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Sei lento in moto? Non è la tecnica di guida il vero problema

Molti motociclisti provano a migliorare il ritmo lavorando sulla tecnica. Ma il vero limite spesso è un altro: quando la velocità aumenta, alcuni segnali che per il motociclista esperto sono normali — piccoli movimenti della moto, correzioni, variazioni di traiettoria — per chi ha meno esperienza diventano segnali di allarme. E lì la guida si blocca

Sono stufo di restare indietro quando esco con il gruppo!

Ogni tanto qualcuno ci chiama e ci dice: “Voglio diventare più veloce.”

E ci sono motociclisti che, dopo aver frequentato diversi corsi con diverse scuole, non riescono a capire perché continuino a restare indietro quando escono con gli amici. E guardano al corso con Motoskills come all’ultima spiaggia.

Sicuri che il problema sia la tecnica?

La prima è un’attitudine naturale alla velocità. Se manca ovviamente ci si può lavorare, ma diviene fondamentale la seconda dote: l’accettazione di un rischio calcolato e gestito.

Quando la paura prende il sopravvento, la guida diventa rigida, esitante, meno efficace. E ogni curva viene affrontata con un timore crescente. Per andare forte bisogna guidare a cuor leggero, bisogna divertirsi.

C’è poi un altro aspetto che distingue il motociclista esperto da quello che fatica ad aumentare il ritmo. Molto spesso il non esperto interpreta come emergenza ciò che per l’esperto è normale amministrazione. Un leggero movimento del manubrio, una correzione di traiettoria, una curva che si chiude più del previsto. L’esperto riconosce la situazione e interviene. L’altro si irrigidisce, si spaventa e perde fluidità.

La vera condizione fondamentale di partenza è proprio questa. Se c’è serenità, con l’istruttore si può lavorare sulla tecnica, sulla fluidità, sulla progressione.

Ecco perché, molto spesso, la prima sfida è imparare a piegare senza timori.

Toscana in moto

Il rapporto con la moto si costruisce sul piazzale birillato

Prima di andare avanti dobbiamo fare una premessa fondamentale. Si parla di imparare ad andare forte: quanto forte?

Di sicuro vi avranno già detto che la strada non è una pista. Lo pensiamo anche noi di Motoskills, quindi non vi annoieremo oltre. E non vi parleremo del Codice della Strada, che sicuramente conoscete bene. Però è importante sottolineare che mai e poi mai dovremmo rischiare di mettere in pericolo altre persone sulla strada.

Fine della premessa, andiamo avanti.

Il primo passo per imparare ad andare forte è avere la moto in mano. Significa che dobbiamo essere in grado di far fare alla moto tutto ciò che vogliamo, a qualunque ritmo, con naturalezza. Noi pensiamo di farle fare un qualcosa e lei la fa! E dobbiamo avere fiducia nel fatto che lei ci asseconderà perfettamente, perché su strada non si tenta mai qualcosa sperando che funzioni. Quello lo fanno i piloti in pista. Su strada ci si tiene sempre un buon margine per fare fronte a imprevisti ed errori.

Le fondamenta di questo le costruiamo con il lavoro sul piazzale birillato, con gli esercizi a bassa velocità, che costruiscono schemi motori e fiducia. Che danno la possibilità di crescere con gradualità, aiutando l’allievo a osare di più, a piegare di più, a frenare con la moto piegata, ad accelerare con la moto piegata. Anche ad accentuare la piega, quando ci si trova di fronte a una curva più stretta del previsto.

Dunque dobbiamo arrivare a fidarci della nostra moto. Ad avere la consapevolezza che le gomme ci danno sostegno in piega, anche se freniamo o acceleriamo.

Poi si deve imparare a leggere il sistema

Guidare su strada, lo diciamo sempre, significa muoversi in un sistema che ci propone continue variabili inaspettate. Con l’esperienza si impara a interpretare il sistema strada, e a prevedere ciò che sta per arrivarci addosso. Ma ci vuole tempo.

un buon punto di partenza è prendere atto della necessità di costruire un bagaglio di cognizioni e di esperienze, tale da poter sostenere con ragionevole sicurezza un ritmo di guida elevato.

Servono automatismi. Perché aumentando il ritmo diminuisce il tempo utile per pensare e decidere cosa fare. Gli automatismi riducono inoltre il carico neurologico, il che significa banalmente riuscire a vedere più cose realmente importanti per noi, concentrarci maggiormente sulla strada, piuttosto che sui comandi della moto. Se volete approfondire questo tema, potete ascoltare la puntata del Motoskills Podcast che vi abbiamo messo in fondo a questo articolo.

Poi ci sono le astuzie. Ogni motociclista esperto le ha. Sono i trucchi, quelli che ti consentono di affrontare tutto. Guardare il punto di fuga quando è difficile chiudere una curva, aiutare il traction control con il freno posteriore in accelerazione, lasciar muovere il manubrio senza irrigidirsi e senza chiudere il gas quando sbacchetta, allargare leggermente la traiettoria quando l’anteriore molla in ingresso di curva, per consentirgli di riprendere bene aderenza. Sono tutti trucchi che fanno parte del repertorio dell’esperto. E questo ci porta al prossimo punto.

Sulla strada bisogna saper improvvisare

Andare forte e avere tutto sotto controllo sono due concetti diversi, che difficilmente vanno d’accordo nella stessa frase.

Andare forte significa rendere più precaria la stabilità della moto. Significa avere meno tempo per vedere e prevedere tutto ciò che ci arriverà addosso. Significa accettare una certa dose di imprevisti.

Ecco perché il bravo pilota sa improvvisare, sa fare fronte. Rimanendo freddo e tranquillo, sfoderando i suoi automatismi, che mettono in atto quelle tecniche apprese prima in teoria, e poi gradualmente messe in pratica su strada, più o meno volutamente, molte volte; in maniera abituale.

L’abitudine a entrare lunghi

Trovarsi lunghi in curva, che significa con una velocità che non consente di sentirsi perfettamente a proprio agio sulla strada, per chi va forte è una situazione abituale. Il motociclista smaliziato sa gestire la moto anche in questa situazione, sa lavorare con i freni e con le traiettorie. Sa accentuare la piega di quel poco che consente di chiudere la curva. Senza problemi. Voi pensate, lui è già alla curva successiva.

Questo però è il punto d’arrivo, e non è per niente facile raggiungerlo.

L’importanza del margine

Poco più su abbiamo scritto che il motociclista esperto “sa accentuare la piega di quel poco che consente di chiudere la curva comunque, senza problemi”. Quel poco, perché si può essere lunghi di qualche chilometro orario, e basta poco per sentirsi di nuovo a proprio agio.

Questo però significa che deve esserci margine. Esatto. L’esperto si tiene sempre del margine. E neanche poco. Perché in pista le curve sono sempre le stesse, e non ci sono imprevisti. In strada ogni curva è un’avventura. Non vi stupite dunque di scoprire che anche i campioni delle road races, quelli che corrono il TT dell’Isola di Man per intenderci, non vanno al loro 100%, si tengono del margine.

E la paura?

Questo articolo termina chiudendo il cerchio con il concetto espresso in apertura. Volete aumentare il vostro ritmo su strada? Fatevi aiutare da chi insegna (nei limiti del lecito!), e datevi tempo; perché l’esperienza non si compra al supermercato, piuttosto la si accumula con il tempo.

Su tutto però è fondamentale che voi non abbiate paura, perché tutto quello che abbiamo detto sin qui, tutti i passaggi che abbiamo descritto, li si riesce a compiere solo se non si ha paura. Altrimenti ricordatevi che il bravo motociclista è prima di tutto quello che si diverte in moto e alla sera torna a casa. E trovatevi un gruppo che vi aspetta. In moto si può andare anche lentamente!

La puntata del Motoskills Podcast dedicata a schemi motori, automatisti e indipendenza emisferica

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