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Kymco AK 550: chi ha detto che gli scooter non sono veloci?

La taiwanese Kymco entra nel settore dei maxiscooter ad alte prestazioni con l’AK 550. Un cuore bicilindrico con propensione a girare ad alto regime, una ciclistica degna di una moto sportiva, con dotazioni di primordine. Inizialmente non mi entusiasmava, poi l’ho lasciato libero di andare e…

 

 

Bello è bello. È stata la prima cosa che ho pensato quando me l’hanno portato fuori dalla concessionaria. Bello lo sguardo accigliato/aggressivo dei due fari, sottolineato dalle luci diurne laterali, bello il profilo della carena e del codone. E pure il gruppo ottico posteriore. Tutto ovviamente full LED. Ancora, lo scarico, a singolo elemento, ma con due sfiati.

E poi le dotazioni tecniche. Il forcellone in alluminio con il monoammortizzatore laterale in bella vista. L’impianto frenante Brembo, con due pinze prese da una moto supersportiva e il doppio disco da 270 mm. Senza tralasciare la forcella upside-down, imbarazzante anche per molte moto, con i suoi steli da 41 mm di diametro. Ancora, le ruote da 15”, che tradiscono la voglia di dare stabilità a questo scooter, che sotto sotto è molto moto.

Come le moto, l’AK 550 ha il motore centrale, incastonato nel telaio. E dal forcellone è sparita anche la frizione, spostata sul corpo del propulsore, per ridurre al massimo le masse non sospese, quelle che oscillano con la ruota, e che rendono difficile il lavoro della sospensione.

Sotto la sella entrano un casco integrale e un casco jet

L’AK 550 conserva la linea e la praticità dello scooter, proteggendo i passeggeri con la sua carrozzeria, e offrendo sia un vano di carico sotto la sella sia due portaoggetti dietro lo scudo. Però, a parte la trasmissione continua a cinghia con variatore di velocità, ciclisticamente è una moto.

 

 

Esci in ritardo e capisci l’AK 550
Due parole del meccanico della concessionaria, per illustrarmi il funzionamento della chiave elettronica e del comando girevole sul manubrio, e sono pronto a partire.
Il motore è prontissimo e risponde vigoroso al primo tocco del gas. Prende i giri facilmente, con un variatore appositamente tarato per farlo lavorare sempre vicino al regime di giri ottimale, piazzato intorno ai 5500 giri/min.

Quello che inizialmente convince poco è la seduta in sella. Con le sospensioni così rigide, mi sento un po’ “sopra”, piuttosto che “dentro” lo scooter. La dico tutta? Al primo contatto non mi è piaciuto. Mi sono sentito scomodo, in una posizione atipica, che non mi dava il relax che mi sarei aspettato da un mezzo destinato all’uso quotidiano.

Parcheggio a casa, e lascio scorrere la giornata. Anche troppo: si è fatto tardi per andare in palestra, ora mi tocca correre. Butto la borsa in mezzo alle gambe e parto, affrontando in maniera aggressiva i 10 km che separano casa dalla palestra.

Quando arrivo, spengo il motore, metto il cavalletto e guardo in silenzio l’AK 550 che mi bippa per segnalare lo spegnimento del quadro. Mi sono divertito come un bambino alle giostre!

Più tardi, al ritorno a casa, lo lascerò scorrere di nuovo fra le curve, farò frullare ancora il motore, e capirò la vera natura di questo mezzo supersportivo creato dalla Kymco appositamente per entrare nel segmento dei maxiscooter ad alte prestazioni.
Lo voglio!

 

Il motore dell’AK 550 è un bicilindrico DOHC. Da notare la trasmissione primaria a cinghia, che non necessita di manutenzione, e la frizione nel blocco motore

Uno sportivo (quasi) senza compromessi
Inizialmente c’era solo il T-Max della Yamaha, nato 500 e cresciuto a quota 530 cc. Poi sono arrivati il Gilera/Aprilia 800 e il BMW C 600 Sport. Nessuno però fino a oggi è riuscito a scalfire il predominio commerciale del T-Max. Ora arriva questo AK 550, dichiaratamente molto vicino al concorrente giapponese, ma dal motore che forse accentua ancora il carattere sportivo.

20 cc in più, per una potenza che lievita a 51 cavalli, 6 in più rispetto al T-Max. Quello che cambia è però la disposizione del motore a girare alto, perché il regime di potenza massima sull’AK 550 sale a 7500, contro i 6750 giri del concorrente. E pure la coppia, dai 5250 del modello Yamaha sale a 5750 giri; ma scende in valore assoluto, calando da 53 a 51,5 Nm.

Dunque l’AK 550 è più potente, ma ha meno coppia del concorrente, e per andare deve girare alto. Proprio ciò a cui pensa il variatore di serie, che non appena si parte lo manda subito su di giri.

Uno scooter supersportivo quasi senza compromessi. Quasi, perché le cose comode che servono le ha. C’è ad esempio un vano sottosella ampio, nel quale entrano un casco integrale e un casco jet. Due vani nel retroscudo, uno dotato anche di presa elettrica per ricaricare/alimentare lo smartphone. E non mancano le manopole riscaldabili.

Un’altra bella sorpresa arriva dal Sistema Nodoo integrato con la strumentazione. In pratica un’interfaccia con il proprio smartphone, che consente di portare a video una serie di info, compreso il navigatore. E per chi proprio non riesce a stare lontano dalle sue connessioni, sul display centrale si possono leggere Email e messaggi Whatsapp, le notifiche e i brani musicali che si stanno ascoltando nel casco attraverso Spotify. Il tutto comandando le letture con il pollice. Ma il display consente di leggere e scorrere le informazioni solo a veicolo fermo. E meno male!

Per il resto, bello il sistema della finta chiave al centro del manubrio, dalla quale si comanda l’accensione e lo spegnimento del quadro, l’apertura della sella, che inaspettatamente si alza controvento, e quella del tappo di rifornimento del carburante. Oltre al bloccasterzo. Il tutto, ovviamente, se si tiene la chiave elettronica in tasca o nel portaoggetti anteriore destro. Non nel sottosella, perché si rischia che l’antenna non la veda e in tal caso… vi servirà un’altra chiave.

Sul blocchetto di destra, i comandi per scorrere le visualizzazioni sul quadrante centrale, sul blocchetto di sinistra, il comando delle manopole riscaldate

In sella: ottimizzato per le medie stature
In sella, come detto, si siede in una posizione un po’ inusuale per uno scooter, un po’ alta. Una posizione idonea però per gestire al meglio la guida sportiva, e sulla quale si può in parte intervenire alzando o abbassando lo schienalino del pilota.

Qualche problema per chi ha le gambe molto lunghe: nelle manovre a bassa velocità il manubrio urta le ginocchia del guidatore, costringendolo ad aprire o a chiudere la gamba interna alla svolta per fare spazio al manubrio. Decisamente l’ergonomia è stata studiata per un pilota di corporatura più minuta del sottoscritto. Fortunatamente dopo poco il movimento viene spontaneo.

Il passeggero siede in posizione comodissima, e non soffre neanche troppo il rumore, visto che questo è più forte (e gasante) nella zona anteriore, dove evidentemente si sente anche l’aspirazione.

Utile il parabrezza regolabile su due posizioni, che io ho tenuto sempre nella posizione più bassa. Peccato che se si dovesse aver bisogno di sollevarlo, come può succedere nel caso in cui si incappi in un temporale, bisogna provvedere con una chiave a brugola allo smontaggio. Ma su un mezzo sportivo questo conta? No!

Finché si va piano è uno scooter, poi…
E veniamo alla guida. Finché si va a un ritmo da passeggio, l’AK 550 sembra un normale scooter, un po’ rigido di sospensioni. Il bello viene quando si inizia a farlo scorrere. Quando si disegnano le traiettorie con linee decise e tese. Quando lo si mette dentro le curve ampie tenendo il gas poggiato. In questa situazione, si scoprono una stabilità e una precisione granitiche, che invitano a tenere in tiro il motore, che dal canto suo ripaga con un suono deciso.

Funzionano benissimo i freni Brembo, che sono sul livello di una maximoto sportiva, e che bene si accordano con una forcella in grado di dare il giusto “sostegno”.

E così il ritmo può salire, perché dopo aver poggiato l’AK 550 nei curvoni, si prova a frenare forte e a voltare decisi nelle curve più strette. Scoprendo che lui può farlo. Anche in due, con il passeggero che si sente comunque rassicurato dalla sella ampia e dai due maniglioni posteriori.

Si finisce per andare a un passo degno di una maximoto sportiva, come mi è successo più volte, lasciando di stucco i poveri motociclisti incontrati per strada.

C’è un limite? Più che un limite una caratteristica di questo scooter che va accettata: una certa inerzia direzionale. Sarà il peso? Saranno le quote ciclistiche? Sarà – come credo – una precisa scelta progettuale per dargli stabilità sul veloce? Di certo non è agilissimo nei cambi repentini di direzione, che vanno gestiti con una guida molto decisa. Per contro, lui non ripaga mai con violente sbacchettate o con perdite d’aderenza dell’anteriore. Insomma, vuole una mano decisa, in cambio va.

Per quanto riguarda la guida sul bagnato, sfortunatamente ho potuto provare a lungo l’AK in queste condizioni. Perché ogni volta che sono uscito per girare il video della prova ho preso temporali monsonici. Infatti il video non c’è. Però, a parte spendere una fortuna ai lavaggi self service, ho potuto appurare che lo scooter va bene anche sul bagnato, nonostante manchi di traction control. C’è la doppia mappatura della centralina, con la posizione wet, ma francamente non sono riuscito a sentire la differenza fra le due modalità.

Funziona bene l’impianto d’illuminazione full LED. Il gruppo ottico posteriore è sempre ben visibile, mentre il doppio faro anteriore di notte regala una visione perfetta della strada. E di giorno non mancano le luci diurne automaticamente accese. Un accessorio che migliora di molto la visibilità del veicolo su strada, a tutto vantaggio della sicurezza.

Infine i consumi: nonostante abbia guidato quasi sempre come un deficiente al parco giochi, alla fine ho raggiunto sempre i 21 km/l, come promesso dalla casa. Niente male!

 

 

 

 

230 kg non sono pochi, ma grazie all’equilibrio generale in marcia non si sentono

 

Particolare l’apertura “controvento” della sella

 

 

 

Il forcellone posteriore con la trasmissione a cinghia e l’ammortizzatore in evidenza

 

Il sistema frenante posteriore, con la sonda per l’ABS Bosch a due vie

 

Il sistema frenante anteriore, con il doppio disco da 270 mm e le pinze Brembo a 4 pistoncini

 

I portaoggetti anteriori, spaziosi, ma privi di serratura. A sinistra c’è anche la presa elettrica

 

Il telaio in alluminio, con il motore centrale