Rispondi a: Le nostre cadute, a volte stupide

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#7189
claiot
Partecipante

    Visto che sono lanciato, vado fino in fondo! 😀

    Ci sono anche quelle cadute che, quando ci ripensi, pensi di essere un uomo con una fortuna mostruosa, sfacciata!

    S’era ancora giovani, partiamo in quattro per andare verso il mare, da Reggio Emilia verso le Cinque Terre, attraverso il passo del Cerreto.
    Davanti c’era Lorenzo, con un bellissimo Ducati Desmo 350 monocilindrico, rigorosamente giallo Ducati, del quale la leggenda narrava fosse passato per le mani di Bruno Spaggiari. Di sicuro non era di serie, era un vero puledro di razza, una moto fantastica nonostante la cilindrata. Dopo il passo, lui ha allungato e l’abbiamo perso di vista.
    Dietro di lui c’era Mauro con la Ducati Scrambler 350 ed in coda io e Patrizia sulla gloriosa Jawa 350.
    Dopo un po’ ho rotto gli indugi, ho superato Mauro e provato a vedere quanto fosse lontano Lorenzo.
    Il problema è che la Jawa aveva i freni a tamburo e dopo 19 chilometri di discesa i freni era come non averli…
    Faccio una semicurva neppure troppo forte, forse ai 70, il problema è che subito dopo, a 50 metri, c’era un tornante molto stretto. Ho provato a frenare, ma è stato del tutto inutile.
    In quel momento ho preso la decisione di un attimo, ho visto un varco di un metro fra il filo spinato ed il muretto che costeggiava il tornante e l’ho puntato con decisione.
    Siamo finiti in un pratino, con una pendenza abbastanza ridotta, la moto ha fatto un piccolo salto uscendo dall’asfalto e si è praticamente piantata nel prato, ribaltandosi sul lato destro.
    Ci siamo alzati incolumi e ci siamo guardati intorno: era un prato che sarà stato cinque metri per cinque, poi la pendenza aumentava bruscamente e sotto c’erano diverse piante di ulivo, pronte ad accoglierci, suppongo con una certa ruvidità.
    A cercarlo, quel posto, non si sarebbe trovato, dalla strada non si vedeva.
    Abbiamo riportato la moto in strada, praticamente intatta. Dopo poco s’è fermata una pattuglia della Stradale, vista la posizione insolita. “Ecché, c’è nn’avaria?”. “No, no, grazie, ci siamo fermati un attimo ma ripartiamo subito!”. 🙂

    Per anni, quando passavo da quel posto, m’è venuta la pelle d’oca, una tale combinazione di circostanze fortunate, al punto da far pensare ad un vero miracolo.
    Adesso il varco non c’è più, c’è solo il muretto, andare dritti lì vuol dire farsi male davvero.
    M’è andata bene, che la posso raccontare.