Moto e motociclista: come si forma una coppia

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    • #21755
      cla_lo
      Partecipante

      Parlando con un amico mi sono trovato a fare una dichiarazione d’amore per la mia motocicletta (Africa twin 1100 dct). Non mi era mai capitato prima di dirlo chiaramente anche se ho sempre avvertito un sentimento particolare per le moto che ho scelto. Evidentemente la tarda maturità ammorbidisce le resistenze psicologiche. Consapevole di questa nuova capacità di esprimermi mi sono domandato se la scelta di una moto sia un prodotto della razionalità oppure della passionalità. La risposta è che la passionalità viene prima e trova la mediazione della razionalità in un momento successivo.
      Detto in maniera diretta: dal 1987 a me piacciono solo le enduro. Non so andare in fuoristrada, l’ho fatto pochissimo, non mi piace la polvere e ho paura di cadere e rovinare la moto e me stesso. Però da allora scelgo solo enduro e non potrei mai pensare di averne di diverse (stradali o sportive). Perchè? Nel 1987 mi diedi una motivazione razionale: Roma è piena di buche, uso la moto tutti i giorni, ce ne vuole una che mi salvi da qualsiasi insidia. Fu così che, leggendo la prova della Kawasaki KLR 650, su Motociclismo sentii che quella era la moto per me. Fu un grande amore, ma la moto mi tradì con un grave difetto di progettazione che si manifestò a garanzia scaduta e distrusse il motore.
      Passai alla Honda (mai nessun tradimento) con una serie di Transalp che si è interrotta solo nel 2017 quando ho scoperto la AT col dct. Mi ricordo che la sensazione più forte della Klr 650 era quella della padronanza della strada specie se sconnessa. Solo con la AT ho ritrovato quella sensazione. Purtroppo con tanti kg in più e meno incoscienza di trent’anni fa. Resta la preferenza che, ormai, non ha nulla di razionale per quel tipo di moto.
      Di qui la mia domanda: cosa spinge verso una moto o l’altra? Cosa cerchiamo in una moto?

    • #21757
      Mirco Marzotto
      Partecipante

      Cosa cerchiamo in una moto?

      Ti sei già dato la risposta, che è peraltro anche la mia riflessione. Prima l’emozione, nel senso che la moto deve piacere (inteso come fare colpo) e poi la razionalità (mi servirà sul pavè o sulle strade dissestate). Sono amori che nascono e magari dopo un po’ finiscono per colpa di qualche tradimento o per … 🙂

    • #21765
      Mastic
      Amministratore del forum

      Ci sono livelli differenti.
      La razionalità prevale quando dobbiamo scegliere un veicolo con il quale muoverci per gli spostamenti quotidiani
      Le emozioni prevalgono quando dobbiamo scegliere il mezzo da usare per evadere

      Se possiamo permetterci un solo veicolo, mettiamo insieme razionalità ed emozioni, e compreremo una motoscooter che non andrà bene per andare al lavoro e ci farà passare le voglia di uscirci nel fine settimana.

      Scherzi a parte, credo di aver sintetizzato come funziona la testa mia.

      Rimaniamo allora al mezzo per evadere. La scelgo in funzione delle emozioni che mi comunica guardandola e di quelle che mi fa pregustare. Inizio a immaginare l’effetto che mi farà guidarla. Accenderla! Perché l’avviamento della moto deve essere un qualcosa che ti dà un brivido ogni volta, perché ti piace sentire la sua voce. Rimetterla nel box dopo il giro, quando è calda e manda su odore di moto calda. E guardarsela prima di spegnere la luce e chiudere la porta.

      La mia moto mi smuove tutte queste cose. Altre moto sono bellissime, vanno benissimo, ma quando le ho avute in uso le ho riposte nel box alla sera distrattamente, senza un ultimo sguardo prima di domattina o della settimana prossima. E ho capito che non facevano per me.

      P.S. Claudio, hai sempre delle belle idee per i tuoi post! Sarà perché ti poni tu stesso delle domande?

    • #21766
      lukethebike
      Moderatore

      In effetti ho sempre avuto almeno 2 moto.
      Una razionale, per lo più scooter.
      Una passionale che nel tempo però si addolcita per venire incontro alle diminuite capacità fisiche.
      Dalle Enduro 2 tempi, alle sportive e per arrivare alle Sport Touring.

      Con ADV750 faccio entrambi.

      Quindi posso dire che la passione pura della gioventù ha lasciato gradatamente il posto un poco alla razionalità.
      Quindi la moto per piacere, ma che riesco a starci comodo.

    • #21768
      cla_lo
      Partecipante

      Mastic scrive: “La scelgo in funzione delle emozioni che mi comunica guardandola e di quelle che mi fa pregustare. Inizio a immaginare l’effetto che mi farà guidarla. Accenderla! Perché l’avviamento della moto deve essere un qualcosa che ti dà un brivido ogni volta, perché ti piace sentire la sua voce. Rimetterla nel box dopo il giro, quando è calda e manda su odore di moto calda. E guardarsela prima di spegnere la luce e chiudere la porta”.
      Credo che meglio non si potrebbe descrivere la passione e l’amore che può suscitare un mezzo a due ruote. Eh sì Riccardo i temi che propongo nascono dalle mie riflessioni. Dopo tanti anni si cerca di capire meglio il perchè delle proprie scelte. Ormai non uso più la moto come mezzo di trasporto e così posso isolare la parte giocosa e passionale. In un caso mi sono reso conto di considerare la mia AT quasi come fosse dotata di una sua propria intelligenza. In fuoristrada mi sono trovato in difficoltà e mi sono detto che io non ero sicuro di farcela a non cadere, ma lei sì che sapeva come fare. Così ho lasciato un filo di gas, leggero sul manubrio e alzato sulle pedane sono arrivato in fondo alla discesa di sassi senza problemi.

    • #21769
      sec
      Partecipante

      ma la moto mi tradì con un grave difetto di progettazione che si manifestò a garanzia scaduta e distrusse il motore

      Acc… sei stato vittima del famigerato regolatore di tensionamento della catena di distribuzione. Mannaggia. Quella moto (fantastica) era indistruttibile… a parte per quel “piccolo particolare”.

      🙁

    • #21770
      cla_lo
      Partecipante

      Si trattava del regolatore di tensione della catena dei contralberi di bilanciamento. Quando vidi come era fatto (con il motore a pezzi) rimasi senza parole: un bullone fissato ad una piccola staffa e una molla. Si doveva allentare il dado esterno ogni 5 mila km e, secondo il libretto, ciò sarebbe bastato a mettere in tensione la molla e quindi la catena. In realtà succedeva l’inverso e svitando il dado la catena si allentava. Nel mio caso intorno ai 17 mila km la catena uscì dalla sua sede spaccando tutto quello che le era vicino. Non c’era un carter intero. La versione successiva di quel motore, la Tengai, aveva un comando ad ingranaggi e non più a catena. Ovviamente misi una croce sopra la Kawasaki

      • #21774
        Mastic
        Amministratore del forum

        Ovviamente ci sono modelli progettati male, e ce ne sono, ma il problema non è la catena di distribuzione, utilizzata sul 99% delle moto (le Ducati hanno la cinghia). Né la tipologia di tenditore: mi sembra siano sempre dei bulloni con una molla che spinge su un pattino.
        Il problema (che non conosco) di quella Kawasaki mi sembra di capire che fosse una cattiva progettazione del sistema, con dimensionamenti sbagliati. Così, a naso.

        • #21776
          cla_lo
          Partecipante

          Il grande problema del tenditore di quella catena è che la Kawasaki ammise implicitamente il difetto eliminandola sui modelli successivi, ma se ne fregò dei clienti ai quali si era rotta. Pensa che io facevo i tagliandi nell’officina della concessionaria dove l’avevo comprata eppure non ci fu nulla da fare per avere un minimo di riconoscimento che la rottura non poteva essere colpa mia. Dato che il problema era reale mi sarei aspettato anche un trafiletto su una rivista di motociclismo. Ovviamente silenzio

        • #21778
          Mastic
          Amministratore del forum

          Parliamo di un’altra epoca, ma mi colpisce il comportamento della Kawasaki, che in altre occasioni successive si è dimostrata molto attenta al cliente. Feci un’inchiesta a riguardo, ormai parecchi anni fa. Partii fra l’altro dal famigerato stop mondiale delle ZX10 per il cerchio anteriore a rischio esplosione. E scoprii che Kawasaki sostituiva gratuitamente i telai difettosi delle ER6 anche molto tempo dopo lo scadere della garanzia.
          Evidentemente dipende dai manager che gestiscono la politica della casa. All’epoca della KLR ce n’erano alcuni e successivamente ne sono arrivati altri più inclini alla soddisfazione del cliente.

    • #21771
      ezio
      Partecipante

      Cari Amici, mi riallaccio alle amabili e pungolanti riflessioni di Claudio che, seppur sembrerebbero toccare aspetti distinti (quello dell’emozionalità e quello della razionalità), racchiudono nell’insieme quell’acuta sintesi che diviene sostanza.
      Riguardo tutti i nostri “oggetti di desiderio”, il maggior momento di piacere resta il pregustarne l’uso, il pregustarne il possesso; immaginarli quali già “nostri”. Ma tutto ciò, un po’ nella natura stessa della nostra psiche, non implica necessariamente che poi, una volta nelle nostre disponibilità, il desiderio si appaghi e si plachi con il godimento del bene.
      Quando questo si realizza (e ben venga!), raccogliamo la consapevolezza di aver effettuato un’ottima scelta e ce ne compiacciamo; ma quando il nostro desiderio non trova corrispondenza con il relativo realizzarsi, lascia il posto all’ “amaro in bocca” e al subentro immediato, quasi automatico, della ragione che spinge alle impellenti riflessioni riparatorie.
      Personalmente, credo che il feeling con una moto sia essenziale, anche per poterla vivere nel modo più adeguato; e qui, mi lascio trascinare dalle mie emozioni sollecitate da tanti e tanti fattori, come quando scelgo le mie chitarre o altro ancora di prettamente più personale: prima di tutto mi lascio trasportare dalle sensazioni che l’oggetto mi trasferisce, dalle prestazioni che riesco a immaginare; da ciò che mi aspetterei da un oggetto come quello desiderato e che proprio in “quello!”, …specifico, ritrovo.
      Ciò che mi rimprovero sempre, al contempo, è l’approccio a tutto questo personale modus operandi, che accompagno – di pari passo (…a torto o a ragione?) – con una buona dose di razionalità che il più delle volte, mi rendo conto, frena e irrigidisce l’emozionalità seppur contribuisce a garantire le scelte; razionalità mai disgiunta dalla emozionalità.
      … Forse sbaglierò.

      • #21775
        Mastic
        Amministratore del forum

        La razionalità è cosa giusta. Io però, che cambio moto ogni 15 anni, 20 anni fa ho comprato una moto tutto sommato intelligente, quale l’Honda CBR1100XX. Mi è piaciuta tantissimo. Però, invecchiando, mi sono reso conto che avevo l’esigenza di una moto meno paludata. E ho comprato quella cosa inutile che si vede nella mia foto.
        Appena presa feci un articolo sulla sua inutilità. Iniziai con il dire che per avviarla non bastava spingere distrattamente sul pulsante d’avviamento, perché lei rifiutava con uno scoppietto e poi non partiva più manco a calci. Signorina di carattere eh!?!
        Poi, in movimento, fino a 4000 giri strappava, sopra era una poesia. Però mi spaventava tutte le persone di sesso femminile che riuscivo a far sedere sul sedile posteriore. Ed era obiettivamente sgradevole.
        Se fa due gocce d’acqua si può star tranquilli che finiscono tutte sui documenti nel codone. Dove non c’è altro spazio per riporre neanche una spilla.
        Per questo scrissi che era una moto totalmente inutile, e per questo l’amavo.
        E’ passato qualche anno e… l’amo ancora.
        La moto è una scelta irrazionale. Lo scooter è una scelta razionale. Almeno nella mia testa. Almeno per ora. Poi, quando diventerò grande, forse ragionerò in maniera differente

    • #21777
      cla_lo
      Partecipante

      Diciamo la verità: la razionalità andrebbe contro la motocicletta. Se proprio ci sono esigenze di spostamenti veloci nel traffico cittadino uno scooter è la risposta giusta. No, per scegliere una moto ci vuole un’attrazione che, a sua volta, è guidata da meccanismi psicologici che non saprei definire (proiezione di ciò che si vorrebbe essere? boh)

      • #21779
        Mastic
        Amministratore del forum

        Ho appena parlato con il responsabile marketing di una casa motociclistica. Fra le cose che mi ha detto, c’è questa frase: “per il motociclista la moto è un mezzo per vivere esperienze e accumulare ricordi di ore di buona vita“.
        Mi è piaciuta particolarmente 😀

        • #21788
          sec
          Partecipante

          … non per niente e’ un responsabile del marketing 😀

    • #21784
      ezio
      Partecipante

      Molto apprezzabile l’espressione di quel responsabile marketing; sono d’accordo e sono d’accordo con il mutuarla da parte di Mastic.
      E anche nella costruzione di un sogno, una moto ci sta.
      Prima di “diventare grandi”, abbiamo ancora tempo per assaporare nuove esperienze, in moto ma anche non, e fagocitare chilometri di strada da racchiudere gustosamente nel sacco in spalla dei migliori ricordi.
      E che ce volemo fa’…? Semo ragazzi !!

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