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Il buco nero degli incidenti stradali sul lavoro (e in itinere)

Ogni sei morti sul lavoro, uno è vittima della strada. Non in fabbrica, non in cantiere, non davanti a un macchinario: piuttosto su una strada qualunque, magari andando o tornando dal lavoro

In Italia il 16% dei decessi sul lavoro è causato da incidenti stradali. Una percentuale che, secondo l’European Transport Safety Council (ETSC), potrebbe essere significativamente sottostimata. Se si guardano le percentuali di altri paesi si nota infatti l’eterogeneità dei valori: al 16% italiano corrispondono il 10% della Germania, il 29% dell’Irlanda e – addirittura – il 42% della Francia.

Succede perché manca una definizione europea condivisa per questo genere di sinistri, e il sistema di raccolta dei dati si basa su fonti non integrate fra loro: forze di polizia, enti per la sicurezza sul lavoro, assicurazioni, istituti previdenziali e medicina legale. Il risultato è che non ci fidiamo dei numeri e non sappiamo se, davvero, in Italia sono solo il 16% i morti stradali correlati con il lavoro; o se sono di più.

Il dato certo però è che l’incidenza dei sinistri stradali è molto elevata quando si parla di sicurezza sul lavoro.

Attenzione ai rischi del pendolarismo

In questo discorso si inserisce il tema degli incidenti in itinere. Il trasferimento casa-lavoro-casa per molti lavoratori è infatti la fase più rischiosa dell’intera giornata.

Nei Paesi che includono il commuting nelle loro statistiche, i numeri sono rilevanti: in Francia gli incidenti in itinere rappresentano il 13% dei decessi stradali, in Norvegia l’11%, in Svezia il 7%, in Belgio oltre il 20%. Si tratta di percentuali influenzate da fattori diversi, come la qualità delle infrastrutture, il clima o i chilometri medi percorsi.

Francia e Lussemburgo sono gli unici due paesi, fra quelli interpellati, a considerare il commuting fra i rischi professionali.

La formazione preventiva come investimento

Nonostante quanto detto sin qui sia probabilmente noto alla maggior parte dei responsabili delle risorse umane e dei controller, nella gran parte delle aziende il rischio stradale resta fuori dal radar della prevenzione. Perché riguarda una zona fuori dai cancelli, coinvolge spesso mezzi privati, ricade in una zona grigia di responsabilità. Il risultato è che il momento più pericoloso della giornata lavorativa — il tragitto casa-lavoro — è anche quello meno gestito. Una scelta “bizzarra”:

se un macchinario causasse il 16% degli infortuni in azienda, verrebbe immediatamente sostituito!

Va detto anche che l’Inail, l’Istituto Nazionale di Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, rende disponibile Inail Co&Si (Costi e Sicurezza), un software gratuito per aiutare le aziende a calcolare e quantificare i costi legati alla mancanza di sicurezza sul lavoro, dimostrando che la formazione preventiva è un investimento, non solo un costo.

Ogni incidente stradale correlato al lavoro, infatti, non comporta solo un costo umano, ma genera anche effetti economici rilevanti: perdita di produttività, assenze prolungate, necessità di sostituzione del personale, aumento dei premi assicurativi, contenziosi, danni reputazionali.

Gli oneri del datore di lavoro

L’Italia ha una normativa che classifica e considera il sinistro stradale correlato con il lavoro, e non trascura gli incidenti in itinere. Il nostro Paese non fornisce linee guida complete ai datori di lavoro e ai dipendenti per garantire l’attuazione della Direttiva UE 89/391/CEE, in relazione alla sicurezza stradale. Questo lascia molte aziende in una zona grigia, ma le conseguenze economiche e organizzative degli incidenti sono molto concrete.

A livello nazionale vige invece il Decreto Legislativo 81/08, che impone la valutazione e la riduzione di tutti i rischi connessi all’attività lavorativa, compresi quelli legati alla mobilità. Insomma,

il datore di lavoro ha delle responsabilità, anche se in Italia sono meno definite rispetto ad altri paesi.

Fattori come orari di lavoro prolungati, ritmi difficili da sostenere, pressione sui tempi di consegna, uso sistematico del veicolo per motivi professionali, vengono comunque ritenuti contributi causali in una quota significativa degli incidenti, in particolare nel trasporto commerciale.

Come impostare una formazione preventiva

Fra le possibili misure preventive, la prima è sicuramente relativa ai corsi di guida sicura. Non un semplice corso per imparare a gestire il mezzo a due ruote. Piuttosto una formazione teorica mirata anche a dare la cultura specifica dell’utilizzatore di moto o scooter, la capacità di muoversi in armonia con il traffico, ben conoscendo tutte le possibili fonti di pericolo.

Una formazione dunque volta anche ad aumentare la consapevolezza del rischio reale, a ridurre i comportamenti pericolosi, a migliorare la capacità di gestire l’imprevisto e di intervenire su fattori umani spesso trascurati; come la fretta, lo stress e la sovrastima delle proprie capacità.

Una formazione rivolta a tutti, non solo a motociclisti e scooteristi. Perché è importante che chi guida l’auto conosca e comprenda l’universo e le esigenze di chi va su due ruote; e il viceversa. E questo deve valere reciprocamente per tutte le categorie di utenti della strada. Conoscersi per rispettarsi!

Si può aggiungere poi una parte pratica di guida dello scooter e della moto in città, nel traffico. Perché conoscere il mezzo che si usa e saperlo gestire al meglio è un punto fondamentale della nostra costruzione pratica di sicurezza. Gli altri punti sono la capacità di leggere il sistema nel quale ci si muove e quella di fare fronte alle (inevitabili) situazioni d’emergenza.

Si tratta di interventi pienamente coerenti con il già citato Decreto Legislativo 81/08, che impone la valutazione e la riduzione di tutti i rischi connessi all’attività lavorativa, compresi quelli legati alla mobilità. Non si tratta di un obbligo formale a fare corsi di guida, ma dell’obbligo sostanziale di governare un rischio noto.

Da anni noi di Motoskills lavoriamo sulla prevenzione degli incidenti stradali attraverso corsi di guida sicura per moto e scooter, formazione esperienziale e percorsi di sensibilizzazione rivolti anche al mondo aziendale. Un’esperienza maturata sul campo che parte dalla guida, ma si inserisce in una visione più ampia della sicurezza, dell’organizzazione del lavoro e della responsabilità d’impresa.

Il rischio stradale sul lavoro non è un evento imprevedibile: è un fenomeno noto, misurabile e, soprattutto, prevenibile.

Per maggiori informazioni visita l’area “Corsi di guida”

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