Il WDW ma parliamo d'altro

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    • #10159
      zio franco
      Partecipante

        Spenti i fuochi dell’ultimo happening dedicato,ma non solo,al marchio,se ne può parlare ora che è passata la 10a edizione

        Di che se è già stato scritto di tutto e fotografato di tutto ?

        Del senso di appartenenza ad esempio
        Io non ci sono mai stato,evito la ressa in generale,e non sono appassionato delle categorie,però quella umana si,quella motociclistica che riassume fratellanza,solidarietà,inclusione e libertà si,sono concetti che si possono trovare altrimenti insomma,non sono un’esclusiva,non siamo migliori di altri,però tante qualità tutte insieme in una attività ludica sono rare,se l’attività ludica è anche industriale e sportiva il cerchio si restringe,se in questo siamo bravi come italiani e quelli che ci lavorano sono li a due passi e sono bravi nel lavoro,nello sport e nell’umanità,beh allora sono arrivato al senso di appartenenza

        Siccome non sono bravo a scrivere ma lo sono a leggere,faccio mio un articolo di Lorenzo Armenise pubblicato su Moto.it proprio oggi

        https://www.moto.it/news/il-world-ducati-week-e-il-senso-del-natale-a-fine-luglio.html

        Estrapolo i passaggi che vorrei aver scritto ma senz’altro ho pensato,pur non essendoci MAI stato per scelta

        C’è una macchina organizzativa Made in Borgo Panigale che riesce a reggere l’urto di centinaia di ospiti e di 91mila presenze (numero record, per questa decima edizione) perché ognuno ci mette tutto quello che ha e pure qualcosa di più: staff, motociclisti, tifosi, appassionati. Il WDW è senso di appartenenza, aggregazione, famiglia

        È come se tutti loro, staff e motociclisti, si sentissero parte di una Storia a cui ognuno possa contribuire, metterci la firma e farla propria; è come se tutti loro, insomma, sapessero che quando parliamo di Ducati non parliamo di un marchio, non parliamo dei suoi piloti, dei suoi responsabili, degli organizzatori e degli appassionati. Parliamo di tutti. Dagli steward ai manager. Perché se tutto questo è stato possibile lo dobbiamo a loro

        Risponde a un bisogno umano, umanissimo, di sentirsi parte di qualcosa, di una Storia, appunto, di una grande famiglia che si riunisce per festeggiare un simbolo. Simbolo a cui si sono uniti e a cui hanno dato tutto. Testa, cuore e pelle. È Woodstock, è “uno vale uno” e ognuno fa il tutto.

        Nel WDW ogni cosa prende magnificamente senso. Non ci sono pregiudizi. Non esistono poveri, non esistono ricchi. Non esistono stranieri o italiani. Non esistono differenze

        Non abbiamo visto una singola faccia triste. E se a Domenicali scende una lacrima al passaggio delle frecce tricolore, allora riusciamo a capirlo

        Ci fa riflettere non solo sul mondo Ducati. Ma sul mondo tutto. Perché qui non stiamo parlando di una moto, stiamo parlando di senso di appartenenza. Ducati non costruisce moto, costruisce un’identità

        Finisce che una volta ci vado in incognito 😉

        Foto prese qua e la,ma ce ne sono anche troppe,mi appassionano più i concetti

      • #10162
        Riccardo Matesic
        Amministratore del forum

          Hanno molto culo e sono molto bravi.

          A 19 anni volevo una Pantah, e mio padre mi comprò la 350 XL, perché non c’era ancora la Pantah semicarenata. Ci misi il manubrio Laverda (qui dentro lo conosce solo @zio-franco e @fuzz mi sa) e ci seguii qualche gara. Ricordo il mio stupore quando tedeschi e inglesi nel prato di Misano mi facevano il pollice alto dicendo: “Ducati, Ducati!”.

          Questo è il culo. Avere un marchio che già decenni fa era così apprezzato è culo.

          La bravura negli anni è stata quella di costruire un marchio apprezzato anche da persone non appassionate di moto. Una volta Ducati era la moto di Mike Hailwood all’Isola di Man, di Spaggiari alla 200 Miglia di Imola. Oggi è la moto di tutti. E’ un simbolo di tecnologia alla portata di tutti, è un marchio che fa figo.

          Io al WDW sono stato due anni fa, per lavorarci. Ho visto il popolo Ducati con gli occhi di fuori per la passione, nonostante un caldo e un sole insopportabili. Ho visto tanti appassionati veri, e tante persone che stavano lì perché c’era l’happening. Ecco, la bravura della Ducati è quella di aver messo insieme tanta gente e quella gente. Investendo molti soldi sul WDW, certo, ma creando un evento unico, che consente a tutti di toccare con mano un mondo che altrimenti può essere visto solo attraverso i media. E ha dato un’identità di marchio ad alcuni suoi ex piloti, molto amati dal pubblico. Il contratto di Stoner, che pure l’ultimo titolo lo ha vinto con la Honda. Ma alla fine è lì con Ducati, come pilota Ducati. E Bayliss.

          Fa tutto parte di una gran ben riuscita strategia, che ha costruito un’identità buona da utilizzare non solo per noi appassionati di lungo corso, ma anche per quelli che volevano sentirsi di aver acquistato una moto con un grande passato e dal carattere sportivo. Poi magari è una Scrambler 400, ma chi se ne importa!

          • #10165
            zio franco
            Partecipante

              Si, lungimiranza in buona sostanza,pensando ad Audi ad esempio,e lo si capisce anche dai rapporti interni tra maestranze e dirigenza

              Contratti interni rinnovati subito con soddisfazione,prepensionamento volontario per far posto ai giovani con contratti a tempo,attività aperte alle scuole,programmi specifici per i giovani,età media bassissima,insomma si sta bene e conoscendo la catena di montaggio,anche applicando una produzione sostenibile dove chi monta un motore lo fa da capo a piedi per avere un ritorno in tema di qualità ma anche per migliorare la qualità stessa del lavoro

              Insomma la vedo come un modello da estendere
              Ecco perchè tengo meno a valorizzare il singolo,che poi comunque fa parte del tutto,piuttosto che l’idea di Azienda

              Leggendo la storia dal dopoguerra ad oggi è iniziata bene e si è sviluppata meglio
              Non è un caso,non è solo culo,e la regione ha aiutato di certo alla fidelizzazione di mezzo mondo

          • #10171
            albertopape
            Partecipante

              A 19 anni volevo una Pantah, e mio padre mi comprò la 350 XL

              che ignoranti inglesi e tedeschi!!!…la 350XL è Honda!! 🙂 🙂

              • #10173
                zio franco
                Partecipante

                  Erano ancora dei ricopioni i giapponesi

                  1983

                  • #10174
                    Riccardo Matesic
                    Amministratore del forum

                      La mia aveva il 2in1 Conti cromato e il manubrio basso.
                      Le tre viti apribili con una moneta per togliere la sella… e quell’orribile maniglia pieghevole per mettere il cavalletto. Le pinze dei freni davanti ai foderi della forcella.
                      Eppure era una bella moto. Già molto più silenziosa di meccanica rispetto alle Ducati precedenti. La strumentazione (Nippondenso) con gli aghi stabili e le spie visibili anche di giorno.

                      Bella foto Franco, grazie!

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