Rispondi a: Il WDW ma parliamo d'altro

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Riccardo Matesic
Amministratore del forum

    Hanno molto culo e sono molto bravi.

    A 19 anni volevo una Pantah, e mio padre mi comprò la 350 XL, perché non c’era ancora la Pantah semicarenata. Ci misi il manubrio Laverda (qui dentro lo conosce solo @zio-franco e @fuzz mi sa) e ci seguii qualche gara. Ricordo il mio stupore quando tedeschi e inglesi nel prato di Misano mi facevano il pollice alto dicendo: “Ducati, Ducati!”.

    Questo è il culo. Avere un marchio che già decenni fa era così apprezzato è culo.

    La bravura negli anni è stata quella di costruire un marchio apprezzato anche da persone non appassionate di moto. Una volta Ducati era la moto di Mike Hailwood all’Isola di Man, di Spaggiari alla 200 Miglia di Imola. Oggi è la moto di tutti. E’ un simbolo di tecnologia alla portata di tutti, è un marchio che fa figo.

    Io al WDW sono stato due anni fa, per lavorarci. Ho visto il popolo Ducati con gli occhi di fuori per la passione, nonostante un caldo e un sole insopportabili. Ho visto tanti appassionati veri, e tante persone che stavano lì perché c’era l’happening. Ecco, la bravura della Ducati è quella di aver messo insieme tanta gente e quella gente. Investendo molti soldi sul WDW, certo, ma creando un evento unico, che consente a tutti di toccare con mano un mondo che altrimenti può essere visto solo attraverso i media. E ha dato un’identità di marchio ad alcuni suoi ex piloti, molto amati dal pubblico. Il contratto di Stoner, che pure l’ultimo titolo lo ha vinto con la Honda. Ma alla fine è lì con Ducati, come pilota Ducati. E Bayliss.

    Fa tutto parte di una gran ben riuscita strategia, che ha costruito un’identità buona da utilizzare non solo per noi appassionati di lungo corso, ma anche per quelli che volevano sentirsi di aver acquistato una moto con un grande passato e dal carattere sportivo. Poi magari è una Scrambler 400, ma chi se ne importa!