Rispondi a: Giro di vite dei controlli su strada in arrivo
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Vi porto la mia personale esperienza, valutate voi.
Il giorno 1 luglio, domenica, sono andato a fare un giro in moto alla ricerca del fresco.
Arrivo a poco dal bivio che, nell’appennino reggiano, da Villa Minozzo permette di raggiungere Febbio oppure Civago e poi il passo delle Radici e le montagne modenesi.
Mi fanno segno che più avanti c’è una pattuglia, non che andassi forte, ma rallento, 50 Km/h indicati, forse i 45 effettivi. C’è una pattuglia con due ex agenti della forestale e due poliziotti in moto.
Mi fermano, chiedono patente, libretto, cedola assicurativa.
Nel momento in cui si rendono conto che ho dimenticato a casa il foglio dell’assicurazione, i loro volti si rasserenano ed iniziano, felici, a compilare il verbale. Nel frattempo, col cellulare verificano che la moto sia regolarmente assicurata, e lo è. Mentre queste pratiche vanno avanti, vedo altri due motociclisti, con una Yamaha, in attesa del loro verbale.
Non so cos’abbiano fatto, sono una coppia, marito e moglie oltre i 50 anni, tranquilli, chissà, forse lui andava in giro col ginocchio per terra, anche se l’atteggiamento da turista e l’abbigliamento non certo tecnico urlano il contrario.
Raccolgo il mio verbale e me ne vado.
Al ritorno li trovo più in basso, dall’altra parte della strada, sempre con sole moto ferme.
Domenica scorsa li ho visti in un altro punto, solo moto ferme.
Questa non è prevenzione, non è controllo, questa è solo ed esclusivamente desiderio punitivo nei confronti delle due ruote.
Anche nel mio caso, è vero, lo so, il foglio di assicurazione lo devo avere sulla moto, ma, onestamente, a che cazzo serve? Serve, come mi hanno riferito tutti coloro che ho interpellato, solo a far cassa.
Ragionamento forse populista, ma molto concreto.
Da cittadino, non mi sento né rappresentato, né protetto da queste forze dell’ordine, pronte a far la voce grossa con chi non ha le spalle ben coperte, dimenticandosi che sulle strade si muore molto più per la distrazione di chi non dà le precedenze, di chi guida col cellulare appoggiato all’orecchio o, peggio ancora, in bilico sulle ginocchia.
Facile dar la colpa ai motociclisti, lo sciame di amebe che infesta le nostre strade nel fine settimana, con SUV e macchinette puzzolenti pagate a caro prezzo per andare in giro a velocità medie di 30 km/h non può tollerare questo sfregio alla loro ostentazione, ai loro sacrifici immani per essere accettati socialmente a bordo di un mezzo “consono” alla loro dignità, così si imbufaliscono nel vedere queste due ruote che passano e vanno, libere, mentre loro smadonnano in colonna.
Poi scrivono ai giornali che dei pazzi li hanno superati sprezzanti del pericolo ed incuranti della loro incolumità, quando chiunque sia andato per più di 10 chilometri su un mezzo a due ruote sa benissimo che la propria pelle è molto più preziosa di qualsiasi lamiera lucida e liscia e di conseguenza il suo primo pensiero è sempre quella di portarla a casa intatta.
Ma non importa, in tanti urlano e chi dovrebbe capire e decidere preferisce il comodo supporto di tanti alla giustizia ed alla correttezza.
