Rispondi a: Parliamo di cinema?
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Beh… io non sono “vintage” solo per quanto riguarda i miei mezzi a motore. La qualita’ che resiste al passaggio del tempo ha proprio un altro sapore. Irresistibile.
Film, libri, musica… magari e’ anche un po’ un rifugio, quando cominci a sentirti fuori posto e non ti piace piu’ l’ andazzo dei tempi. Un po’ come in Midnight in Paris di W. Allen, che non a caso e’ uno dei miei film preferiti. Sopratutto: non puoi essere cosciente di quello che sei, se non conosci da dove sei partito. Ricordiamoci … di non dimenticare.
Credo che il mio film preferito sia Citizen Kane di Orson Welles. Sbagliatissima la traduzione del titolo in italiano, Quarto Potere. Il film parlava di una persona, Kane, appunto. Il titolo originale ti spingeva giusto al cuore della storia. Un dannatissimo capolavoro: le immagini sono pazzesche, la storia non certo “intellettuale” e la “morale” fin troppo semplice… ma coerente, visionario, intelligente e magistralmente eseguito sotto tutti gli aspetti.
Poi adoro Chaplin. Un genio. Solo a pensare al nome di “Benzino Napoloni” mi fa scompisciare 😀
Sul cinema cosidetto “intellettuale” ho pero’ dei dubbi. Persona e’ un gran film, non ci piove. Ma la spina dorsale non e’ al livello di un capolavoro della letteratura. Intellettuale, per me, e’ Thomas Mann. O Dostoevski. Loro si che scavano nei personaggi come bulldozer. Il cinema non riesce appieno a cogliere quel livello di profondita’, uno scenario non arriva mai a qualificarsi al rango di “intellettuale”, secondo me. Se ti va, leggiti questo passaggio dalla Montagna Incantata di Mann (se non ti va salta, ma ti consiglio di procedere). Il bacio tra Kastorp e Clavdia Chauchat:
“A questo punto lei lo bacio’ sulle labbra. Fu un bacio molto russo, sul tipo di quelli che in un vasto, spirituale paese vengono scambiati nelle solenni feste cristiane, quale suggello d’ amore. Siccome pero’ lo scambiavano un giovane notoriamente “scaltro” e una donna, pure ancora giovane, dal passo deliziosamente strisciante, ci sentiamo senza volere portati, mentre lo raccontiamo, a ricordare da lontano il dottor Krokowski e la sua elegante, anche se non ineccepibile maniera di parlare dell’ amore in un senso leggermente ambiguo, di modo che nessuno era ben sicuro se fosse un che di timorato o di appassionato e carnale. Facciamo forse anche noi come lui, o fecero cosi’ Hans Castorp e Clavdia Chauchat col loro bacio russo? Che cosa si direbbe se ci rifiutassimo di andare in fondo a tale questione? A parer nostro, voler distinguere “nettamente”, in cose d’ amore, fra timorato e appassionato, e’ bensi’ un’ impresa analitica, ma – per ripetere le parole di Castorp – “sommamente balorda” e persino ostile alla vita. Che vuol dire nettamente? che cos’e’ il senso ambiguo? Noi francamente ce ne ridiamo. Non e’ forse un fatto grande e buono che la lingua possieda una parola sola per tutti gli aspetti che vi si possano comprendere – dal piu’ timorato al piu’ carnale e concupiscente? Qui sta il perfetto univoco nell’ equivoco, perche’ l’ amore non puo’ essere non corporale nell’ estrema timoratezza, ne’ non timorato nell’ estrema carnalita’, esso e’ sempre se stesso; sia come scaltro attaccamento alla vita, sia come suprema passione, e’ il consenso col mondo organico, il commovente e voluttuoso abbraccio di cio’ che e’ destinato a corrompersi, … anche nella piu’ ammirevole e piu’ furiosa passione appare certamente la charitas. Senso ambiguo? Ma lasciate, Dio buono, che il senso dell’ amore sia ambiguo! Se e’ ambiguo, vuol dire che c’e’ vita e umanita’, e chi per questo stesse in pensiero, dimostrerebbe una desolata mancanza di scaltrezza.”
Da sudar freddo. 1000+ pagine tutte scritte cosi’… il capitolo dello smarrimento tra le nevi e’ una delle piu’ grandi vette raggiunte dall’ intelletto umano. Non scherzo.
Di Bergman mi piacque di piu’ Il settimo sigillo. Di argomento serioso pure lui – in fondo e’ di ispirazione biblica ed ambientazione medievale – ma aveva una componente creativa “quasi goliardica”, resta un lavoro estremamente originale.
Di Fellini ho visto La Strada, che mi e’ piaciuto molto ma non mi ha sconvolto, anche se la Masina era veramente notevole. Ma La Dolce Vita e’ un orrore, come La Grande Bellezza che l’ ha assolutamente scimmiottato. La Dolce vita dipinge un mondo disgustoso. Se fosse una denuncia sarebbe accettabile… ma Fellini si mantiene sempre un po’ ambiguo e compiacente, quindi ti viene piu’ di un dubbio. Poi … scusate se bestemmio… ma e’ recitato da cani. La Ekberg e’ ridicola. Mastroianni e’ un po’ un automa, snob e senza emozioni, calato in un personaggio veramente negativo senza mai riuscire a donargli un senso o un briciolo di umanita’. Poi la trama era assolutamente slegata: la lunga parentesi del miracolo dell’ apparizione della Madonna e’ un’ inutile appendice che rovina il flusso della narrazione. Boh.
Non credo sia un caso che nutro una certa attrazione per i film ispirati/ derivati da trame di origine letteraria, anche se non acclamati o famosissimi. Che so… Rosencrantz and Guilderstern are dead, da un lavoro teatrale di Stoppard che dirige anche il film, con Gary Oldman e Tim Roth (bravissimi). Segato dalla critica… ma a me piace da morire. Una “scheggia di follia”. Oppure The Twelfth Night di Trevor Nunn, tratto dall’ omonimo lavoro teatrale di Shakespeare. Un fuoco pirotecnico di creativita’, intelligente, irriverente, divertentissimo, super cast ed una fantastica Imogen Stubbs che si permette di sovrastare imperiosamente gente come Helena Bonham Carter o Ben Kingsley.
Insomma… FERMATEMI altrimenti Puzz riprende a prendermi per i fondelli! 😀
P.S. Comunque anche noi, in famiglia, abbiamo il problema della “selezione” :P, senza contare che con ‘sto confinamento ci manca tanto il cinema. Proprio la sala, coi pop corn e la birretta. Non abbiamo prole quindi non ci sono problemi con lo zio Walt… anche se a dirla tutta qualche titolo “da piccini”, per ridere un po’ spensieratamente, lo gradiamo 😛
