Le aziende dell'auto e la Brexit

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    • #7668
      Riccardo Matesic
      Amministratore del forum

        Sulla Brexit ho letto tanto. Ma è la prima volta che trovo qualcosa di specifico direttamente dal mondo automotive. Si, c’è una lettera della Honda, che avvisa la May che in caso di barriere doganali loro lasceranno il Regno Unito, ci sono altre prese di posizione di singole case. Ma questa è una posizione ufficiale dell’ACEA, l’Associazione Europea dei Costruttori di Auto. Ed è molto articolata.

        Un primo articolo è questo (vi faccio copia/incolla del comunicato in inglese. Se non avete familiarità con la lingua, usate deepl.com per tradurlo in italiano):

        Brexit: EU auto makers call for urgent action to solve sector-specific issues

        Brussels, 19 March 2018 – Just a few days ahead of the EU summit, where the 27 heads of state are set to approve the European Council’s Brexit guidelines, the European Automobile Manufacturers’ Association (ACEA) is calling on the negotiators to pay urgent attention to sector-specific issues in order to avert potentially disastrous implications on the entire automotive supply chain.

        A big concern for the industry is whether cars approved by UK authorities will still be able to be sold in the EU after Brexit, and vice versa. EU law requires that cars are tested by a national technical service to verify compliance with EU environmental, safety and security standards, before they can be put on the market anywhere in the European Union – the so-called ‘type approval’ system.

        “It is essential that manufacturers can maintain valid type approvals in both the EU and the UK as of 30 March 2019, no matter where the approval was issued,” stated ACEA Secretary General, Erik Jonnaert. “We are therefore calling on the European Commission to clarify how existing approvals can be transferred from an EU27 authority to the UK, and the other way around.” ACEA also recommends that the EU and the UK mutually recognise each other’s vehicle approvals after Brexit – something which would only be possible if the UK remains fully aligned with all relevant EU legislation.

        Another major question mark is whether the UK car market, the second biggest in the EU, will still count for reaching the 2021 CO2 targets. To monitor compliance with these targets, the CO2 performance of new cars is being tracked using registration data from all EU countries, including the UK. Once the UK leaves the EU however, it will no longer be subject to the CO2 targets. In theory, the requirement to include UK data in the fleet CO2 calculations will then also expire.

        Jonnaert: “Excluding UK data from the CO2 calculations would leave very limited time for the industry to readjust compliance strategies for reaching the stringent 2021 targets.” ACEA’s first priority is therefore to keep the system as it is today, with overall fleet compliance being based on CO2 data from the 27 EU member states, plus the UK.

        Furthermore, given that the business operations of the auto industry are based on smooth ‘just-in-time’ and ‘just-in-sequence’ deliveries, any new customs checks as a result of Brexit would add cost, cause delays and threaten productivity. In the worst-case scenario, they could even lead to assembly line stoppages. “The UK deciding to remain in a customs union with the EU would of course be an effective solution to enable frictionless trade in goods between the EU and UK,” Jonnaert explained.

        “But, regardless of which Brexit scenario is pursued, it is essential that EU and UK authorities already now start preparing to simplify customs procedures and to reinforce their customs capacity. Otherwise we will see severe land and sea-port congestion at both sides of the Channel once the UK leaves the EU.”

        Lastly, the potential application of tariffs (10% for passenger cars and 10% or 22% for commercial vehicles) in a so-called ‘cliff-edge’ scenario would be extremely burdensome for automobile manufacturers and consumers alike.

        ______________________________

        Poi c’è la posizione ufficiale, con l’introduzione che vi riporto qui sotto. Il testo completo, con i link ai dati e al “position paper” lo trovate cliccando QUI

        19/3/2018
        Today, automobile manufacturers operate more than 300 assembly and production plants across the European continent. They often manufacture components – like engines and transmissions – in one country, and assemble the final vehicle in another. Auto makers are part of a highly integrated and complex manufacturing network spanning right across Europe.

        Needless to say, the European Single Market has been fundamental to the success of this business model by providing for a high level of economic and regulatory integration. Any changes to this deep economic and regulatory integration between the EU and the United Kingdom will have an adverse impact on auto manufacturers with operations in the EU or UK.

        In April 2017, the European Automobile Manufacturers’ Association (ACEA) issued its first position paper on Brexit, with the aim of highlighting the potential damage that Brexit could do to the industry’s competitiveness.

        Now, ACEA has published a new position paper that dives deeper into the key automotive issues that need to be addressed in the current political negotiations. This includes constructive recommendations from the auto industry on how various sector-specific issues should be managed; including type approval, compliance with the EU’s CO2 targets set for 2021 and customs procedures.

        To that end, this paper will look at Brexit from the following viewpoints:

        The withdrawal agreement and the transitional arrangement;
        The framework for the future relationship;
        Key future relationship issues;
        The no-agreement ‘cliff-edge’ scenario.

      • #7670
        zio franco
        Partecipante

          Bel casino se l’onda “trump” sui dazi doganali contagia anche l’isola (che non c’è)

          A proposito ! vanno rifatte anche tutte le carte e le mappe con gli extracomunitari 🙁

        • #9310
          Riccardo Matesic
          Amministratore del forum

            E ora c’è la presa di posizione anche degli industriali moto europei.
            La trovate in home, o cliccando QUI

          • #9311
            zio franco
            Partecipante

              Se da un lato verrebbe da pensare che “si arrangino” visti i numeri in ballo

              il nostro Continente nel 2017 ha assorbito 1 milione 313mila pezzi; 105mila dei quali sono finiti nel Regno Unito

              Cioè poco più del 10% e

              l’indotto, che nell’8% dei casi fa base in Gran Bretagna.

              Dall’altra c’è la forza lavoro nell’indotto,che coinvolge direttamente i nostri giovani “cervelli (e mani) all’estero”,per cui la preoccupazione c’è ed è giusto che ci sia

              Anche rimandare,rimandare e rimandare con accordi ponte posticipa il problema di avere un’isola commerciale,doganale,produttiva e polmone occupazionale importante per l’Europa che tutti vorremmo,per questo la Politica potrebbe tanto,potrebbe tutto
              Alla luce di quello che proprio adesso sta succedendo assume ancora più importanza l’indirizzo politico che decideremo di avere
              Fondamentale nell’obbiettivo e da tutto da costruire nei modi e nei termini

              E’ una scelta che ci tocca volenti o nolenti,prima o dopo da qui si deve passare,e l’industria può e deve esserne protagonista con scelte di campo

              • #9313
                Riccardo Matesic
                Amministratore del forum

                  Non è proprio un qualcosa tipo si arrangino.
                  C’è comunque il problema dell’interconnessione delle aziende, per quello che ho capito. C’è l’indotto. 8%. Poco? Comunque significherebbe maggiori costi per tutti. E c’è quel problema di ricambi omologati e11. Poi c’è la Triumph. E in gioco ci sarebbe anche un principio, perché insieme a Trump che vuole mettere i dazi questi fanno un casino.
                  Trump… mi viene in mente che la Honda produce la Gold Wing in America. Replicherai che è poca cosa, perché se ne vendono poche. E’ vero.
                  Ma c’è in ballo un principio.
                  Anni e anni per semplificare, per avere un’omologazione unica. E io mi ricordo quando le omologazioni erano nazionali, che razza di casino fosse. E questi vogliono tornare al nazionalismo o, peggio, al localismo.

                  • #9316
                    zio franco
                    Partecipante

                      Alla fine discutiamo io e te…

                      questi vogliono tornare al nazionalismo

                      Non solo questi,dall’est (Ungheria) all’ovest (USA di Trump) avviene l’effetto “chiocciola” che più la tocchi più si ritrae nel guscio,così più la globalizzazione commerciale,che fa tanto comodo a tutta l’industria per i mercati emergenti,più esplode verso Cina,India,America Latina, più nel vecchio continente (e ribadisco vecchio) insorgono Nazionalismi che magari
                      verranno spazzati dalla storia,per cui vale la pena organizzarsi per conviverci

                      Non credo che Albione sia auto(o moto)sufficiente,ma non credo nemmeno che si possano godere i privilegi commerciale senza un prezzo politico e umano di solidarietà

                      Si condividono mezzi e regole ma anche umanità e solidarietà perdio !
                      Ecco perchè l’industria dovrebbe esporsi verso la politica,e non solo per ottenere canali privilegiati commerciali,ma anche di manodopera e legislazione

                      La famosa e tanto auspicata Europa(nuova stavolta) Unita di uomini,mezzi e regole

                • #9319
                  Riccardo Matesic
                  Amministratore del forum

                    Anche se ci parliamo solo io e te, questa conversazione mi diverte.

                    Punto 1

                    Non credo che Albione sia auto(o moto)sufficiente,ma non credo nemmeno che si possano godere i privilegi commerciale senza un prezzo politico e umano di solidarietà

                    Questa te la quoto al 110%.

                    Quanto all’industria che dovrebbe esporsi anche politicamente, boh. Credo che ognuno faccia la parte che gli compete. In effetti con le loro posizioni gli industriali si espongono eccome. Anche a livello nazionale, io che ho letto il Sole24Ore per anni, dico che il giornale è esposto. Come la pensano si capisce eccome. E, comunque, sono politiche anche le prese di posizione. Che vanno -in questo caso- contro certe politiche volute da qualcuno. Poi, quando hanno risolto i problemi, tornano a essere equidistanti, o silenziosi. Perché gli conviene così. Ma io non li criticherei per questo. Probabilmente farei la stessa cosa. Sbaglio?

                    • #9320
                      zio franco
                      Partecipante

                        Ma io non li criticherei per questo. Probabilmente farei la stessa cosa. Sbaglio?

                        No probabilmente hai ragione come ce l’hanno loro,la passione non sempre è buona consigliera,lo dicevamo per Castiglioni come per Beggio ad esempio

                        Una volta 25 anni fa scrissi a Barilla,per contestargli l’esposizione commerciale a beneficio dei canali del non ancora Pregiudicato,anche se gli Spagnoli lo ricercavano

                        Mi rispose pacatamente le stesse cose che scrivi,gli devo rendere merito di fronte alla mia cazzata

                        Certo adesso che resuscitato Berlusconi,annesso i razzisti,tirato dentro i fascisti,manca solo Provenzano Al Capone e Jack lo squartatore e ci siamo bruciati 70 anni per niente
                        Io me l’aspetto una parola da chi lavora davvero vs i nuovi “non c’è dx ne sx”

                        In Francia (ridaje) la Le Pen l’hanno ricacciata indietro,in Germania si è preferito la grande coalizione per resistere all’ondata AFD,in Spagna è sotto gli occhi di tutti

                        Nel Regno Unito si osservano dei distinguo in Scozia e Irlanda e magari c’è chi si morde le mani,tra cui l’industria sicuramente, in Inghilterra stessa
                        Sarebbe carino un ripensamento visto che anche nei conservatori di quell’incosciente di Cameron,si è consumata una frattura sull’argomento

                        Forse si fa prima di tutti gli accrocchi di accordo ponte
                        Ecco il primato della politica e l’importanza di seguirla dell’industria

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