Tira una brutta aria

Non è un argomento attiraclick, ma la qualità dell’aria che respiriamo è un tema che dovrebbe starci a cuore. Perché risolto il problema della mobilità con il mezzo a due ruote, resta quello della nostra esposizione ad agenti inquinanti molto tossici. Non sono le moto che inquinano, il traffico veicolare conta per una percentuale ridotta, ma tutti dovremmo occuparci di questo problema e non rassegnarci a respirare l’aria di certe città

 

Si chiama Mal’Aria, ed è una ricerca che ogni anni Legambiente fa sulla qualità dell’aria nelle città italiane. In buona parte è una collezione ordinata ed elaborata di dati raccolti dalle differenti centraline. E, visto che l’Europa ci tiene costantemente sul banco degli imputati per questo problema, visti i problemi di salute, forse dovremmo mettere da parte la nostra ritrosia per certi ambientalisti e dare un’occhiata a questi dati. Perché nel 2017 sono state 39 le città italiane fuorilegge sul Pm10. E le moto non sono sul banco degli imputati.

Situazione critica in Pianura Padana e in generale nelle città del Nord. Sul podio delle città più inquinate Torino, con 112 sforamenti, Cremona con 105 e Alessandria con 103

Domani a Bruxelles il vertice sulla qualità dell’aria, un incontro rivolto agli otto paesi in procedura di infrazione, tra cui c’è anche l’Italia. E la Commissione Europea ha lanciato anche un ultimatum al nostro Paese, chiedendo al ministro dell’ambiente Galletti aggiornamenti sulle misure pianificate dall’Italia in materia di inquinamento atmosferico.

In mancanza di misure concrete ci sarà il rinvio alla Corte di giustizia europea con inevitabili e salatissime multe per l’Italia

Dal report Mal’aria emerge che nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili, con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo.

Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città del nord (Frosinone è la prima del Centro/Sud, al nono posto), a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano

Su 39 capoluoghi, ben cinque hanno addirittura oltrepassato la soglia di 100 giorni di smog oltre i limiti: Torino (stazione Grassi) guida la classifica con il record negativo di 112 giorni di livelli di inquinamento atmosferico illegali; Cremona (Fatebenefratelli) con 105; Alessandria (D’Annunzio) con 103; Padova (Mandria) con 102 e Pavia (Minerva) con 101 giorni. Ci sono andate molto vicina anche Asti (Baussano) con 98 giorni e Milano (Senato) con le sue 97 giornate oltre il limite. Seguono Venezia (Tagliamento) 94; Frosinone (Scalo) 93; Lodi (Vignati) e Vicenza (Italia) con 90.
Situazione critica specialmente nelle zone della pianura padana: in 31 dei 36 capoluoghi di provincia delle quattro regioni del nord (Piemonte Lombardia Veneto ed Emilia Romagna) è stato sforato il limite annuo giornaliero; in questi stessi Comuni l’85% delle centraline urbane ha rilevato concentrazioni oltre il consentito, a dimostrazione di un problema diffuso in tutta la città e non solo in determinate zone.

Non va certamente meglio nelle altre regioni: in Campania le situazioni più critiche sono state registrate nelle stazioni delle città di Caserta (De Amicis), Avellino (Alighieri) e Napoli (Ferrovia) che hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/metrocubo rispettivamente per 53, 49 e 43 volte. In Umbria situazione critica a Terni con 48 giorni di aria irrespirabile. In Friuli-Venezia Giulia la classifica di Mal’aria vede ai primi posti Pordenone (Centro) con 39 superamenti e Trieste (Mezzo mobile) con 37. Nelle Marche, invece, è Pesaro con 38 giorni oltre i limiti a posizionarsi tra le città peggiori.

Come ribadiamo da anni non servono misure sporadiche, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale – dichiara Stefano Ciafani, direttore generale Legambiente –. Una sfida che la prossima legislatura deve assolutamente affrontare. Gli innumerevoli protocolli e accordi non devono riguardare solo le regioni padane, ma tutte le regioni e le città coinvolte da questa emergenza. Occorre ripartire da un diverso modo di pianificare gli interventi nelle aree urbane, con investimenti nella mobilità collettiva, partendo da quella per i pendolari, nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi e nel verde urbano. Serve potenziare anche il sistema dei controlli pubblici, con l’approvazione ancora mancante dei decreti attuativi della legge sulle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente da parte del Ministero”.

Gli accordi sottoscritti fino ad ora tra Ministero, Regioni, Comuni (l’ultimo in ordine di tempo a giugno scorso per l’area padana) per affrontare la cattiva qualità dell’aria sono serviti a poco o nulla -scrive Legambiente-; sia a causa del tipo di provvedimento previsto, oppure nella loro reale applicazione o ancora per l’assenza di controlli. La criticità generali riscontrate sono state sostanzialmente due: da un lato il disomogeneo recepimento dell’accordo da parte dei singoli Comuni, senza un’armonizzazione degli interventi; dall’altro l’aver frammentato le responsabilità, “esonerando” di fatto le quattro Regioni dallo svolgere in maniera stringente il proprio ruolo e dovere di coordinamento.

Le proposte di Legambiente
Legambiente ricorda, inoltre, che l’Italia è il Paese in cui si vendono ancora più auto diesel (56% del venduto tra gennaio e ottobre 2017 contro una media europea del 45%), e dove circolano auto e soprattutto camion tra più vecchi d’Europa (quasi 20 anni di età media). Per l’associazione occorre, invece, sostenere ed accelerare il processo di potenziamento del trasporto pubblico locale, per renderlo sempre più efficace e affidabile e la sua trasformazione verso un parco circolante completamente elettrico, come varato dal piano del comune di Milano da qui al 2030 o come cominciato a fare dall’azienda del trasporto pubblico torinese su alcune linee. Ancora occorre limitare l’accesso nelle aree urbane in maniera stringente e costante ai veicoli più inquinanti, spingendosi, come fatto dal comune di Torino, al blocco dei mezzi euro 5 diesel e a Roma, dove si è arrivati recentemente a bloccare anche le Euro 6. Per incentivare questa trasformazione serve, però, potenziare le infrastrutture di ricarica dell’elettrico e, soprattutto, implementare nelle aree urbane infrastrutture per la mobilità ciclo-pedonale. Senza tralasciare la riqualificazione degli edifici pubblici e privati che dovrebbero riscaldare senza inquinare; il rafforzamento dei controlli sulle emissioni di auto, caldaie ed edifici; intervenire specificatamente sulle aree industriali e portuali. Da ultimo, ma non meno importante, ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città aumentando il verde urbano.

Poi c’è l’ozono…
Ozono ti tengo d’occhio – Legambiente riporta anche la classifica dei superamenti di Ozono dell’anno appena concluso. L’importanza di questo inquinante viene spesso sottovalutata, nonostante le stime dell’Agenzia Ambientale Europea (EEA) riportino 13.600 morti premature riconducibili all’ozono in Europa nel 2015, di cui 2.900 solo in Italia. Sono 44 le città che hanno registrato il superamento del limite di 25 giorni nell’anno solare: le città peggiori, che hanno superato più del triplo il limite concesso, sono Catanzaro con 111 superamenti, Varese (82), Bergamo (80), Lecco (78), Monza (78) e Mantova (77).
Mal’aria – Andando a confrontare le città che hanno superato i limiti rispettivamente per le polveri sottili e per l’ozono troposferico nel 2017, sono 31 quelle che risultano fuori legge per entrambi gli inquinanti. Sommando i giorni di mal’aria respirata dai cittadini nel corso dell’anno solare, la speciale classifica che esce fuori vede la città di Cremona prima in questa drammatica lista con ben 178 giorni di inquinamento rilevato (105 per le polveri sottili e 73 per l’ozono); Pavia 167, Lodi, Mantova e Monza seguono a pari giornate con 164 giorni di inquinamento totale, Milano 161 e Alessandria con 160 si trova al settimo posto.
Delle 31 città con un inquinamento costante tutto l’anno, 28 superano i 100 giorni, e 16 superano addirittura i 150 giorni. Sono le città dell’area padana a riempire la classifica con l’aggiunta di Frosinone e Terni. La popolazione residente in questi capoluoghi ammonta a circa 7 milioni di abitanti che, in pratica, hanno respirato polveri e gas tossici e nocivi circa un giorno su due nel peggiore dei casi (Cremona), al massimo uno su quattro nel caso di Biella che chiude la classifica con 87 giornate.
Numeri che si traducono in problemi di salute, costi per il sistema sanitario e impatti rilevanti sugli ecosistemi: le morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico nel nostro Paese sono oltre 60mila l’anno, come riportato annualmente nei report dell’Agenzia Ambientale europea (EEA). Senza contare che in Italia i costi collegati alla salute derivanti dall’inquinamento dell’aria si stimano fra i 47 e i 142 miliardi di euro (stima al 2010). Dati che descrivono ancor di più l’urgenza di politiche concrete di miglioramento della qualità dell’aria.

Il confronto con le città europee
Mal’aria 2018 contiene inoltre un focus “Che aria tira in città: il confronto con i dati europei” dal quale emerge che le principali città italiane sono tra le più critiche a livello europeo per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, secondo i dati elaborati da Legambiente a partire dall’ultimo report del 2016 dell’Organizzazione mondiale della Sanità. L’associazione ambientalista ha confrontato le medie annuali di PM10 di 20 grandi città di Italia, Spagna, Germania, Francia, e Regno Unito (dati 2013). I valori peggiori relativi alla concentrazione media annuale di polveri sottili (Pm10) si registrano proprio in Italia: a Torino (39 microgrammi/metrocubo di Pm10), Milano (37) e Napoli (35), che primeggiano sulle sorelle europee come Siviglia, Marsiglia e Nizza dove invece si registra una concentrazione media annuale di Pm10 di 29 μg/mc. Roma si piazza, insieme a Parigi, al settimo posto con una concentrazione media annua di 28 μg/mcs, seguono gli altri centri urbani europei con valori di gran lunga più bassi. Negli anni successivi al 2013, la situazione delle quattro città italiane non è migliorata: la media annuale di PM10 a Torino è stata di 35 microgrammi/mc nel 2014, 39 nel 2015 e 36 nel 2016; a Milano è stata nei tre anni 35-41-36; a Napoli è stata 29 nel 2014 e nel 2015 e 28 nel 2016. A Roma, dai 29 microgrammi per metro cubo del 2014 si è passati a 31 nel 2015 e di nuovo a 29 nel 2016.

 

I dati principali diffusi da Legambiente

n.

Città

Centralina

Superamenti da gennaio 2017

Aggiornamento al

1

Torino

Grassi

112

31/12/17

2

Cremona

Via Fatebenefratelli

105

31/12/17

3

Alessandria

D’Annunzio

103

31/12/17

4

Padova

Mandria (BU)

102

31/12/17

5

Pavia

Piazza Minerva

101

31/12/17

6

Asti

Baussano

98

31/12/17

7

Milano

Senato

97

31/12/17

8

Venezia

V. Tagliamento (Tu)

94

31/12/17

9

Frosinone

Frosinone Scalo

93

31/12/17

10

Lodi

Viale Vignati

90

31/12/17

11

Vicenza

Quartiere Italia (Bu)

90

31/12/17

12

Mantova

Piazza Gramsci

87

31/12/17

13

Brescia

Villaggio Sereno

86

31/12/17

14

Monza

Via Machiavelli

86

31/12/17

15

Modena

Giardini

83

31/12/17

16

Piacenza

Giordani-Farnese

83

31/12/17

17

Reggio Emilia

Timavo

83

31/12/17

18

Treviso*

S.Agnese E Via Lancieri Di Novara

83

31/12/17

19

Vercelli

Gastaldi

82

31/12/17

20

Rovigo

Centro (TU)

80

31/12/17

21

Verona

S.Bonifacio

80

31/12/17

22

Parma

Montebello

74

31/12/17

23

Novara

Roma

72

31/12/17

24

Bergamo

Via Garibaldi

70

31/12/17

25

Como

Centro

69

31/12/17

26

Ferrara

Isonzo

62

31/12/17

27

Rimini

Flaminia

57

31/12/17

28

Caserta

Scuola De Amicis

53

31/12/17

29

Ravenna

Zalamella

53

31/12/17

30

Avellino

Scuola Alighieri

49

31/12/17

31

Terni

Le Grazie

48

31/12/17

32

Biella

Lamarmora

46

31/12/17

33

Varese

Via Copelli

45

31/12/17

34

Lecco

Via Amendola

43

31/12/17

35

Napoli

Ferrovia

43

31/12/17

36

Bologna

Porta San Felice

40

31/12/17

37

Pordenone

Pordenone Centro

39

31/12/17

38

Pesaro

Scarpellini

38

31/12/17

39

Trieste

Mezzo Mobile Via S.Lorenzo in S.

37

31/12/17

 

 

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Visualizzazione 6 filoni di risposte
  • Autore
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    • #6866
      Mastic
      Amministratore del forum

      Partiamo da un presupposto: i temi ambientali mi sono cari. E non ho antipatia per i verdi o gli ambientalisti in genere.
      Aggiungiamo che vivo in campagna, e da un paio d’anni vado a Roma non frequentemente. Quindi sono parecchio disabituato allo smog. Al punto che a volte quando mi avvicino alla città in scooter mi accorgo di non respirare. Perché la puzza mi dà fastidio. si, la sento. E’ ben percepibile per chi non è abituato.
      Fatte queste doverose premesse, ritengo che il problema della qualità dell’aria sia importante e interessante anche per chi è assuefatto alla vita in una città inquinata; e magari ci mette sopra anche un paio di pacchetti di sigarette. Perché, comunque, è un discorso di accumulo.

      Se state facendo gli scongiuri, smettete pure, perché ho finito.
      Era solo un cappello per spiegare perché ho voluto mettere in home il comunicato stampa di Legambiente con la loro indagine Mal’aria. Perché ne va della salute di tutti noi. Perché loro non parlano neanche delle moto, ma solo dei veicoli diesel. O degli scarichi industriali e di quelli dei riscaldamenti. Perché, proseguendo con l’immobilismo attuale, prima o poi queste benedette multe europee arriveranno. E per noi saranno altre tasse (se proprio non ci interessa quello che ci respiriamo).

      Il testo, non propriamente un riempipista da siti Internet di moto, lo trovate QUI.
      Ogni vostro parere o opinione, anche per esprimere dissenso sarà benvenuto.
      Se state zitti domani passo a pubblicare qualcosa di tremendo 😀

    • #6869
      zio franco
      Partecipante

      Mi piace più quello dei record di velocità,ma forse è più illuminante questo

      Nell’accordo di Parigi, criticato dalla nuova amministrazione USA c’erano degli impegni che NON vedo come possano essere rispettati,visto che si parla di tutto escluso che della salute

      un obiettivo UE vincolante di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra almeno del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
      un obiettivo per la quota di fonti energetiche rinnovabili consumate nel 2030 almeno del 27%

      (però l’8 cilindri a U tira di bestia lo stesso 😉 )

    • #6870
      Mastic
      Amministratore del forum

      Che poi, come uno mette il naso in queste cose, ne vengono fuori altre.
      Questa è arrivata ora ora:

      La Commissione Ue ha formalmente invitato l’Italia a rispettare le disposizioni fondamentali della direttiva sul rumore del 2002. Dato che l’Italia non ha comunicato tutte le informazioni richieste, Bruxelles ha inviato una prima lettera di costituzione in mora nell’aprile 2013. Vista la mancanza di progressi, nel febbraio 2016 la Commissione ha inviato una seconda lettera di costituzione in mora.

      Dal momento che mancano ancora mappe strategiche per 17 agglomerati e 22 strade e che devono ancora essere adottati piani d’azione per 32 agglomerati, 858 strade e un importante asse ferroviario, la Commissione invia ora un parere motivato.
      L’Italia dispone di due mesi per rispondere; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia Ue.

    • #6871
      Mastic
      Amministratore del forum

      E questo è un altro spunto niente male: una torre che purifica l’aria sfruttando l’energia solare per innescare il flusso d’aria al suo interno (dove ci sono dei filtri). Dalla sua installazione il PM2,5 sarebbe diminuito del 15%.

      http://www.e-gazette.it/sezione/tecnologia/cina-contro-smog-torre-depurazione-alta-100-metri-ripulisce-aria-shaanxi

    • #6872
      puecherenrico
      Partecipante

      Bisogna comunque analizzare meglio i dati e conoscere certi valori. Noi associamo spesso i pm10 alla combustione mentre altro non è che un unità di misura. E i pm10 sono prodotti oltre che dai motori anche dall’usura di freni e pneumacici. Molto dalla combustione degli impianti di riscaldamento e dalle fabbriche. Dallo sfaldamento degli edifici. Certo, il fattore parco circolante è qualcosa di più gestibile rispetto al resto. Mica si può obbligare le ditte a chiudere a giorni alterni. A me fa più paura la disinformazione. In primis con le balle sulla benzina verde. Che tutto è forchè ecologica visto che contiene ancora del piombo (anche se a livelli minori). Mi chiedo quanto siano ecologiche le auto elettriche perchè tutti vediamo la parte finale del progetto. Ovvero l’auto che non consuma benzina. Ma quanto inquinamento produce la fabbricazione di tali mezzi e sopratutto della produzione e smaltimento dei pacchetti batterie? È come dire che una centrale atomica produce energia pulita rispetto al carbone ma, poi le scorie? Credo che il miglior modo per inquinare meno sia produrre meno e consumare il giusto. Questo però vuol dire meno lavoro e meno comodità/soddisfazioni. E quanti sono propensi a fare un cosiddetto passo indietro?

    • #6875
      Roxxana
      Partecipante

      A me viene sempre da pensare alle vernici, pavimentazioni, asfalti fotocatalitici.
      Bella la torre che purifica l’aria, ma perché i prodotti di cui sopra non si sono diffusi?

    • #6878
      Mastic
      Amministratore del forum

      Si @zio-franco, il COP21 di Parigi era mirato al problema dei gas serra, non alla tutela della salute umana. Ma… mica ho capito il senso di quello che volevi dire. Se non che anche io preferisco il motore 8U (na figata) o il calendario delle ragazze di Wellcum che tengo in bella mostra qui nel mio studiolo.


      @puecherenrico
      , per una volta di moto non hanno parlato! Proprio per le ragioni che scrivi tu: il traffico veicolare di solito conta intorno al 35% nella formazione del PM10, e si parla prevalentemente di motori diesel. Poi ci sono gli scarichi industriali, di cui Legambiente ha parlato, insieme alle emissioni degli impianti di riscaldamento. E le attività agricole.
      Comunque per le industrie sono stati imposti dei filtri alle ciminiere. Fermo restando che ogni tanto viene fuori qualche scandalo, come quello dell’inceneritore di Colleferro, che per anni ha bruciato di tutto, impestando l’Agro Pontino di diossina.

      Però le politiche in materia di tutela ambientale le fanno i governi, le regioni, i comuni. E gli schieramenti politici li votiamo noi. Quindi credo sia utile sapere che l’Italia è in procedura d’infrazione e non risponde neanche all’Europa. Così come sarebbe utile sapere che qualche governo negli anni scorsi ha tolto parte degli sgravi fiscali sull’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in sede di ristrutturazione edilizia. E le politiche di mobilità urbana, gli investimenti sul trasporto pubblico… sono tutte cose utili da valutare quando andiamo a votare. Oltre ai milioni di posti di lavoro, agli sgravi fiscali incredibili, all’assistenza sanitaria gratuita, alla pensione a 45 anni e alla gnocca gratis per tutti che ci stanno promettendo in questi giorni

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