Benzina: OK lo sconto, ma serve riduzione tasse

Il Governo ha varato uno sconto temporaneo di 25 centesimi sul prezzo della benzina (30,5 considerando l’IVA). Dai 2,184 euro al litro odierni, si tornerà sotto la quota psicologica dei 2 euro al litro. Ma per quanto? Molti elementi fanno pensare che entro un mese serviranno altri interventi più coraggiosi

Il Governo ha tagliato l’accisa sui carburanti di 25 centesimi (30,5 considerando l’IVA) per i prossimi 30 giorni a partire dal 22 marzo. La misura arriva per calmierare il costo di benzina e gasolio, salito alle stelle negli ultimi tempi per effetto (sembra) della guerra in Ucraina. L’entrata in vigore sarà immediata, con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale.

Una mossa importante quella del Governo, che supera in coraggio quella simile della Francia, che ha ridotto le imposte fisse sui carburanti di una cifra inferiore (15 centesimi). I rialzi improvvisi in concomitanza con l’inizio della guerra sembrerebbero tuttavia “una gigantesca speculazione”. Così l’ha definita più di una volta il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani; con la Procura di Roma che ha avviato un’indagine a riguardo; mentre l’Antitrust ha chiesto chiarimenti alle compagnie petrolifere.
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Un problema che viene da lontano

Salvatore Carollo, analista e trader nel settore petrolifero, in un articolo su Staffetta Quotidiana fa notare come il prezzo del petrolio sia in ascesa ormai da tempo. E dopo la fiammata a 130 dollari al barile dei primi giorni di guerra, siamo tornati rapidamente ai 103 dollari della quotazione media nei giorni precedenti il conflitto.

E allora il problema per lui sembra essere differente. E tira in ballo il passaggio alle propulsioni alternative, e il disimpegno annunciato dal settore petrolifero. Cosa che sta già riducendo da tempo gli investimenti nell’estrazione del petrolio e in tutta la catena che porta il prodotto finito ai distributori sulle nostre strade. Anche il numero delle raffinerie in Italia si sta riducendo, come pure è in calo la capacità produttiva di quelle che rimangono in funzione.

La tendenza all’aumento degli ultimi due anni sarebbe originata dunque proprio da questa carenza di prodotto. E allora diviene difficile immaginare un ritorno del barile a quotazioni più basse, con conseguente riduzione del prezzo alla pompa (oggi ufficialmente a quota media 2.184,58 euro al litro per la benzina).
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Grafico quotazioni Brent
5 anni di andamento delle quotazioni del petrolio (Brent). Dai 20 dollari dell’aprile 2020 la salita è continua

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Troppe tasse sulla benzina

Il carico fiscale su un litro di benzina da noi ammonta al 55% del prezzo pagato alla pompa. Quindi, a fronte di un prezzo alla pompa di 1,953 euro/litro – l’esempio è evidentemente stato studiato qualche tempo fa -, il prezzo industriale (estrazione, raffinazione e trasporto) sarebbe pari a 0,882 euro/litro, contro un prelievo fiscale (accisa+IVA) pari a 1,080 euro/litro. Il margine lordo per le compagnie petrolifere sarebbe pari a 0,045 euro/litro.

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Schema componenti costo benzina
Uno schema preso dal sito dell’Unem (Unione Energie per la Mobilità) che illustra bene le voci che compongono il prezzo della benzina

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Quante volte avete sentito o letto in questi giorni, che su un litro di benzina paghiamo ancora accise per eventi che risalgono a decenni fa, partendo dalla Guerra d’Abissinia? Sul prezzo della benzina gravavano – è vero – ben 19 accise. Che però, già dal 1995 (27 anni fa) sono state accorpate in un’unica voce, che probabilmente rappresenta un’altra cosa: una carbon tax.

L’orientamento diffuso è di tenere alta la tassazione sui carburanti per disincentivarne l’uso e spingere a una mobilità meno inquinante. E allora ecco una tassa sull’inquinamento prodotto, una carbon tax, che come vedete c’è un po’ in tutti i paesi.

Dunque la nostra tassazione è molto alta, ma non siamo un caso isolato in Europa. Nella classifica del carico fiscale sulla benzina, l’Italia è al terzo posto, dietro Olanda e Finlandia. E, alla data del 14 febbraio, non eravamo quelli con la benzina più cara. Record che spetta invece all’Olanda, a quota 2,204 euro, davanti a Finlandia (2,203 euro) e Germania (2,184). L’Italia è quarta (2,175), in compagnia di numerosi altri paesi.
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Ma non manca la tassa sulla tassa!

Insomma, quando diciamo che stiamo pagando ancora la guerra dell’Abissinia fatta da Mussolini, in realtà non diciamo la verità. In realtà stiamo pagando una tassa (pesante) che serve a spingerci verso una mobilità più ecologica. E che dovrebbe servire anche a riparare i danni del nostro inquinamento. Una tassa sulla quale purtroppo grava l’IVA, vale a dire una tassa su una tassa! E questo non è affatto etico.

Ecco perché la benzina costa cara e c’è poco interesse da parte del mondo politico a renderla più economica. Piuttosto si fanno interventi correttivi quando il prezzo sale troppo; perché si tratta di una condizione che a cascata fa crescere tanti altri prezzi (spirale inflattiva) e che costa troppo alle famiglie. Ma non aspettiamoci i prezzi incredibilmente bassi di quei paesi – Russia in testa, dove costa 39 centesimi al litro – che evidentemente si preoccupano poco o diversamente dell’inquinamento dell’aria.

Ora godiamoci questi 30,5 centesimi di sconto per il prossimo mese. Poi vediamo come si muoverà il Governo per sterilizzare gli aumenti che – si teme – proseguiranno
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