Rispondi a: Se il motociclismo diventa una corrida

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Riccardo Matesic
Amministratore del forum

    In realtà Luca, il fatto che Dean Berta avesse 15 anni è solo uno degli aspetti che prestano il fianco a critiche. Si sta parlando anche di regolamenti e piste che favoriscono la bagarre. E Fabrizio dice anche che c’è troppa emulazione per Marquez, che probabilmente ha alzato l’asticella quando è arrivato anche in questo. Mi sembra sia l’unico a teorizzare che bisogna cercare la caduta per capire il limite. Gli altri lo fanno meno, e quando cadono hanno capito qualcosa di più. Lui in passato credo dicesse proprio che bisogna cadere. Ed è sempre stato estremamente aggressivo in gara, attirandosi addosso molte critiche.
    Ora questo dell’esempio dato da Marquez, e delle eventuali mancate sanzioni della direzione gara, è un argomento spinosissimo. Biaggi diceva che si entrava in pista per correre, non per fare danza classica. Però un limite lo si deve trovare, altrimenti diventa come il film rollerball. E guarda Luca, forse ricordi che io a suo tempo sono stato uno dei pochi a non condannare Capirossi per l’entrata (da titolo) su Harada.

    Il discorso dei 15enni forse non è solo un fatto familiare. Ho conosciuto e sono stato amico di un pilota di mondiale che mi diceva: corro perché lo vuole mio padre, ma a me non va più. Ho un po’ paura che in troppi casi questi giovani piloti già così professionisti siano plagiati da genitori che nel migliore dei casi vogliono realizzarsi attraverso i figli.
    Sai che ai corsi per tecnici della Federkombat ci hanno insegnato a rispettare i ragazzi e le loro esigenze? Fino ai 16 anni bisogna andarci piano con la pressione psicologica dell’agonismo spinto e deve restare una percentuale di attività ludica nell’allenamento. Io a vedere questi professionisti di 15 anni resto interdetto. Ho letto la lettera scritta da un altro ragazzino che correva con Dupasquier. Troppo bella e matura perché l’abbia scritta lui. Troppo seria. Io li lascerei liberi di fare i ragazzi