoli differenti e scritti in autonomia. Anche se io e Lorenzo ci siamo telefonati.
Al di là di quello che ho scritto nell’articolo, che ora non ricordo, ma che posterò anche qui quando loro lo renderanno disponibile sul loro sito, credo che Giordano abbia ragione su molti punti. Non su tutto.
La velocità non è così spesso causa d’incidenti. Piuttosto è concausa, e aggravante. Il problema semmai è il differenziale di velocità; vale a dire la differenza di velocità fra i vari veicoli. Quindi, uno che va rapido in una strada dove sta solo e ha visibilità non crea questo gran pericolo. Uno che va molto più forte (o anche più piano) degli altri veicoli nel traffico invece è un pericolo.
Il discorso sulle prestazioni che crescono è coerente. Il problema è che l’energia cinetica non ha un andamento lineare con l’aumento della velocità, ma esponenziale: aumenta con il quadrato della velocità.
Questa semplice legge fisica sfugge a molte persone, che non si rendono conto che nell’eventualità di una frenata d’emergenza, quell’ebbrezza dell’essere rapidi si tramuta in gelo nella schiena. Semplicemente perché a volte non si ha lo spazio per fermarsi.
E a poco servono le diavolerie elettroniche, che aiutano; ma che non possono superare le leggi della fisica.Su questo credo che servirebbe un sensibilizzazione. Le prove di frenata differenti che faccio fare nei miei corsi, ad esempio, pongono l’allievo nella situazione di dover fare una frenata d’emergenza anche ad alta velocità. Se ho spazio dove lavoro, gli faccio provare la frenata d’emergenza anche a 100 km/h. E li vedo spaventati dal fatto di non riuscire a fermare la moto che, anzi, ha delle reazioni che loro non si aspettano. Li vedo prendere coscienza del tempo che perdono (e dei metri che volano via sotto le ruote) mentre capiscono come sistemare il corpo e le mani mentre imparano a mordere forte con il freno anteriore. Li vedo nei pasticci con cambio e frizione. E quando si fermano… hanno capito qualcosa in più.
E si parla di 100 km/h, che per noi significa andare piano.Il problema è che tutto questo serve al neomotociclista, allo scooterista che guida il T-Max (ora arrivano anche il Kymco AK550 e l’Honda X-ADV fra i veicoli veloci) senza rendersi conto che 240 kg di veicolo a 100 km/h ci arrivano rapidamente, ma a volte può essere un problema fermarli.
Il motociclista esperto, lo zio franco della situazione, tutte queste cose già le sa. - lunedì, 31 Luglio, 2017 alle 15:22 #2290
My two cents: sono rimasto colpito da un’immagine che gira su Internet, nei forum di motociclisti, che vorrebbe concentrata sull’area della visiera/mentoniera il 40% dell’area di impatto sul casco in caso di incidente. Io però ho il brutto vizio di controllare quello che mi viene detto, perciò ho cercato la fonte citata e – siccome sono un rompic***o – anche la ricerca originale (piuttosto datata) ripresa da tale fonte. Tra i rapporti pubblicati ci sono due documenti e, per quello che ne capisco io di inglese, in nessuno dei due si trova traccia dell’assunto di partenza che si vorrebbe dimostrato nella ricerca (che misura solo l’incidenza di deformazione/lacerazione/rottura delle varie parti del casco impattate dall’incidente).
Però, siccome mi piace leggere, c’è un dato che mi ha colpito. Quasi un incidente su quattro è causato dal solo motociclista, senza partecipazione di altri veicoli.
Il che mi suggerisce due riflessioni: la prima, è che quando si parla di dati vorrei sempre conoscere la fonte e il contesto, altrimenti ognuno se li legge a modo suo. La seconda, è che – se davvero è tale il numero di incidenti senza partecipazione di altri veicoli – sembra sembra avvalorata la sensazione che in un caso su quattro il pilota si sia spinto oltre i limiti prudenziali, al netto dello stato del manto stradale e di altre variabili che cmq rientrano nella valutazione del rischio. E allora, se non si sa maneggiare la polvere da sparo, meglio giocare con i petardi che con le bombe a mano…- lunedì, 31 Luglio, 2017 alle 15:56 #2292
sembra sembra avvalorata la sensazione che in un caso su quattro il pilota si sia spinto oltre i limiti prudenziali, al netto dello stato del manto stradale e di altre variabili che cmq rientrano nella valutazione del rischio. E allora, se non si sa maneggiare la polvere da sparo, meglio giocare con i petardi che con le bombe a mano…
Premio GAC del 2017 !
Con i freddi numeri si stabilisce tutto ed il suo contrario. Per esempio il numero dei decessi è uguale nei centri urbani così come nelle strade extraurbane,nel caso gli incidenti sono sicuramente maggiori in città.
Quindi il contesto e la densità più che la prudenza sembrano influire
L’incidenza maggiore tra i 20 ed i 24 anni (altro premio del Grazie Al Cazzo i vecchietti o i neonati che girano in kawasaki sono pochi)I petardi in mano ad incapaci in presenza di forti densità degli stessi fanno più danni delle bombe in mano agli artificieri in ambito consono 😉
- lunedì, 31 Luglio, 2017 alle 15:47 #2291
“…….. che in un caso su quattro il pilota si sia spinto oltre i limiti prudenziali, al netto dello stato del manto stradale e di altre variabili che cmq rientrano nella valutazione del rischio……….”
Franco ed io siamo caduti, abbiamo fatto tutto da soli, senza dubbio, però andavamo ai 50 Km/h e di tutte le variabili di valutazione del rischio il manto stradale ci ha fregato. Però rientreremmo nella casistica “incidenti senza partecipazione di altri veicoli”
- lunedì, 31 Luglio, 2017 alle 16:58 #2293
Occhio @Tiggy, anche il tuo discorso presta il fianco a critiche.
Con i numeri ci si fa tutto e niente. Bisogna vedere a cosa sono relativi.
Le dinamiche, i modi d’uso del mezzo a due ruote, sono diversi da paese a paese. Quindi… parliamo di numeri italiani? O, come mi sembra, di numeri europei?
Perché l’Italia è un paese a sé stante come caratteristiche d’uso del mezzo a due ruote. Da noi la maggior parte degli incidenti sono in città. In altri paesi gli incidenti a due ruote sono tutti extraurbani. Al punto che le campagne per la sicurezza si fanno dedicate alla guida extraurbana. E diversi sono anche i motociclisti: gli italiani hanno meno background (sono i motociclisti di ritorno), gli stranieri sono più formati.
Diverso è anche il ruolo delle infrastrutture. Per il Maids, a oggi l’unico studio di analisi approfondita di incidenti motociclistici, le infrastrutture se ricordo bene sono responsabili nel 13% degli incidenti motociclistici. Ma in Italia tale percentuale raddoppiava (quasi 20 anni fa, quando lo studio è stato fatto), perché le nostre strade fanno schifo.
Recentemente ho rischiato più volte di avere incidenti per colpa di strade sporche. Proprio come successo a Franco e Dragonair. Ero dietro di loro quando sono caduti. Andavano piano, la breccia era perfettamente mimetizzata con l’asfalto. Si chiama culo. A volte ce l’hai, e metti le ruote da un’altra parte, a volte vai piano, tranquillo, e senza cercartela cadi. E magari ti fai pure male.
Vieni a fare un giro con noi prima o poi?
Non so in che zona vivi, ma potresti venire anche ad Atessa a metà settembre. Altrimenti, credo che dopo l’estate annunceremo altri eventi simili da altre parti. - lunedì, 31 Luglio, 2017 alle 17:06 #2294
Tra le vittime sono in aumento i ciclisti (275, +9,6%) e i ciclomotoristi (116, +10,5%), stabili gli automobilisti deceduti (1.470, +0,1%) mentre risultano in calo motociclisti (657, -15,0%) e pedoni (570, -5,3%).
Per la prima volta dal 2001, gli incidenti e i feriti registrano un incremento (rispettivamente +0,7% e +0,9%) (Figura 1) in confronto all’anno precedente. Aumentano soprattutto i feriti gravi: sulla base dei dati di dimissione ospedaliera, sono stati oltre 17mila contro i 16mila del 2015 (+9%). Il rapporto tra feriti gravi e decessi è salito a 5,2 nel 2016 da 4,7 dell’anno precedente.
Sulla diminuzione del numero di vittime in Italia pesa soprattutto il calo registrato su autostrade (comprensive di tangenziali e raccordi autostradali) e strade extraurbane (274 e 1.546 morti; -10,2 e -4,6% sull’anno precedente). Una flessione più contenuta si registra, di contro, sulle strade urbane (1.463 morti;-2,6%).
Ciclisti e pedoni fanno tanti numeri quanto i motociclisti e ciclomotoristi messi insieme. Brutta bestia la velocità imprudente…
E pensare che come per il pollo,la statistica mette sullo stesso piano chi parte in giornata da Aosta per andare a Palermo e cade scivolando sul raccordo per Villa San giovanni e chi si sdraia miserevolmente sulla rampa del garage 😉Genova,altro caso buono per la statistica cieca,fa tanti incidenti quanto Bologna e Firenze messi assieme,forse sono più imprudenti ?
Il Caos,ecco per me la chiave di lettura,l’ignoranza,nel senso di ignorare le regole elementari e l’ambiente che ne favorisce lo sviluppo,quando un “ignorante” trova l’ambiente malsano non ha scampo,tantomeno andando piano
- lunedì, 31 Luglio, 2017 alle 18:04 #2295
E’ un forum, siamo qui per chiacchierare, e per fortuna l’ho scritto io in premessa
due riflessioni: la prima, è che quando si parla di dati vorrei sempre conoscere la fonte e il contesto, altrimenti ognuno se li legge a modo suo.
Non ho alcuna pretesa di verità, ho scritto sopra che “mi ha colpito” un dato. Un dato relativo ad una precisa ricerca. Mi ha colpito il fatto che tale dato fosse costante indipendentemente dalla gravità delle conseguenze dell’incidente (lievi/gravi/letali). D’accordo, la fatalità e la sfiga sono sempre presenti, pur con tutta la prudenza del mondo, ma – ditemelo voi che siete motociclisti – credo che la velocità abbia una sua incidenza sulla possibilità di incidenti letali senza coinvolgimento di altri veicoli. Se circoli in moto a Genova (o a Milano, tra sanpietrini e rotaie del tram) sei sicuramente più a rischio che altrove; ma – mi candido per un altro premio GAC – se giri con un mezzo che ti permette brusche accellerate (ovvero proprio quel differenziale di velocità di cui parlava @Mastic) non aumenti certo la tua sicurezza, anche se quel mezzo ha un miglior equipaggiamento di sicurezza. Quindi la velocità ritorna di nuovo e il fondo pessimo la rende un’aggravante, non una banale concausa (è banale: se il fondo fa schifo, vado piano.. o no??). Se poi vogliamo venire qui a raccontarci che a Genova, Milano e altri luoghi male asfaltati la gente compra moto e scooter che – da semaforo a semaforo, in area urbana – superano i 100 km/h solo per poi usarli in docili dolci ripartenze, ordinati in fila indiana, che la velocità non c’entra e che la colpa è tutta delle buche.. va benissimo. Già che ci sei @zio franco – come si dice in Toscana – vienimi anche a raccontare che Gesù in croce è morto di freddo… 🙂
A me sta benissimo quando @zio franco dice che tra i motociclisti ci sono anche i migliori guidatori, non faccio fatica a crederci. Non ci credo manco per una cippa se dice che “i motociclisti” sono i migliori guidatori, perché la categoria in quanto tale ingloba tali e tante teste di portone che la media si abbassa irrimediabilmente.
Ma vado oltre, voi che siete così pronti con i numeri toglietemi una curiosità… degli incidenti letali in moto, qual è la presenza percentuale di moto da strada di grossa cilindrata rispetto – chessò!? – alle custom o alle touring? Io ho un sospetto, ma lo tengo per me.. 😉
@Mastic abito in valpolicella, Verona, la vedo difficile venire ad Atessa (anche se mi avrebbe fatto piacere).. spero in un prossimo evento ogisticamente più favorevole 😉- lunedì, 31 Luglio, 2017 alle 18:29 #2296
Se poi vogliamo venire qui a raccontarci che a Genova, Milano e altri luoghi male asfaltati la gente compra moto e scooter che – da semaforo a semaforo, in area urbana – superano i 100 km/h solo per poi usarli in docili dolci ripartenze
No,ed è tutta qui la differenza,semplicemente non la usano in città la supersportiva come l’artificiere non maneggia esplosivi nei cinema !
Il petardomane che invece lascia l’auto per il Burgman 600 per andare a prendere lo spritz prima di tornare a casa si che si sente invincibile scoprendo la velocità e la comodità di parcheggiare sul marciapiede di Piazza San Babila senza rendersi conto di quanto è precario per definizione,perchè basta un affacciarsi allo stop di un mezzo qualsiasi per causare un panic stop e volare per terra,senza bisogno di Istat rientrano anche questi nel “ha fatto tutto da solo”
La concentrazione del 75% di incidenti,che si riassume nel quasi 50% di decessi in città a fronte dei miei 15mila km annui ad una media di 80 km/ora non corrisponde in nesso velocità-pericolo allo stesso modo di chi percorre 1000 km casa-ufficio alla media dei 20 km/ora,anche se le statistiche li accomunano sullo stesso piano
Logica vorrebbe tenerne conto in una statistica km/incidenti,ma non serve se non si entra nella cultura dell’equilibrio precario partendo da chi non lo conosce come gli utilizzatori degli equilibri stabili
E qui si torna al motociclista che mediamente è un buon automobilista e non viceversa
- lunedì, 31 Luglio, 2017 alle 19:38 #2300
ritorno in parte sulla diatriba moto con prestazioni troppo elevate…
Qualche giorno fa durante una uscita di GuidaSicuraMoto il mio amico Luciano (er principe) si è presentaato con l’ultima arrivata nella sua gia fantastica scuderia (possiede 5 moto al momento) una splendida KTM 1290 super duke R oltretutto modificata (scarico e centralina). Insomma una moto che al banco ha tirato fuori oltre 200 cv.
L’ho provata tra Morro reatino e Leonessa, una delle più belle strade del Lazio. Con tutto che era in rodaggio la moto è fantastica con una erogazione spettacolare e una tenuta provata precedentemente solo in pista. Però…si c’è un però, mi sono ritrovato a percorrere dei tratti a velocità stratosferiche, bastava un piccolo tratto di rettilineo per raggiungere velocità folli. In curva il discorso cambia perchè più di tanto alla fine non ti puoi inventare e anche con la mia grigiona le faccio a velocità sostenuta, ma i miei 100 cv non mi permettono anche tirando di raggiungere quelle velocità siderali. Sia chiaro che mi posso ammazzare anche con 100 o con 50cv ma il discorso che voglio fare è un altro.
Quella moto in mano al Principe e in mano a me o cmq a un motociclista con milioni di km sulle spalle diventa un bel giocattolo, ma in mano ad un motociclista inesperto diventa una biglia impazzita dentro a un toboga e il rischio per la sua e l’altrui incolumità non è solo elevato, ma è quasi matematico che prima o poi si farà male.Allora ben vengano infrastrutture decenti (ormai le uscite le organizzo in base alla qualità della strada) ma sopratutto benvenga una educazione stradale adeguata e la possibilità di guidare certi mezzi solo con la dovuta esperienza che si fa con i km o con i corsi. Se ti puoi permettere una moto da 20/25mila euro potrai anche farti un corso in pista da 500 per portare a case sia la pelle della tuta sia la pelle che ti ha fatto mamma!
- lunedì, 31 Luglio, 2017 alle 21:10 #2301
Anonimo
Tiggy ha scritto:
abito in valpolicella, Verona,
Ma allora siamo vicini 🙂
- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 10:08 #2302
Ma vado oltre, voi che siete così pronti con i numeri toglietemi una curiosità… degli incidenti letali in moto, qual è la presenza percentuale di moto da strada di grossa cilindrata rispetto – chessò!? – alle custom o alle touring? Io ho un sospetto, ma lo tengo per me.. ?
@Tiggy, ti assicuro che stai sbagliando. Capisco cosa ti anima, ma le cose non stanno così.
C’erano dei paesi dove tanti anni fa, circa 30, era stato messo un limite a 100 cavalli per le moto. L’Unione Europea pensò che fosse giusto adottare quel limite, ma fortunatamente fece uno studio epidemiologico. Scoprendo che i possessori di moto superpotenti avevano meno incidenti di quelli con moto di cilindrata inferiore. E non se ne fece nulla.
L’unico paese rimasto con il limite a 100 cavalli fu la Francia, che due anni fa ha tolto la limitazione.Aggiungo che a tutti i convegni sull’incidentalità stradale ai quali sono stato, si parla del problema incidenti riferendosi ai padri di famiglia che muoiono a 45 km/h in scooter mentre vanno al lavoro. Il problema grosso numericamente è quell’utenza. Persone che non hanno cultura motociclistica e non lo sanno. E non sanno di rischiare. Non riconoscono le situazioni di rischio. Ho una lezione teorica che faccio con molti video d’incidente. Quando la faccio se ho una platea poco esperta sento i brividi in sala; perché si riconoscono nelle medesime situazioni di rischio, che non avevano individuato su strada.
Anche negli incidenti del fine settimana, dalla mia personale statistica, quelli che si fanno male sono quelli con moto naked di media cilindrata. Quelli che si sono rifatti la moto. Gli stessi che vedi con abbigliamento tecnico improbabile, e con la collega d’ufficio seduta dietro con un casco di 20 anni fa che le va pure largo.Gli smanettoni sono stati un problema tanti anni fa. Me lo ricordo. Io ho sempre militato in quella categoria (al di là di ogni ipocrisia). Tutti noi vecchi siamo vivi per miracolo, e abbiamo nella nostra memoria dei mancati incidenti gravissimi. Ma oggi è passata ed è sempre più raro mancare l’incidente.
Una volta c’era il problema perché c’era ricambio generazionale. Arrivavano nuove leve; oggi c’abbiamo tutti il catetere. - martedì, 1 Agosto, 2017 alle 10:24 #2304
Ho cambiato titolo alla discussione, per renderla attuale e continuarla, senza aprirne un’altra.
Riporto un articolo scritto nel 2014 per Il Centauro, la rivista ufficiale dell’Asaps (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale), con cui collaboro mensilmente. Tra la’ltro, a breve posterò anche l’articolo uscito questo mese sulla rivista relativa alla polemiche che hanno spinto Antonio ad aprire questa discussione. Il pezzo è già uscito sulla rivista cartacea, attendo che me lo sdoganino anche sul web e poi lo riprendo e pubblico anche qui su Netbikers. Intanto beccatevi questo articolo di 3 anni fa.
Occhio che ne ho scritti diversi altri nel frattempo. Sono dedicati alla didattica della guida sicura e alla gestione dell’emergenza. Se mi stuzzicate rischiate di trovarveli pubblicati 😀C’erano una volta gli smanettoni
Si chiamano smanettoni quei motociclisti che amano la guida molto sportiva su strada. Una categoria oggi poco rappresentata e che vede delle leve giovani meno appassionate e coinvolte di una volta. Ciò non toglie che il fenomeno vada analizzato e affrontato con proposte costruttiveC’erano una volta i motociclisti duri e puri. Quelli nati e cresciuti con il mito della velocità. Andare forte era un plus indispensabile per essere un vero uomo. Bisognava avere sprezzo del pericolo e dimostrare di saper affrontare e vincere le battaglie.
Quei motociclisti oggi hanno almeno cinquanta anni. Se non di più. Perché tutto questo fa parte del passato. La velocità è rimasta un valore solo fra gli appassionati. Ai giovani non interessa. E resistono poche sacche di persone che amano mettersi alla prova su strade aperte al traffico.
C’erano una volta gli smanettoni. Gente che amava tantissimo la velocità in moto. Gente che ne faceva un culto, con regolari sfide su strada. Spesso erano piloti che correvano anche in pista, e fra loro non mancavano i nomi buoni.
Tutto perché la strada resta qualcosa di diverso dalla pista. La danza delle curve, quando si prende il ritmo, ipnotizza e dà benessere, per il meccanismo di rilascio delle endorfine conseguente a forti emozioni oggi ben noto. Inutile nasconderlo.
Chi scrive 25 anni fa ha fatto parte di quella cerchia. Si usciva tutti i sabati e tutte le domeniche per andare a cercar guai. Avevamo le nostre strade preferite e il nostro gruppo, con un nucleo ristretto ben amalgamato. I nuovi che cercavano di entrare non erano aiutati. Anzi, spesso li si portava su strade ostiche, proprio per vedere se erano realmente bravi o meno.
Quello che cambiò tutto, almeno nella mia storia personale, fu l’avvento di una nuova generazione di moto, molto più potenti e performanti a livello ciclistico. Successe dopo il 1985, e la cosa portò a un innalzamento delle velocità eccessivo.
I mezzi avevano superato di troppo il livello possibile in relazione alle strade e al traffico. Parallelamente le statali si stavano sempre più urbanizzando. E gli incidenti si moltiplicarono. Qualcuno ci lasciò la pelle, qualcuno fece mesi d’ospedale. A qualcuno morì il passeggero, e ancora oggi non riesce a parlarne.
Il risultato fu la fine del gruppo e delle uscite. Alcuni tornarono alla pista, altri continuarono a uscire rigorosamente da soli, altri smisero proprio, e oggi portano la famiglia su una tranquilla monovolume.
Il fenomeno dello smanettonismo era sul viale del tramonto.La situazione attuale
25 anni dopo, la maggior parte dei dueruotisti che alimentano tristemente le statistiche degli incidenti gravi e dei morti sono padri di famiglia che vanno al lavoro in scooter, rispettando il limite urbano dei 50 km/h.
Ciò non toglie che lo smanettonismo stradale, pur se va considerato un fenomeno residuale, purtroppo continua a fornire una buona percentuale dei morti del fine settimana. Per questo con gli amici dell’ASAPS abbiamo deciso di occuparcene.La prima cosa che abbiamo fatto è stata ricontattare i vecchi compagni di scorribande. E inaspettatamente abbiamo scoperto che… sono tutti vivi e in ottime condizioni. Signori di 50-60 (e più) anni che continuano ad andare in moto. Magari con una guida più tranquilla, o con una minor frequenza di “sparate”. Ma sono ancora tutti lì!
Abbiamo ragionato su questo dato, per arrivare a un’unica possibile conclusione: a parte il fatto che questi particolari motociclisti la scrematura l’hanno già superata quando hanno iniziato la loro carriera, indubbiamente sono tutti accomunati da una fortissima specializzazione. Una preparazione particolare, costruita negli anni, correndo in pista e superando indenni cadute e rischi enormi.
Il confronto con gli smanettoni attuali che conosciamo è impietoso. I pochi che oggi ancora amano la guida al limite su strada, spesso sono arrivati alla moto quasi per caso. Non hanno corso in pista, e mancano di quella cultura specifica che faceva invece parte del bagaglio dei vecchi.
Oggi in molti scoprono la moto all’improvviso, trovano la compagnia che fa le uscite su strada e si buttano. Sono loro i motociclisti che -come recitano le statistiche- scivolano da soli sulle strade di montagna, o fanno incidenti frontali perché finiscono contromano nelle curve a destra.
Lo smanettone esperto di una volta sapeva gestire con freddezza un ingresso in curva troppo veloce, ad esempio. Cosa che succede con frequenza, quando ci si mette in testa di dover andare forte. Chi ha corso ha imparato in pista a gestire tale situazione. L’improvvisato no, ed ecco anche che la sua estemporanea sfida su strada non si gioca più ad armi pari.Si possono coniugare passione e responsabilità?
Tutti noi viviamo di emozioni e di passioni. Per qualcuno il trasporto per la guida sportiva è molto sentito. Il mondo però va avanti, e nessuno può rifiutare di emanciparsi. Questo porta le persone coscienti a porsi l’interrogativo su quale sia il giusto punto d’incontro fra passione per la velocità e coscienza. Un punto d’incontro che, probabilmente, non esiste.
Spesso da giornalista esperto di sicurezza stradale ho scritto che la naturale evoluzione della nostra mobilità sarà verso veicoli sempre meno ludici e sempre meno appassionanti. Ci siederemo su un qualche cosa che, senza emozioni, ci porterà in sicurezza economia ed ecologicità da un punto A a un punto B.
Dunque, per recuperare la passione saremo costretti a scinderla dalla mobilità. Vale a dire ad andare in pista. Magari con formule nuove, meno costose, che si potranno inventare.
In attesa che succeda questo cosa si può fare? Personalmente propendo per due interventi, che ritengo di uguale importanza.
Il primo è una superiore presenza delle forze di polizia sulle strade dei motociclisti e negli eventi dueruotistici. Una presenza che non sia punitiva, se non degli eccessi, ma che aiuti a creare un rapporto di reciproca conoscenza e confronto.
Il secondo è un dialogo con i motociclisti che dovrebbe essere sviluppato da esperti di guida della moto e di sicurezza stradale. Servirebbe a far capire ai meno smaliziati quante lacune hanno nella guida, quanto differente sia la tecnica che in televisione vedono applicare dai campioni del manubrio. E servirebbe anche a fare sensibilizzazione sul tema della sicurezza stradale.
Insomma, andrebbero incentivate le occasioni di fare corsi di guida sicura avanzata uniti a situazioni di convivialità. Perché quando un gruppo affronta insieme un problema o un discorso, è più facile che la conseguente elaborazione sfoci in risultati positivi. E certo, su un discorso del genere sarebbe utile un soggetto capace di creare sinergie nazionali, per coinvolgere anche la stampa.
Un risvolto positivo di un intervento come questo potrebbe essere anche una miglior conoscenza del mondo motociclistico da parte di chi è da sempre lontano dalle due ruote. Perché, comunque, troppo spesso ci sono malintesi fra differenti categorie di utilizzatori della strada. Malintesi che non mancano con alcuni rami delle forze dell’ordine, per il semplice fatto che non conoscono la moto e le sue peculiarità.
In conclusione, di sicurezza stradale dobbiamo parlare senza falsi moralismi e ipocrisie. Perché è dal confronto aperto su questi temi che possiamo crescere tutti assieme. - martedì, 1 Agosto, 2017 alle 10:46 #2305
Anni fa in azienda è iniziata una riflessione sulla sicurezza, osservandola da un altro punto di vista: La Percezione di Insicurezza della Moto da parte del Grande Pubblico.
Questo per distogliere un attimo l’attenzione dai freddi numeri, che come dice @mastic, dicono tutto e niente.
La riflessione che scaturì all’epoca è che se l’opinione pubblica Percepisce come pericoloso il mezzo a due ruote, i Governi, vuoi per prendere voti, vuoi per rispecchiare le reali volontà popolari, finiranno per VIETARE le moto.
Questo sarebbe un danno per i costruttori di moto. E soprattutto per chi fa solo quello. Con ovvie ricadute anche occupazionali.Quindi, cercare di parlar meno di PRESTAZIONI e più dei VANTAGGI SOCIALI del mezzo a noi caro, può solo contribuire a mitigare il senso di insicurezza che si va diffondendo.
Ed i vantaggi sociali ne abbiamo diversi:
-Snellimento del traffico
-Emissioni totali al km molto inferiori alle auto
-Accesso alla mobilità da parte di una fascia di utenti allargata (vedi 50cc).
-Parcheggi in aree urbane
-Consegne a domicilio soprattutto in aree metropolitaneTralascio gli evidenti vantaggi emozionali del piacere di andare in moto, che solo chi va in moto riesce ad apprezzare.
Ecco, questa è la mia visione del parlare di sicurezza. Alla fine esaltare le caratteristiche di sicurezza attiva e passiva delle moto moderne, e meno delle prestazioni.
Le Case, tutte, dovrebbero di conseguenza, produrre e PROMUOVERE di più mezzi da diporto orientati alla sicurezza e che conservino il piacere di guida , e non servono 20000cv!
Ne bastano anche 50 ma ben sfruttati.L’elettrico, aiuterà sicuramente a cambiare la percezione del Pubblico.
Per cui auspico una accelerata alla produzione di mezzi elettrici.Poi, infrastrutture adeguate, Corsi di Guida sicura obbligatori e quanto altro, ben vengano. Anzi, non solo per le moto… ma per tutti ad iniziare dalle scuole.
La ricerca va avanti, la Tecnologia per esempio, è già pronta per l’intercomunicazioni dei mezzi, ma se non c’è uno standard, i tempi si allungano.
La tecnologia, e quindi le Case, sono più avanti del legislatore. Molto più di quello che si percepisce. Tanto che alcune di esse hanno già stretto accordi privati per sviluppare in comune non solo tecnologia ma anche STANDARDS. Giap ed Europee.Qualcosa possiamo mostrare al 2° Technical forum il 15 settembre.
Nessuna pretesa di verità, solo un mio punto di vista.
Ciao
- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 11:13 #2308
per recuperare la passione saremo costretti a scinderla dalla mobilità
Questo è quello che riassume la risposta a @tiggy
Si @Mastic siamo dei sopravvissuti,ce lo ripetiamo sempre e forse è quello che ci ha e ci salva ancora il culo,il contrario dell’invincibile,dell’immortale che tanto è penetrato nell’immaginario attuale, ci siamo persi una o due generazioni intermedie dice Abramo,e bisogna rifletterci,perchè senza false nostalgie un percorso è necessario proprio per quelle endorfine ubriacanti unito all’equilibrio instabile
Tutto ciò in un contesto egoista,dove si scappa dall’incidente per non avere l’aumento dell’assicurazione,dove….è cronaca di tutti giorni,inutile specificare,la scazzottata non esiste più
Stamattina in coda sulla provinciale come al solito superavano la fila tante dueruote,il giovane che mi seguiva stava in mezzo a raso della doppia riga costringendo le due ruote ad invadere la corsia opposta,senza contare l’arrivo frequente di ambulanze dirette all’ospedale di zona
Mi sono fatto da parte e gli ho fatto segno di passare se gli ostruivo “la visuale”,mi ha affiancato e gridato :”ma che vuoi ? ma vai a cacare”Cosa insegnano le storie di tutti i giorni ?
Niente,si è perso il lume della ragione oltre alla generazione che ha conosciuto la saggezza proprio passando per la follia. E un pò di culo certo - martedì, 1 Agosto, 2017 alle 11:36 #2309
Vorrei portare un piccolo aneddoto su una discussione che altri hanno nobilitato ben più di me, con interventi, in particolare di Franco e Riccardo, che condivido.
Domenica scorsa ho fatto un giretto in moto in un pomeriggio, neppure tanto breve, 250 km su e giù per l’appennino.
Al ritorno ho visto negli specchietti arrivare due moto che pareva andassero più veloci di me, anche perché ero incolonnato dietro le auto.
Li ho fatti passare e poi ho provato a vedere a che passo andavano. In realtà riuscivo ad andare anche più veloce di loro, in molti punti.
Poi, in una curva a destra ho sbagliato la frenata e sono arrivato lungo, sono andato di un buon metro nell’altra corsia.
Ho immediatamente ridotto il gas e dentro di me pensavo “Lo sapevi che quella curva ti fregava, coglione, coglione, coglione!”. Un errore su 250 km è bastato a incrinare il gusto di un bel giro in moto, non è successo nulla, la visibilità c’era, ma ero consapevole di aver commesso un errore potenzialmente fatale.
Temo che molti, fra quelli che non sono fra i “sopravvissuti” come si diceva poc’anzi, non se ne sarebbero curati ed avrebbero continuato a tirare.
Credo che la differenza stia qui, saper riconoscere i propri errori ed i propri limiti.
E la potenza dei mezzi è assai spesso solo una scusa.- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 12:51 #2315
commesso un errore potenzialmente fatale.
Un pò anche il timore di non poter cambiare più il titolo di “In moto mi sent(ivo) vivo” ahahahaha 😉
- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 12:59 #2316
Ceto che sei bastardo quando ti ci metti eh…
- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 13:10 #2317
Un pò anche il timore di non poter cambiare più il titolo di “In moto mi sent(ivo) vivo” ahahahaha
Eppure sono ancora qui.
A bere vino bianco, se e quando mi pare, col pesce! 😛
- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 14:00 #2320
Riprendendo il discorso,sono proprio contento che l’argomento sia trattato perlopiù da chi sa di cosa stiamo parlando,quali siano gli effetti della “trance” velocistica,quella sorta di coma indotto che per taluni è spengere il cervello e per altri al contrario sviluppare,sensibilizzare i cinque sensi,perchè solo così facendo si gode,si gode senza l’effetto narcotizzante della droga,senza l’effetto artificiale ma così reale da correre veloce come il pensiero
Letizia Marchetti è l’ultimo esempio,si lo ammetto che ho un debole,proprio per questo sono contento di averne le conferme di persona a 360°,che guida di un bene che non importa sapere chi c’è sotto il casco.Grande appassionata di moto grosse,grande talento e preparazione psicofisica da averne fatto un lavoro.
Poi oh,domenica a Misano nella R1 Cup è riuscita a girare sotto il 1’42”,prima ha fatto il CIV con il 1098 e Bmw s 1000 R,mica bruscolini per una piccola
Adesso leggo che ha fatto da testimomial ad una produzione di Claudio Conti, “Decidi tu!” il titolo,l’argomento proprio la sensibilizzazione dei motociclisti al corretto comportamento,agli errori più comuni ed alle moderne tecniche di supporto in caso di necessità
http://www.cronacadiretta.it/decidi-tu-claudio-conti-dirige-la-sicurezza-su-due-ruote_48702

Grazie Letizia e grazie a chi si spende restituendo ciò che la natura,la fortuna,il lavoro ha donato
- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 16:44 #2326
Intanto nel week end scorso, i motociclisti morti sono stati 21. Motociclisti? Occhio, ci sono almeno un ciclomotorista e un vespista nel gruppo. Il che significa che il problema non è nelle prestazioni, probabilmente.
L’Asaps giustamente denuncia la cosa come grave (QUI il loro comunicato), ma di grave potrebbe esserci sicuramente un traffico disordinato, la distrazione e uno stato pietoso delle strade.
L’analisi degli incidenti, ripresa dalle cronache locali, ci dice infatti che almeno 3 incidenti sono urbani. Uno dei quali in motorino e uno causato dalla distrazione del motociclista, che ha tamponato un veicolo fermo.
Poi ci sono 3 impatti contro automobili in movimento. Dei quali non conosciamo le cause. Potrebbe essere colpa del motociclista che va troppo forte, ma anche no.
C’è uno scontro frontale fra due moto su strada extraurbana. E ci sono 14 motociclisti che sembrano fare tutto da soli. In un caso con il sospetto dell’asfalto viscido e in un altro dove il giornale parla di possibile malore. Poi la distrazione, anche dei motociclisti.
Se volete, questa è la cronaca degli incidenti.E allora?
Allora mi si conferma una volta di più che per andare in moto bisogna essere preparati. Formati. Con richiami periodici e allenamento costante alla guida. Altrimenti si riduce il ritmo di guida e si raddoppia l’attenzione. Perché ci sono persone che fanno valanghe di chilometri ogni anno uscendone indenni e altre che accumulano incidenti a ripetizione; pur con percorrenze chilometriche ridotte.
La gestione del rischio in moto è possibile! - martedì, 1 Agosto, 2017 alle 16:59 #2327
Fra l’altro, nota a margine, non è neppure semplice ricostruire le cause esatte.
Per esempio, l’incidente descritto a pagina 4, nel quale è morto un motociclista reggiano è descritto come scontro fra due moto.
In realtà il ragazzo che ha perso la vita ha prima colpito un’auto che ha decelerato forte davanti a lui, è caduto e l’altro motociclista, proveniente dalla parte opposta non ha potuto evitarlo. In questo caso sono almeno tre i veicoli coinvolti. - martedì, 1 Agosto, 2017 alle 18:11 #2341
Sono l’ultimo arrivato, riporto sensazioni, stupori, sospetti personali, senza pretesa di scientificità o – peggio – di verità, ma chiudo volentieri la bocca e ascolto chi indubbiamente ne ha viste e ne sa più di me. Il tema indubbiamente lo sento, vi leggo volentieri.
@Guru di dove sei tu? @mastic ma c’è il modo di inserire il luogo di residenza nel profilo?
- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 18:50 #2343
@Tiggy, guarda che sei più utile di quanto pensi. Perché ci dai il polso dell’immaginario collettivo sui motociclisti visto da una persona che in moto ci va. Insomma, non sei uno della vecchia guardia, ma vai su due ruote e hai amici motociclisti.
Quindi, stuzzicaci pure!Quanto al luogo di residenza, meglio che ti risponda @Stinger. Lui mette le mani qui dentro e sa anche le implementazioni sulle quali sta lavorando.
- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 19:54 #2344
Tutti dobbiamo fare la nostra parte, la scuola guida dovrebbe sensibilizzare i guidatori (soprattutto quelli a 2 ruote) delle insidie stradali e dei pericoli anche banali che si corrono con certi comportamenti magari con l’aiuto di filmati forti, noi guidatori dovremmo guidare facendo più attenzione e consapevoli che ogni manovra extra oltre ad andare solo in rettilineo richiede una serie di sincronismi del cervello che non può pensare ad altro (distrazione- telefono ecc.) e maggiore controllo delle Forze dell’ordine sopratutto nei periodi di grande traffico, sanzionando duramente senza possibilità di ricorsi i trasgressori.
Leggevo che l’effetto patente a punti ormai sia un lontano ricordo, dopo i primi periodi di terrorismo e paura si è ripresi a viaggiare più indisciplinati di prima.Discorso “riserve” dei decani della moto: posso capire che ognuno si senta più preparato e cosciente di coloro che vengono dopo ma non tutti noi giovani siamo smidollati come può sembrare, ci sono molti giovani in gamba molto preparati in materia ma oggi conoscere la propria moto è diventato un po più limitativo rispetto a 40-50 anni fa, come cacchio faccio a mettere mano su un carburatore che non esiste più o cambiare un paio di candele inaccessibili con normali attrezzature o un filtro aria se oggi sei costretto a rivolgerti a chi ha strumenti adatti per fare ciò? Prr non parlare dell’elettronica diffusa anche sulle moto. E poi in ultimo i cosigli di guida vengono dati su forum o su social che hanno azzerato ormai gli “incontri in piazzetta o al bar” che avvenivano un tempo dove realmente e sul luogo potevano essere messi in pratica senza organizzare uscite fugaci.
- mercoledì, 2 Agosto, 2017 alle 08:37 #2366
@Anto, vorrei fare alcune precisazioni sulla seconda parte del tuo discorso, giacché la prima mi trova sostanzialmente d’accordo.
Quando si fa riferimento ai “sopravvissuti” si parla di gente che, nonostante gli errori fatti, spesso in quantità industriali, in tempi nei quali c’era di sicuro meno attenzione verso la sicurezza, ha bene o male “portato a casa la pelle” e oggi può raccontare la propria esperienza.
Non si tratta di saper mettere le mani sulla propria moto, né di seguire i consigli degli amici al passo oppure qualche dritta su social o forum.
Si tratta di aver vissuto sulla propria pelle, per esperienza diretta, determinate situazioni di pericolo.
L’esperienza degli altri, trasmessa per via orale o scritta, è sempre estremamente relativa, la vera esperienza è quella di chi tocca con mano il fuoco e si scotta, capisce quanto fa male.
Il problema non è affatto la scelleratezza dei giovani d’oggi, che, anzi, paiono più riflessivi ed attenti. Chi inizia oggi ad usare la moto, nella maggior parte dei casi, lo fa con criterio, attenzione e moderazione. Il problema, paradossalmente, è che si abitua a guidare solo così.
E di conseguenza possono verificarsi due scenari differenti. Il primo è la situazione di emergenza, incapaci di affrontarla perché mai ci si è trovati in quelle condizioni. A volte le manovre d’emergenza mal fatte aggravano il danno, anziché minimizzarlo.
Il secondo è che vista la facilità d’uso delle moto moderne, molto meno ostiche di quelle anche di pochi decenni fa, soprattutto grazie agli ausili elettronici, ci si possa far prendere la mano e sopravvalutare le proprie capacità di guida, dimenticando che i parametri fondamentali, fra i quali la velocità, mantengono inalterato il loro effetto fin dalla notte dei tempi. E farsi prendere la mano con le moto moderne, senza sufficiente esperienza, può essere molto, molto pericoloso.
Per questo, sebbene possa sembrare un lungo e noioso spot pubblicitario per il @Mastic, oggi come oggi credo sia quasi indispensabile, per godere appieno del gusto di viaggiare in moto, evitare di “provare” a proprio rischio e pericolo, ma di frequentare un corso di guida sicura, che ti può insegnare a come controllare la moto nelle frenate d’emergenza, a gestire le curve affrontate troppo forte, a mantenere il corretto posizionamento in sella, ad usare in modo adeguato entrambi i freni, ecc.
Il costo può essere alto, ma nulla vale di più della nostra vita.
In tutto questo, le prestazioni del mezzo cosa c’entrano? Poco o nulla, perché la potenza della moto sta tutta nel cervello di chi la guida.- mercoledì, 2 Agosto, 2017 alle 10:37 #2367
Si, in effetti è così.
In molti qui so che hanno guardato alla facilità con cui alcune persone vanno forte. Ecco, quelli che vanno così sono i sopravvissuti. Sono i protagonisti del mio articolo postato poco sopra. Gente che oggi può insegnare un po’ di trucchi per guidare con più margine e rischiare meno. - mercoledì, 2 Agosto, 2017 alle 11:32 #2371
Gente che oggi può insegnare un po’ di trucchi per guidare con più margine e rischiare meno.
Sai che c’è,diciamolo fuori dai denti :
Spesso si sente dire “non ho più niente da dimostrare”, spesso è una balla, c’è sempre da dimostrare quando non ci si conosce proprio bene, finchè il riconoscimento non è plateale
Quando sei giovane perchè ti devi arrampicare,quando sei maturo perchè sei nel fiore della potenza psicofisica,quando sei più vecchio perchè con l’esperienza mascheri le due precedenti falle,allora,parlo per me ma conosco bene i miei polli,in tutte e tre le stagioni c’è qualcosa da dimostrare,la prima è la più terribile perchè vuoi l’entusiasmo,vuoi avere a che fare con le due fasi successive,esageri. Il rimedio possibile è avere vicino qualcuno di quelli giusti che non ti mette pressione,antagonismo,ti fa credere di essere sulla buona strada senza umiliazioni,ti da speranza a piccole dosi. E la mia ambizione maggiore,travasare,restituire tutto quanto ha avuto in dono,o imparato con gli esempi opposti,quando staccavano la lampadina dello stop insomma 🙁
La seconda è la più feconda,il gioco si fa duro e si affinano le abilità,una rifinitura anche se il livello si è alzato e si sottovaluta l’asticella più alta. In questa fase chi ha fatto un bel lavoro in precedenza ed è maturato non dovrebbe dimostrare niente appunto,o almeno lo fa con i suoi simili,con gente preparata,per poco tempo e poco spazio. Mi viene in mente Strangola ad esempio,età giusta amici giusti,preparazione completa,si la cazzata la fa ma il tempo di uno sparo
L’ulitima è quella che citavi,il calare dei riflessi,della forza e della voglia,perchè no,si mascherano con artifici,non ti fai seguire,fai finta di passeggiare finchè non arriva il ritmo giusto,cerchi strade conosciute,segui chi ti da fiducia,decidi tu il ritmo insomma.
E’ pericolosa se le fasi precedenti sono vissute male, ma bastano pochi minuti,una frase,un manciata di km,uno sguardo di chi sai che….e stai bene una stagione 😉Siccome va dato del peso alle cazzate tanto quanto va dato del peso alle cose fatte bene, sapete direttamente quanto personalmente abbia vissuto male le stagioni passate per una sequela consecutiva di incidenti a partire da Vallelunga,per continuare col trattore e finire con lo scivolone con Cristina sul brecciolino.Anni per recuperare un pò di quella fiducia,solo quel pò per tornare a divertirsi a provare gusto e guidare bene ogni tanto eh…come prima non accadrà più
Poi trovi Filippo che ti segue per tre giri al Mugello,cosa mai fatta con nessuno che io conosca,uno che ti dice che non tocchi nemmeno terra tanto sembra che voli,l’ultimo che ti dice “oggi siamo andati forte !” e stai bene per il prossimo decennioNon devi dimostrare nulla è una cazzata,devi dimostrare sempre di fare bene le cose che sai fare
- mercoledì, 2 Agosto, 2017 alle 11:59 #2373
Hai troppa sintesi. Ed è un complimento. Perché questo tuo scritto, nel quale ovviamente mi riconosco, è pieno zeppo di cose importanti e giuste, che si perdono perché non ti ci sofferma. Dispensi oro a manate e la gente potrebbe pensare che è princisbecco (se non sapete cosa sia usate Google. Io ho usato @multistrangola!)
Comunque è vero che c’è sempre da dimostrare qualcosa. Perlomeno finché non si ottiene il giusto riconoscimento. E’ il bello e il brutto. Ma è così ovunque. Mi succede anche quando vado a fare guanti in altre palestre. O quando prendo la parola in consessi dove non sono conosciuto. Finché non li “sistemi” con due annotazioni giuste, sono tutti lì pronti a interrompere e a dire la loro.
Siamo animali di branco. Facciamo finta di non saperlo. Non ce ne ricordiamo. Ma il codice è scritto nella parte degli istinti, e non possiamo eluderlo. - mercoledì, 2 Agosto, 2017 alle 13:34 #2388
@zio franco sono indeciso tra la standing ovation e l’abbraccio commosso. Credo che siano cose comprensibili o cmq assolutamento condivisibili solo dai famosi “sopravvissuti” e cmq io da sopravvissuto…sto proprio bene!!!!
- mercoledì, 2 Agosto, 2017 alle 12:31 #2381
Forse qualcosa andrebbe fatta già al momento del conseguimento della patente: sono fresco patentato, ho avuto l’impressione che i corsi di guida siano pensati per farti superare l’esame e non per insegnarti a guidare. E non costanto neppure propriamente poco.
- mercoledì, 2 Agosto, 2017 alle 12:57 #2386
Il sistema sul quale si stava lavorando era proprio questo: le autoscuole come punti di partenza, i corsi di guida sicura avanzata come formazione periodica obbligatoria successiva.
Però la trasformazione è molto lenta.Di certo le autoscuole non possono fare la formazione post patente. Non è nella loro natura. Sono corsi di tipo differente. E sulle moto soprattutto in pochi hanno la formazione necessaria. Basti pensare che molte autoscuole insegnano a frenare solo con il freno posteriore in moto.
Però la formazione post patente è un qualcosa che non prende. Ci si investe troppo poco, e le persone non hanno capito a cosa serve. Ci sarebbe tantissimo da fare. Con un po’ di investimento. - mercoledì, 2 Agosto, 2017 alle 14:08 #2390
@mastic il fattore chiave – a mio avviso – potrebbe essere la detraibilità delle spese di istruzione alla guida. Intanto per sradicare tutto quel sottobosco di offerte al ribasso fatte a discapito della qualità (sto parlando di patenti), in aggiunta, per restituire un minimo di convenienza in chi volesse investire in sicurezza (corsi di guida sicura). A detta dei miei istruttori di guida, le patenti moto sono attività in perdita, fatte solo rispondere alla domanda e creare indotto sulle patenti auto perché è solo su queste ultime e sui corsi (non ho capito bene di che tipo) che le agenzie fanno utile: se questo fosse vero, che incentivo avrebbero le autoscuole ad investire?
- mercoledì, 2 Agosto, 2017 alle 14:15 #2391
C’è una divisione netta dei compiti. Questo lavoro non debbono farlo le autoscuole. Compete alle scuole di guida sicura avanzata, che sono state riunite (non tutte) in un progetto del Ministero dei trasporti che si inquadra in un più ampio progetto europeo. Solo che ora è tutto fermo.
Quanto agli sgravi fiscali, ti ringrazio della battuta!
No, non ce l’ho con te. Solo che qui non si muove nulla. Per cui, almeno per ora, si resta nella situazione attuale
- martedì, 1 Agosto, 2017 alle 20:14 #2345
Anonimo
@Tiggy io abito nella valle del Chiampo, ad Arzignano per la precisione 😉
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