Rispondi a: Motocicletta e psiche

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#21087
Riccardo Matesic
Amministratore del forum

    Mah. Se vogliamo approfondire, il discorso diviene molto difficile. Credo dipenda dal significato che ha per noi nel profondo un gesto come quello di andare in moto.
    Ho visto e conosciuto millemila motociclisti di tipo differente, con moto diverse e modi di guidarle ancora più diversi.
    Enzo Ferrari diceva che ogni figlio toglie un secondo al giro a un pilota. Ma oggi i piloti della MotoGP spesso hanno figli. E vanno forte eccome. È vero che oggi, come mi ha detto Giacomo Agostini pochi giorni fa (ho fatto un’inchiesta su piloti e rischio, in uscita in edicola fra 3 giorni), il rischio non c’è rispetto a una volta.

    Io ad esempio, so guidare la moto solo in un moto. Diciamo che vado rapidino-tranquillo. Nel senso che ho il mio passo al quale mi sento tranquillo. Ho provato a mettere il cardiofrequenzimetro e sono a 55-60 pulsazioni anche andando allegro.
    Se vado più piano sono più propenso a sottovalutare la strada, e a distrarmi.
    Ma vado sempre dello stesso passo. Che @multistrangola chiama “mappatura famiglia“, da quella volta che mi ha visto con mia figlia Olga seduta dietro.
    In realtà poi si potrebbe andare di più, ma ho un limite razionale.
    Perché dico ciò? Perché se dietro ho mia figlia o Giada, io guido sempre allo stesso modo. Molto simile a quando vado da solo. Un modo forse un po’ cretino di guidare, anzi, sicuramente un po’ cretino, ma io quando abbasso la visiera non mi sento mai in tensione.

    Soggettivo @bobpezzadoo, soggettivo.