Motopaure

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    • #21428
      cla_lo
      Partecipante

      Ho già rievocato in un’altra discussione l’episodio che mi ha portato a vendere la moto tanti anni fa. In sintesi: sono arrivato subito dopo un incidente sull’autostrada nel quale il pilota alla guida di una Kawasaki 750 ha perso un braccio nell’urto con il guardrail e li ho visti entrambi sull’asfalto. Risultato: la mia Guzzi Falcone ha cambiato proprietario. Dopo un paio d’anni sono tornato alla moto, ma la paura si era ormai installata nel cervello. Nulla di drammatico, però mi accompagna sempre quando guido. Non credo di essere l’unico anche perchè le paure andando in moto possono essere tante. Per esempio c’è quella di piegare troppo o quella di scontrarsi con un animale che attraversa la strada. La domanda è: fanno male le paure oppure sono un necessario smorzamento delle pulsioni corsaiole che hanno tutti i motociclisti?

    • #21429
      Mastic
      Amministratore del forum

      Discorso strano quello della paura. Ci sono persone che reagiscono come te, e hanno sempre la coscienza del rischio ben presente. E, soprattutto, sentono l’influenza di eventi esterni che li condizionano.
      Poi ci sono persone come me, che hanno preso una decisione razionalmente, o anche irrazionalmente 🙄, e vanno avanti senza farsi perturbare da stimoli esterni, come il vedere un incidente grave.
      Non so perché siamo così diversi. Sarebbe interessante se qualcuno ce lo spiegasse.

      Grazie, bel contributo il tuo

    • #21430
      sec
      Partecipante

      Siamo diversi perche’… siamo diversi!
      E’ pure bello cosi’, c’e’ piu’ gusto a confrontarsi.

      Quando si parla di paura, mi tornano sempre a mente le parole di Falcone: “Chi non ha paura non e’ coraggioso, e’ incosciente. E’ chi ha paura e decide di combatterla che e’ coraggioso”. Sto andando a braccio, la citazione potrebbe non essere esattissima… ma il senso era quello. Quindi, CAPO: tu sei incosciente! 😀
      Ovvio che Falcone parlava di cose ben piu’ serie, ma in fondo e’ un concetto quasi universale. Poi, alle moto si adatta particolarmente bene, in fondo anche tanti professionisti del manubrio hanno un rapporto molto dinamico con la paura. La riconoscono, insomma, o comunque entra a far parte della loro equazione. Ci si convive.
      Anche io sono stato testimone oculare di un incidente come quello descritto da Claudio. Autostrada, stessa dinamica contro un guard rail, sul tratto preponderantemente rettilineo della Firenze-Roma… temo un po’ piu’ crudo di quello di Claudio.
      Non credo mi abbia lasciato molte tracce: piu’ che quello che e’ successo, mi spaventa sempre di piu’ quello che POTREBBE succedere. Ma sono cose che ho sotto controllo, difficile che mi lascio condizionare. Infatti, direi che piu’ che paure in se io soffra di paure “preventive”. Tutti i pensieri che ti girano in testa PRIMA di mettere le chiavi nel blocchetto. Inserite le chiavi va tutto via. Non perche’ me ne dimentico… riesco a non pensarci, ecco. Tolte le chiavi dal blocchetto, pero’, talvolta ho “paure consuntive”. Ovvero ripensi ad una particolare situazione o manovra e ti dici “caspita che *oglione, quella me la potevo risparmiare”. Oppure “pensa se quell’ auto avesse svoltato un secondo prima”. Ecco, cose cosi’. Pensieri inutili, ovvio, ma quella tendenza ce l’ ho.
      Del resto… mi sono fatto piu’ male in bici che in moto. Ed i segni piu’ importanti sul mio corpo, cose anche (moderatamente) limitanti, sono piu’ che altro derivati dal basket, che NON e’ in teoria uno sport pericoloso.
      Insomma… siamo in balia del destino. O del caso, fate voi. L’ importante e’ solo assecondarlo manipolandolo un po’, ovvero non si deve mai spegnere del tutto il cervello. Anche nei momenti in cui ci si concede un minimo di “sana incoscienza”. Ho detto “minimo”, eh! 😀

    • #21432
      cla_lo
      Partecipante

      Sono d’accordo Sec: mai spegnere il cervello anche nei momenti di “sana incoscienza” che capitano a tutti.
      Sulla diversità credo che si tratti in gran parte di esperienza e padronanza della tecnica. Riccardo scrive che lui non è influenzato da eventi esterni. Secondo me ha una tale competenza e capacità che la sua mente funziona come un computer e lo porta automaticamente a fare le azioni giuste per non arrivare all’incidente. Io, che non ho le sue qualità, più che da eventi esterni (solo nel periodo in cui vidi quel braccio sull’asfalto è successo) sono frenato dalla paura che possa capitarmi qualcosa. E non è sempre un bene. Per esempio in curva tendo a non piegare troppo. E sbaglio

      • #21433
        sec
        Partecipante

        Beh… magari poi Mastic ti risponde sui punti su cui l’ hai chiamato in causa. Ovvio che tecnica di guida, padronanza e – aggiungo – pure lo stato del mezzo meccanico giocano un ruolo fondamentale.
        Il punto e’ che se la paura diventa condizionante allora pure il livello tecnico non risolve molto.
        Non ho nessuna “qualifica” per darti consigli, mi limito quindi a darti semplicemente la mia opinione.
        E’ importante, importantissimo, che non ti fai condizionare da nessuno. ‘sta faccenda della piega e’ la … PIAGA ( 😀 ) del motociclismo stradale. Una fissazione che ha rovinato il gusto di guidare ad intere generazioni e non ha neanche nulla a che fare con la qualita’ della tecnica di guida, e’ proprio un campo di battaglia per strali di testosterone lanciati come fulmini in una tormenta 😀 .
        La piega deve venire da se, a seconda del proprio mezzo e del ritmo a cui ci si sente a proprio agio ed in maniere dipendente dalla strada/curva che si sta percorrendo. Non si piega piu’ o meno, si piega “il giusto”. Non te ne fare un problema, secondo me sbagli a prescindere a considerarlo tale.
        Si parla di paure. La moto e’ pericolosa e qui non ci piove. Non dipende dalle capacita’, lo sappiamo tutti che fior di manette ci hanno lasciato la pelle, sopratutto per strada. Alcuni anche tra di noi. Non si possono eliminare tutti i rischi ma proprio perche’ sappiamo che e’ pericoloso dobbiamo fare il possibile per eliminare le paturnie dalla testa ed andare quanto piu’ “spensierati” possibile. Spensierati non significa necessariamente “piano” o “incoscientemente veloce”. Bisogna andare “giusti” al ritmo che ci aiuta a divertirci, stando concentrati e tenendo tutto sotto controllo.
        Spesso si confonde la paura della piega con la paura della velocita’. Se non ci si vuole spingere oltre una certa velocita’, automaticamente si piega di meno. E’ questione di fisica: se pieghi da fermo, cadi. L’ equilibrio in piega e’ un delicato equilibrio tra forze dinamiche che RICHIEDONO una certa velocita’, maggiore quanto maggiore e’ la piega (che poi e’ il contrario: e’ la piega ad essere maggiore in caso di velocita’ maggiore). E ancora: non e’ sempre questione di paura della velocita’. Anche questo e’ un gioco complesso tra rischi, scelte etiche e codice della strada.
        Insomma: vai tranquillo, fottitene e divertiti. Il discorso piega e’ da malati, un falso mito.
        Non dimenticare una cosa importante: non hai una moto da pieghe, e sopratutto non hai le ruote da pieghe. Io adoro le moto come la tua… per fare le cose adatte alle loro caratteristiche. Per una guida ispirata ci vogliono moto sportive. Basse, corte e leggere. Con le ruote da 17 e pneumatici sportivi.

        • #21435
          cla_lo
          Partecipante

          Grazie delle spiegazioni e dei consigli Sec

    • #21434
      Mastic
      Amministratore del forum

      Dite un sacco di cose interessanti.
      Dunque, io ho le paure preventive e i rimorsi post uscita. A volte le paure preventive mi fanno soffrire. Perché mi instillano dubbi. Poi, da sempre, quando salgo in moto, mi sento tranquillo. A volte sento il peso di certe responsabilità: la persona seduta dietro, qualcuno dei miei che sta per fare la stessa strada che faccio io, la paura di far arrivare una brutta notizia a casa. Mi occupo di sicurezza stradale da una vita, ne ho viste e sentite troppe. Un amico poliziotto mi ha detto che è tremendo imboccare il viottolo di un villino alle 6 di mattina e vedere che in casa si barricano dentro perché non vogliono sentire la cattiva notizia.
      Questa è la parte razionale. Poi, la moto agisce in un modo che mi è risultato difficile negli anni controllare. Per troppi anni non l’ho proprio controllato. Ho anche smesso di andare in moto per qualche anno. Solo pista. Perché non riuscivo a non fare il TT ogni volta che uscivo. Poi stavo male quando in strada incontravo gli altri motociclisti sui passi di montagna, e io stavo in macchina.
      Oggi ho raggiunto un equilibrio soddisfacente. So che se guido del mio, che per molti è troppo veloce, ma per me è quello che mi viene, sono concentrato il giusto, mi diverto, ho tutto sotto controllo e meno probabilità d’incidenti.
      Era tanto che non uscivo. E sabato scorso sono andato ad Altino da Lukethebike dalla mattina alla sera. Giada era un po’ preoccupata quando sono uscito la mattina presto. Ho risposto, tranquilla, viaggio da solo, vado del ritmo mio. Rapido e indolore. Come sono andato? Boh, chiedetelo a Micheleaputenza, che ha fatto un bel po’ di strada con me. Direi sciolto. Poi, per dirla alla Claudio, ho visto che ho anche chiuso la gomma posteriore regolarmente, quindi un po’ d’inclinazione in curva devo averla presa.

      Sec, dici che sono inutili le paure che hai? Tutt’altro secondo me, Sono utili perché ti fanno ragionare, ti accendono la testa in quella spirale virtuosa che ti insegna a riconoscere e prevenire le situazioni di pericolo. Quella che ti dà coscienza di ciò che stai facendo.

      Claudio, sono tanto bravo (quanta fiducia… troppa!) da non mettermi nei pasticci? No no no. Tutt’altro. Diciamo che li fiuto spesso da lontano e che sono abituato a gestire gli imprevisti. Ma io rischio eccome.
      Il discorso è proprio diverso: io ho deciso di andare in moto, ho ragionato per anni sul come andarci, ci sono andato in tutti i modi e oggi sono arrivato alla determinazione di andarci così come ci vado.
      Dopo anni che ci penso, dopo aver preso una decisione, basta pensarci ancora. Che io possa perdere un braccio come il tizio che hai incontrato tu, lo so benissimo. Vederlo è solo un’immagine sgradevole di un qualcosa che so.
      Quando correvo, l’ho raccontata mille volte, al Mugello ho visto una pilota immobile a centro pista con arti e testa in posizione innaturale. Le sono passato vicino a bassa velocità, e ho capito che era un guaio grosso (oggi sta bene). Però quello era l’ultimo turno di prove ufficiali, io ero nel giro di lancio per fare il tempo per lo schieramento e non potevo fermarmi a pensare. Il giro dopo ho fatto il tempo a mente sgombra. Facendo un giro come i tanti che avevo già fatto. Ecco, tutto ciò, e le differenze con moltissime altre persone che invece reagiscono come Claudio, mi incuriosiscono.

    • #21436
      cla_lo
      Partecipante

      Mi ricordo di quando non c’era l’obbligo del casco ed era normale farne a meno. L’ultima caduta dalla moto mi è capitata proprio in quel periodo (e prima del braccio…). Poteva finire male, ma non è che dal giorno dopo ho sempre usato il casco. Mi ricordo che da ragazzino vedevo i tecnici che facevano assistenza per gli ascensori ritrovarsi sotto casa mia prima di iniziare i loro giri. Avevano in dotazione delle moto bianche (Motom? boh) con cassetta degli attrezzi fissata dietro. Tutti senza casco ovviamente. Le idee di sicurezza e di paura erano diverse all’epoca. Parlo degli anni ’60, ma se risaliamo indietro nel tempo con le famiglie intere in Lambretta le cose peggiorano ancora. E’ tutto relativo. Il rischio si accetta, la paura si adegua con fatalismo anche al livello di consapevolezza e alle alternative a disposizione. Comunque penso che la reazione di Riccardo rispetto agli eventi esterni sia quella giusta: restare concentrati sulla propria strada e sulla propria moto

    • #21494
      kitcarson
      Partecipante

      In fondo siamo solo primati bravi a manipolare la natura per costruire oggetti.
      Ma gli oggetti che costruiamo hanno senso solo se producono significato.
      Significato terribile quando producono devastazione e morte.
      Significato sublime quando ci aiutano a esprimere ciò che sentiamo.
      Da buon babyboomers, ho sempre vissuto la motocicletta
      come oggetto per esprimere divergenza.
      Lo scopo non è mai stato il viaggio .
      Per viaggiare e capire a me serve la lentezza dei piedi.
      La divergenza significa andare da un’altra parte.
      Appena più veloce , con rumore, selvaticamente diverso, e probabilmente scorretto.
      E’ il rifiuto, adolescenziale credo, del quotidiano che bene o male ci viene imposto
      o che ci autoimponiamo un giorno dopo l’altro.
      E’ andare altrove, e l’altrove non è alla fine del viaggio , ma è racchiuso nell’atto.
      E andare altrove mette sempre timore perché (d’accordo con Sec) il caso è l’ultimo giudice.

      E allora si continua ad andare che, a stare fermi, è come avere un dito nel culo.

      goodbytes rt

    • #21495
      cla_lo
      Partecipante

      La motocicletta come ribellione e divergenza ad uno stile di vita codificato? Con diverse gradazioni credo sia presente in tanti motociclisti. Forse è questo che fa accettare il rischio

    • #21496
      kitcarson
      Partecipante

      un archetipo del babyboomer

      “Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
      Per andare dove, amico?
      Non lo so, ma dobbiamo andare.”

      J.Kerouac

    • #21497
      Mastic
      Amministratore del forum

      Siete differenti. Claudio razionalizza, Kit, che se ricordo bene non ha comunque la velocità fra le sue priorità, parla di emozioni e di gioia di vivere.
      Sbaglio?

    • #21498
      cla_lo
      Partecipante

      Per me la motocicletta è soprattutto un’emozione, ma forse non la stessa di Kit

      • #21499
        Mastic
        Amministratore del forum

        Stiamo andando un po’ fuori tema, ma direi che dietro quello che facciamo ci sono spesso motivazioni differenti. Credo che a volte arriviamo a fare la stessa cosa con molle che ci spingono diverse. E allora la moto è una fuga per qualcuno, un’autorealizzazione per qualcun altro; un simbolo fallico per qualcuno e una vendetta sui genitori che non ce l’hanno fatta manco vedere da lontano quando eravamo piccoli per qualcun altro.
        Impossibile dire che i motociclisti vanno tutti in moto allo stesso modo e con le stesse motivazioni.
        Io ho capito a malapena perché ci vado io.

    • #21500
      kitcarson
      Partecipante

      fuoritema as usual 🙂

      Mastic ricordi bene. Il mio è sempre stato un blues o uno swing lento tra le curve
      appena più veloce dell’andare a piedi.
      Adesso la mia presenza non è più fondamentale (almeno dal mio punto
      di vista) per i miei cari. Magari la paura è quella di arrivare ogni tanto
      al bar dopo tanto tempo e scoprire che qualcuno non ci passerà più.
      Ma è sempre meglio andare che morire lentamente davanti a un monitor.
      Se sto troppo chiuso annuso inevitabilmente il mio tanfo di vecchio.
      Ed è il mio tanfo di vecchio che mi fa una gran paura!

      goodbytes rt

      • #21501
        cla_lo
        Partecipante

        “Il mio è sempre stato un blues o uno swing lento tra le curve
        appena più veloce dell’andare a piedi.”
        Kit mi sta simpatico e mi piacerebbe raggiungerlo in quel bar e da lì andare a spasso per le stradine secondarie.
        Così passerebbe anche la paura delle pieghe e della velocità. Ho dovuto domandarmi più volte perchè vado in moto per rispondere a chi (una donna) mi invitava a smettere. In quella definizione dell’andare in moto di Kit c’è già una risposta

      • #21505
        Fuzz
        Partecipante

        Kit…vecchia carogna 🙂 che piacere rileggerti, come stai?
        Per quanto riguarda le paure, le ho tutte…ma una volta chiusa la visiera, rimangono tagliate fuori.
        E’ sempre stato così, sia quando si usciva per “darsele” fra di noi e con chi trovavamo per strada, oppure le giornate in pista…quando la paura ti accompagnava fino alla fine della corsia dei box.
        Poi, per fortuna si cresce e certe cose si mettono da parte, adesso si esce per godersi la giornata e la compagnia, godendosi un buon ritmo e magari cercando di esagerare sempre di meno…anche perché, ne abbiamo viste troppe.

        forse sono andato fuori tema, ma ormai l’ho scritto 🙂

    • #21502
      kitcarson
      Partecipante

      🙂

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