Rispondi a: Parliamo di cinema?

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#19993
Riccardo Matesic
Amministratore del forum

    Mica tanto criticato male il tuo Rosencratz (che non conoscevo). Morandini gli dà 3 stelle, che non sono 5, ma sono parecchie. Toh, beccati la recensione, se non l’hai già:

    Commedia parassita. Da Amleto di Shakespeare T. Stoppard ritaglia due personaggi marginali, già compagni di università del principe di Danimarca, invitati a Elsinore dall’usurpatore re Claudio per motivi poco chiari. Diventano pedine di un gioco che non comprendono. Leone d’oro a sorpresa, e fischiatissimo, alla 47ª Mostra di Venezia 1990, il film viene da lontano, da un atto unico in versi (1964), poi rielaborato in tre atti (1967) e infine potato, visualizzato e messo in immagini con una competenza e una golosità che sfiorano il virtuosismo, dal commediografo e sceneggiatore inglese Stoppard (nato Thomas Straussler nel 1937 in Cecoslovacchia), esordiente nella regia. Almeno per chi ha dimestichezza con Amleto i motivi di spasso non sono pochi in questa commedia prolissa e cerebrale: un dialogo sfizioso, capzioso e capriccioso; una coppia di personaggi che rimandano ai due vagabondi di En attendant Godot, a Laurel & Hardy, alle coppie litigiose dei clown del circo. Finché si arriva alla vertigine del quadruplice livello nella recita al castello: gli spettatori del film guardano il re e la regina che guardano due attori recitare un re e una regina in maschera bianca che guardano uno spettacolo di burattini. In un’omogenea compagnia di attori affiatati spicca il capocomico di R. Dreyfuss.

    Per il resto, oggi non riguarderei forse La dolce vita, confesso che non ne ho affatto un ricordo negativo. Dici che è recitato da cani? Boh. Io l’ho trovato uno di quei film che dipinge un quadro. Un affresco. e questo è sufficiente. L’atmosfera delle notti, nelle quali a un certo punto ti ritrovi solo a pensare, ti sale la malinconia dopo il casino un po’ inutile. E ti accendi una sigaretta. Mi ci sono riconosciuto molto, anche se io non fumo e non mi sono acceso la sigaretta.
    La grande bellezza invece me lo ricordo abbastanza. Simile nel volerti dare un affresco. Poi, lo ricordo per una scena che mi ha insegnato qualcosa di molto importante. Il protagonista, Jep Gambardella, che scappa da una donna che gli era piaciuta per una fugace avventura sessuale, ma che era tremendamente banale. E quella frase, una volta uscito, mentre passeggia all’alba per Roma: “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare“. Scusa, è una cazzata di fronte al tuo dotto e circostanziato discorso, ma sapessi quante volte l’ho detta dopo aver visto il film 😀